VOLTRON LEGENDARY DEFENDERS: Un Ottimo Reeboot (Recensione)

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In tutta sincerità, non saprei davvero da dove cominciare.

Perché se tutti (almeno credo) conosciamo Voltron e la storia della Voltron Force (Keith, Lance, Hunk, Pidge e Aurora, ultima arrivata che sostituisce quasi immediatamente il compianto Sven), in pochi conoscono Golion, l’originale serie giapponese che, dopo aver conquistato il cuore degli americani, sempre negli Stati Uniti diventò appunto Voltron, dopo una serie di tagli e cuci, riadattamenti nel nome dei personaggi e nella trama, nonché censure obbrobriose (come la morte di Sven che, per ragioni di partental advisory, fu tramutata in una sorta di pensione anticipata causa invalidità permanente alla vista del personaggio).

In Italia, ahimè, abbiamo ereditato Voltron, il riadattamento di Golion (perché siamo troppo puritani da dover trasmettere una serie in cui uno dei protagonisti ci lascia le penne) e solo grazie a internet si è saputo di più sull’originale trama giapponipponica.

Ho già parlato della Voltron Force, ma in chiave figonometrico-umoristica qui.

In questo articolo, invece, farò una recensione del nuovo cartone animato targato Dreamworks e che Netflix sta distribuendo sulle sue reti in America.

Questo Voltron Legendery Universe prende spunto sia dall’originario Golion sia dalla sua copia Voltron, miscelando elementi dell’uno e dell’altra trama, creando così una serie originale, distaccata e che si ispira solo parzialmente a quella buonanima degli anni ’80.

Infatti, della serie vintage, questa conserva i nomi dei personaggi (tranne Shiro, new entry e capitano della Voltron Force), il mitico robottone e i nemici (l’imperatore Zarkon, la strega Haggar e il principe Lotor).

Tuttavia, nonostante questa grande similitudine con la vecchia serie, la nuova, man mano, ne prende le distanze e crea un filone narrativo completamente autonomo e che, devo dire, non mi è dispiaciuto affatto.

La prima stagione serve sostanzialmente a presentare i personaggi: Shiro è l’eroico capitano dei paladini (così sono chiamati i piloti dei cinque leoni meccanici), considerato una leggenda alla Garrison (l’accademia dove i nostri si sono arruolati, cresciuti e allenati). Non ha memoria e ha un braccio meccanico al posto del braccio destro e, sul pianeta Althea, piloterà il leone nero, il più forte, testa e busto di Voltron; Keith, la testa calda del gruppo, abile pilota dal carattere irresponsabile (per questo allontanato dalla Garrison) e rivale di Lance, quest’ultimo il pagliaccio del team in eterna competizione con il compagno. Saranno rispettivamente i piloti del leone rosso (il più veloce, impetuoso e difficile da pilotare, braccio destro di Voltron) e del leone blu (il più “giocherellone”, gamba destra di Voltron); Hunk, il ciccione bonaccione, dal carattere fin troppo buono e impacciato, odia volare (e vomita spesso durante il volo), pilota del leone giallo (gamba sinistra di Voltron) e, infine, Pidge, il più giovane (che poi, nel corso della storia, si scoprirà essere una ragazza) e pilota del leone verde, il braccio sinistro di Voltron.

[clicca sulle immagini per ingrandirle]

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Che poi tutti i personaggi siano vestiti dello stesso colore dei leoni che piloteranno, beh, quello è solo un colpo di culo.

Prima che mi addentri nella recensione vera e propria, sono costretto ad avvisarvi che questa conterrà una serie esagerata di spoiler, perché mi è impossibile descriverla nei dettagli senza farne.

Detto questo, cominciamo.

Devo ammettere che non avevo apprezzato immediatamente la serie, non tanto per il carachter design completamente in computer grafica, quanto per la sceneggiatura e per l’aver cazzeggiato, da parte degli autori, con il nome dei protagonisti eroi. Ecco, questa cosa mi aveva fatto davvero incazzare, perché io ero (e sono) affezionato tantissimo alla vecchia serie di Voltron, dove sin dall’inizio il ruolo di capitano della squadra è affidato a Keith (mio personaggio preferito. Non so spiegarvi bene perché, ma credo per via del fatto che vesta in rosso, da sempre mio colore preferito. Anche il nero è il mio preferito, tant’è vero che vesto sempre manco stessi perennemente in lutto. Ma i personaggi negli anime a cui mi affeziono sono quasi tutti in rosso u.u ).

Qui, invece, Keith pareva essere rilegato a spalla, se non addirittura a uno tra i tanti personaggi secondari del team. Invece, con mio gran stupore, man mano che la storia si evolve, non solo emergono poco per volta le varie sfaccettature psicologiche dei cinque protagonisti, ma si scoprono interessanti sottotrame che rendono ancor più accattivamene questa serie animata.

Innanzitutto, la serie si svolge all’inizio sul pianeta Althea (dopo una brevissima parentesi sulla Terra, alla Garrison), luogo in cui i nostri atterrano con il leone Blu (che si trova sulla Terra) pilotato da Lance e dopo aver salvato Shiro; luogo, quest’ultimo, in cui dimorano all’interno dell’enorme castello dei Leoni la principessa Allura (qui in versione elfica, con le orecchie a punta, la pelle nera (ma perché?) e i capelli di colore viola tendenti al bianco. Ma PERCHÉ?!?!?!) e il suo maggiordomo Coran (che si legge Coràn, quest’ultimo la parte comica della serie). La principessa, dopo aver riconosciuto il Leone Blu, narrerà ai cinque eroi la leggenda di Voltron, mitico ed enorme robot formato da ben cinque enormi leoni meccanici i quali si trovano quasi tutti sul pianeta Althea e che devono essere “sbloccati” dai paladini che avranno il compito di pilotarli.


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Ed è questa la prima novità: i leoni non sono semplicemente macchine, ma sono dotati di una propria anima, poiché non è il paladino a scegliere il leone, ma esattamente l’opposto: è quest’ultimo a scegliere il suo paladino. E quindi, dopo essere stati abbinati ognuno al rispettivo leone, la principessa svelerà l’ulteriore curiosità: i leoni sono dotati di armi e poteri che i paladini possono sbloccare, comprese le armi dei paladini stessi (tranne Shiro, l’unico a non possedere un’arma, poiché questa è custodita da Zarkon il quale, originariamente, fu il paladino del leone nero).

Keith possiede l’arma più figa, ossia la spada, la quale sarà sbloccata durante il combattimento con Voltron contro uno dei mostri meccanici di Zarkon (esattamente: sarà solo grazie a Keith se Voltron potrà fare il culo al nemico).

Ma anche l’assemblaggio dei leoni in un unico enorme essere non è automatico come avveniva nella vecchia serie: i cinque eroi devono essere connessi mentalmente e spiritualmente tra loro e con i proprio leoni, devono divenire cioè una cosa sola e solo allora potranno formare Voltron (infatti all’inizio non ci riescono e perderanno tutta la quarta puntata nel tentare di riuscirci xD ).


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La prima serie scorre più o meno linearmente, senza particolari colpi di scena (tranne alcuni flash-back su Pidge che si scoprirà essere donna. MA PERCHÈ!?!?!?), per capitolare all’epico scontro finale tra Zarkon e Keith in cui il primo dirà al secondo: «Combatti come un Galra…» (i Galra sono la razza alinea di Zarkon contro la quale i paladini combattono), con Keith che si guadagnerà l’ammirazione del nemico.

Per quanto riguarda Zarkon, beh, questi è un villain riuscitissimo e con i controcazzi, molto più spietato rispetto al vecchio della serie storica. Impalcabile e apparentemente invincibile, questi riuscirà a mettere in seria difficoltà i paladini e Voltron in più di un’occasione, fino a quando, nel finale della seconda stagione, dopo essere stato apparentemente sconfitto, smembrerà Voltron nei cinque leoni meccanici e poi finirà in una sorta di “coma”. Ciò consentirà, nella terza stagione, di far richiamare a corte il principe Lotor, figlio di Zarkon e Haggar la strega (quest’ultima moglie di Zarkon), anch’ella una villain delineata davvero da caratteri demoniaci e malvagi.


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Zarkon, il sovrano dei Galra

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La strega Haggar

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Il Comandante Sendak, tirapiedi di Zarkon

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Il Principe Lotor

 

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Le quattro Generali di Lotor, ossia le sue quattro scagnozze


Ma i paladini non se la passano meglio, dato che Shiro sembra essere scomparso. In questo modo, quindi, Voltron è inutilizzabile in quanto non può essere formato. I nostri proveranno, a questo punto, a prendere il controllo del leone nero che si rifiuterà con tutti, tranne che con Keith (suo malgrado, poiché il giovane non accetterà mai, almeno nel corso della terza stagione, di sostituire Shiro al comando della Voltron Force); ancora, Lance si sposterà alla guida del leone rosso (poiché il suo fidato blu lo rifiuterà all’improvviso), mentre alla guida del leone blu sarà scelta la principessa Allura la quale diverrà a tutti gli effetti il quinto membro della Voltron Force (il tutto, richiamando quella che era l’originaria composizione della Voltron Force della serie storica).

Riprende così la guerra ai Galra, ma anche la ricerca di Shiro da parte dei cinque il quale viene ritrovato solo nella quarta stagione dopo una rocambolesca fuga dalla base dei Galra. Si scopre, ancora, che Keith, in realtà, è un mezzosangue, in parte umano (padre) e in parte Galra (madre). Ciò, almeno all’inizio, provocherà un odio nei suoi confronti da parte di Allura, poiché la principessa nutre un profondo rancore nei confronti degli alieni, in quanto responsabili dello sterminio degli altheani); avversione che sarà superata poco per volta, facendo riconciliare la bella principessa con il giovane paladino.

Nella terza stagione, quindi, sarà Keith il capitano della Voltron Force; capitano temporaneo, ma soprattutto capitano testa calda e fin troppo impulsivo, incapace di prendere decisioni, soprattutto quelle critiche e decisive. Insomma, Keith non ha alcuna intenzione di diventare leader del gruppo e quando Shiro viene ritrovato, il giovane mezzosangue chiederà al compagno di tornare a essere il leader della squadra, mentre lui si ritirerà per due anni dal gruppo.

In questo frangente, vengono rivelate le origini di Voltron, ne viene raccontata la storia e viene spiegato perché, soprattutto, Zarkon fu l’originario paladino del leone nero. Guerriero impavido e coraggioso, innamorato dell’altheana Haggar, Zarkon si lasciò corrompere dal potere della Quintessenza, una sorta di carburante dall’energia illimitata che ha permesso a questi di vivere oltre 10.000 anni e dalla quale trae origine il potere dei leoni e di Voltron. Non solo: grazie alla Quintessenza, Zarkon riuscì a riportare in vita Haggar la quale, una volta resuscitata, acquisì poteri sovrannaturali diventando a tutti gli effetti la strega Haggar (anche il suo gatto, dal sinistro miagolio, ottenne lo stesso privilegio).

Insomma, da buono, Zarkon divenne cattivo e marcio fino al midollo, arrivando a tradire i compagni, per poi eliminarli e disgregare la Voltron Force, facendo disperdere i leoni nei cinque angoli remoti della galassia.

La serie, le cui battaglie si svolgono prevalentemente nello spazio, con il castello dei leoni che lì vi orbita manco stessimo tutti assistendo a uno spin-off di Star Wars, prosegue fino al duello finale tra Lotor, dichiarato fuorilegge dal padre, e Zarkon; duello che vedrà trionfare il principe e morire (male) il sovrano dei Galra; ancora, mentre Keith è via con la resistenza alla quale si unirà dopo aver lasciato la squadra, Lotor tenterà un’alleanza con la Voltron Force e Allura, in quanto armato, a suo dire, di nobili intenzioni, convincendo gli eroi a costruire delle navi con la Quintessenza che permetteranno di creare un nuovo pianeta per Allura e gli altheani superstiti.

Ma è tutto un inganno, un inganno che viene smascherato da Keith (non prima che Allura e Lotor si bacino xD Con enorme gelosia di Lance, innamorato perso della giovane principessa altheana) il quale, dopo aver ritrovato sua madre e dopo aver scoperto, su un pianeta lontano, una giovane e bella altehana superstite, capisce quali sono le vere intenzioni di Lotor e fa ritorno dai compagni.

Purtroppo è troppo tardi: Lotor si è già impadronito della Quintessenza e Shiro è caduto sotto il controllo di Haggar! L’eroe nero mette KO i compagni e porta con sé Lotor per consegnarlo ad Haggar.

È a quel punto che Keith, riunendo la squadra, prende coscienza del suo ruolo di leader del team e, in sella al leone nero, parte con il resto dei compagni per salvare Shiro, riuscendoci, ma solo dopo un lungo ed epico combattimento contro il compagno (bellissimo! Uno degli apici di questa serie, commovente e ricco di azione), per poi scoprire che lo stesso, in realtà, è un clone della strega galriana  e che il vero Shiro, in realtà, è morto subito dopo essere scomparso, mentre la sua essenza si è incarnata nel leone nero; essenza che salverà Keith da morte certa e che condurrà fuori dal Wormhole (la dimensione in cui Keith e Shiro si ritrovano imprigionati) il giovane pilota del leone nero con il corpo del compagno caduto, arrivando giusto in tempo per salvare i compagni da Lotor (che ha formato, grazie alle quattro navicelle costruite con l’aiuto involontario e inconsapevole di Allura, il suo Voltron) e sfidare il principe dei Galra in un rocambolesco e tremendo scontro finale che vedrà trionfare Keith e compagni solo alla fine (dopo averle prese di santa ragione).


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La sesta serie (per adesso ultima, ma è in programma dal 30 agosto di quest’anno una settima) si conclude con la sconfitta di Lotor, l’esplosione del castello dei leoni, il ritorno in vita di Shiro grazie ad Allura (che, con le sue mani, trasferisce l’essenza del ragazzo dal leone nero al corpo mutilato del paladino) e con la decisione di Keith e compagni di tornare sulla Terra.

Io mi aspetto grandi cose dalla settima stagione: innanzitutto vorrei capire a chi sarà affidato il ruolo di leader del team (ma credo, a questo punto, che il capitano sarà Keith, in quanto consapevole delle sue nuove doti, maggiormente maturato e fottutamente in gamba. E poi Shiro non ha più il braccio destro Lol: come caxxo lo pilota il leone nero?); poi mi piacerebbe scoprire gli eventuali altri tributi alla vecchia serie (nella terza stagione di questo reeboot compare Sven, ossia una sorta di copia di Shiro mentre i nostri finiscono in una dimensione parallela dove i Galra sono i buoni e gli altheani, che qui non si sono estinti, i cattivi). Infine sono quasi del tutto certo che sia Lotor che Zarkon non sono morti (almeno il primo è sicuro) e che torneranno molto ma molto più incazzati, crudeli, forti e spietati di prima.

Le sei stagioni sono scivolate via che è una bellezza, e questo nonostante i pochi episodi filler, i quali avevano come unico scopo quello di smorzare un po’ la tensione e fa recuperare fiato allo spettatore. Inoltre, le puntate sono intrise di un umorismo davvero sottile e intelligente (a tratti Marveliano) che non guasta (alcune battute non sono comprensibili dai bambini, almeno non immediatamente e, comunque, non dai più piccini), ponendo la serie un gradino più su rispetto alle aspettative e rispetto a quello che potrebbe apparire il pubblico di riferimento.

Io l’ho trovata geniale e bellissima, superiore alla vecchia serie storica sotto molteplici aspetti: dai vari risvolti psicologici dei personaggi che si delineano poco per volta e, sempre poco per volta, vanno mutando (soprattutto Keith, da testa calda irresponsabile a leader carismatico e cazzuto, ma anche Lotor, l’uomo dalle due facce), alle tantissime interessanti e intriganti sottotrame che, nel corso delle sei stagioni, sono emerse poco per volta.

Del resto, se Netflix se l’è accaparrata una ragione ci sarà 😀

Il mio consiglio resta quello di non guardare questa serie animata attraverso lo sguardo dei quarantenni nostalgici, perché finireste per odiarla (e non sarebbe neppure giusto né obiettivo, in quanto merita davvero).

Ottimo lavoro, quindi, della Dreamworks e ottimo questo Voltron Legendary Defenders che non mi ha affatto fatto rimpiangere l’originale, se non nella sigla d’apertura (la vecchia è imbattibile!), sia nella sceneggiatura, nella regia, nelle musiche e nelle animazioni. Ben vengano altri reeboot se costruiti in modo così intelligente e accattivante (mi viene in mente l’ottimo Teenage Mutant Ninja Turtles in 3D del 2012, serie reeboot delle Tartarughe Ninja che ha avuto l’ingrato compito di sostituire quella del 2007, di per sé bellissima, e la storica, fin troppo bambinesca; compito superato alla grande).

Promossa a pieni voti e straconsigliata a tutti!


VOTO: 90/100


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Informazioni su Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 365 giorni l'anno.
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