VIDEOGIOCHI VINTAGE: Quando Nerdare era un Obbligo Morale!

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Salve a tutti (ma soprattutto a tutte)!!!

Dopo ben 4 articoli dedicati alla Figonometria, ho deciso di dirottare su qualcos’altro, qualcosa che riportasse alla mente un po’ del mio passato nerdoso in cui ero un videogame-dipendente, ma di quelli intossicati a livelli assurdi, tanto per intenderci.

Figlio del 1980, all’epoca non avevamo parecchio cose, tra cui:

  1. Smartphone. Beh, in realtà non c’erano neppure i telefoni cellulari e le prime TV erano in bianco e nero, e pure senza telecomando…
  2. Computer e internet: tecnologie assai sconosciute e tutto ciò che adesso si fa con un computer, all’epoca lo si faceva a mano o con l’ausilio di una calcolatrice. Ragion per cui, per scrivere un’accozzaglia di idiozie come questa, bisognava utilizzare una macchina da scrivere (il top della tecnologia) o, più semplicemente, carta e penna. Lo svantaggio era che per scrivere qualcosa ci impiegavi una vita; il vantaggio è che… beh, non perdevi nulla, fatto salvo casi di incendio, terremoti o, ancora, nell’eventualità in cui il cane sbranasse i tuoi appunti.
  3. Console: quelle non esistevano davvero. Le prime iniziai a vederle verso la fine degli anni ’80 e chi le aveva era considerato un privilegiato, così come i primi computer, desktop enormi e lentissimi, con monitor grandi e pesanti e privi di mouse, perché all’epoca si usava il linguaggio MS DOS.

Insomma, detta così sembrerebbe proprio che fosse un’era pacco la mia.

Invece devo contraddirvi!

A parte i cartoni animati più belli che la storia abbia mai potuto regalare all’umanità di noi giovani marmocchi bercianti (sia benedetto, ora e sempre, Go Nagai), la musica era fantastica, la più bella possibile e inimmaginabile e film e, soprattutto, telefilm, seppur con effetti speciali amatorialissimi (almeno se paragonati a quelli di oggi) ti rapivano e ti facevano innamorare di loro, al punto tale da affezionarti ai personaggi e nominarli tuoi idoli ad vitam.

In ogni caso, seppur vero che non possedevo una console (tranne un Atari XE e un Atari 2600 su cui giravano giochi orribili), quando divenni un po’ più grandicello iniziai a frequentare luoghi come bar e, successivamente, sale giochi.

Le sale giochi non erano proprio come quelle attuali, ossia piene di quelle dannate macchinette di video poker e bestialità simili, ma piuttosto erano zeppe di enormi cabinet dentro le quali giravano videogames  che manco ti sognavi (sognavamo).

L’unico problema era riuscire a racimolare tante di quelle 200 lire da potersi permettere un paio d’ore di svago, rincitrullendosi lì vicino, evitando di rimanere in casa o per strada a cazzeggiare. E sì, perché i gettoni altro non erano altro che le 200 lire, poi sostituite da monetine di un valore uguale o maggiore. Poi si decise di aumentare ancora a 500 lire, ma solo per i giochi più cazzuti e poi… Niente, poi giunsero le Playstation, Xbox e tutto scomparve.

Proprio tutto?

No! Non proprio, almeno, perché i ricordi, almeno quelli, li abbiamo sempre impressi dentro.

Ma veniamo adesso al punto. Voglio mostrare a te che leggi alcune delle chicche retrogame, quella roba che adesso sarebbe considerata preistorica, ma che, all’epoca, ci faceva urlare come fan isteriche e fuori di testa a un concerto, innanzi alla presenza del cantante figo di turno.

Interessante era notare come, ad ogni gioco cazzuto, il Nerd Level del videogiocatore di turno si impennava, in merito, ovviamente, alla cazzutaggine del gioco a cui rimaneva incollato, divenendone dipendente suo malgrado, contribuendo, altresì,  a svuotare il portafogli del genitore, dilapidandone lo stipendio.

Io ero un grande appassionato di giochi di calcio che, a quei tempi, non erano proprio quelli che conosciamo adesso.

I giocatori si muovevano in sole 4 direzioni (su, giù, sinistra e destra) e per segnare l’importante era sgamare il trucchetto, per poi umiliare l’avversario. Ovviamente, l’intelligenza artificiale del computer aumentava di livello in livello, ma dopo montagne di gettoni infilate in quei cabinet, il computer diventava una pippa e noi dei fottuti campioni.

La cosa più bella era sentirsi circondati dal resto delle persone in sala giochi che, quando notavano che il nerd-giocatore raggiungeva livelli fino a quel momento impensabili (come in Toki, ad esempio), si ammassavano attorno, cercando di carpirne i movimenti, i trucchetti, le mosse strategiche e, ovviamente, adularlo come un dio nel caso avesse terminato il gioco.

Io ero uno di quei cazzoni: ho terminato Toki con un sol gettone, tutto quanto, con vite plurime nel finale. Perché, il boss finale, il vecchiaccio puzzone (o vecchiaccia, non ho mai capito di che sesso fosse), per me era ‘na pippa!

Partiamo, quindi, proprio da Toki.

toki

Molto brevemente, quando per noi Toki non era ancora sinonimo di guerriero malato ma cazzuto, fratello dell’uomo dalle sette stelle, meglio noto come Kenshiro di Hokuto, la storia di Toki è questa qui: il villaggio in cui vive Toki, un uomo bello, alto, giovane e forte (ok, all’epoca i pixel lasciavano molto a desiderare e quel bipede antropomorfizzato era il massimo dei figus inimmaginabili) viene assalito da u malvagio stregone di nome Vookimedlo (e quindi, dopo oltre 20 ani, scopro che si trattava di un vecchiaccio. Interessante..), così, perché quel giorno si annoiava.. il vecchiaccio maledetto, rapisce la fidanzata gnocca di Toki, Miho (anche qui, in merito alla gnoccaggine della squinzia, valgono le stesse considerazioni fatte per Toki) e trasforma Toki in una scimmia, ché ce l’aveva proprio sui maroni ‘sto tizio che gli si stava lanciando contro.

Il perché, poi, una volta divenuto scimmia, toki sia stato in grado di lanciare dalla bocca palline, fiamme e comete, beh, credo rimarrà un mistero celato nei tempi passati, presenti e futuri.

E così che il gioco ha inizio!

[*Insert coin, please, and SHUT UP!*]

Toki ha contribuito, oltre che a finanziare il conto in banca del titolare della sala giochi dove mi recavo a trascorrere le mie giornate nerdose, nonché a far accrescere in me la capacità di coniare nuove e sempre più originalissime imprecazioni, una più blasfema e apocalittica dell’altra.

La ragione era semplice: ‘sta cazzo di scimmia, se poco poco veniva sfiorata da un qualsiasi cosa non fosse lei o il terreno di gioco (o l’acqua, quando doveva andarci)  crepava malissimo, urlando un fastidiosissimo e irritante «Uuuuuh!»

E ad ogni Uuuuuh! corrispondeva una logica frase intrisa di empi aggettivi dispregiativi rivolti a Toki, a sua madre e al mestiere di lei.

Ecco qui un breve video amatoriale, in cui tento di farvi rendere meglio l’idea:

Per cercare di farvi meglio capire come fosse arduo l’ultimo livello (il sesto. E vi giuro, anche se si tratta solo di 6 miseri livelli, arrivarci vivi e senza morire MAI una sola volta, era un’impresa a cui lo stesso Ercole avrebbe rinunciato), vi mostro quest’altro video:

Su quei dannanti binari lanciati di corsa, schivare tutto ci che ti veniva contro era, praticamente, impossibile, almeno le prime, diciamo, 50 volte, ecco.

Sì, perché poi eri costretto a imparare tutto a memoria, nei dettagli, al punto da prevedere ogni cosa e capire quando saltare, quando abbassarti e via dicendo.

Alla fine, a gioco terminato (o a gettoni esauriti, il che era molto ma molto più frequente), rincoglionivi di brutto e quando uscivi per strada la tua faccia aveva la stessa espressione della scimmia. Inoltre, i tuoi occhi ti mostravano solo palline e roba saltellante, e ti pareva di essere finito all’interno di uno stramaledetto videogioco del cavolo.

Ad ogni modo, Toki, seppur datatissimo (parliamo di un gioco uscito nel 1989), rimane ancora un must per gli amanti del genere arcade & platform. Un gioco che, tanto allora quanto oggi, è stato in grado di far aumentare all’impazzata il livello del Nerd Level di tutti i suoi fan, al punto tale da far impazzire il Nerdometro, rischiando di sfasciarlo seriamente.

Massimo del Nerd Level in modalità Genius per Toki!

NERDOMETRO HARLOCCK_RELOADED

Nerd Level Modalità Genius: 100%

I più nostalgici sappiano che è possibile poterci giocare online, poiché alcuni siti web offrono questa possibilità, come questo qui.

Ah, già, quasi dimenticavo: qualcuno ha avuto la “felice” idea di fare un remake di Toki che girasse su Xbox 360 e PC, ossia questo qui:

 

 

Ebbene, l’unica cosa che mi sento di dire sono solo 5 misere parole, ossia: cosa cazzo è questa merda?!?!!?

Mi chiedo perché si debbano sempre tirare fuori dal cilindro vecchie glorie appartenute agli anni che furono, riciclarle, riadattarle e distruggerle inevitabilmente. Sembra una sorta di prassi, una regola scritta da qualche parte, non so perché.

Cioè, certe cose dovrebbero essere proibite dalle norme a tutela della salute umana, dalla stessa Convenzione di Ginevra, ma va beh.

Concludo qui questa prima puntata sui giochi vintage, i quali possono apparire paccosissimi, ma in realtà, fidatevi, erano stupenderrimi.

Io mi sono disintossicato dai videogames qualcosa come, tipo, 11 anni fa o poco più e, quindi, sono rimasto con la testa e il cuore incollati ai miei amati videogames del passato che, per me, rimarranno insuperabili.

Vi saluto, ricordandovi che nelle prossime puntate vedrò di analizzarne altri, cercando di mostrare quelli mitici e quelli irrimediabilmente cagosi (erano pochi, ma c’erano pure loro). Accontentatevi di uno solo, quindi, ché oggi mi gira così.

Sapevatelo.

Un abbraccio a tutti (ma soprattutto a TUTTE!!!),

Antonio

Informazioni su Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 365 giorni l'anno.
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