SPERIMENTAZIONE ANIMALE E ALTERNATIVE: Facciamo Chiarezza.

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Prima di cominciare, ci tengo ad avvertire chi legge che l’articolo che segue è piuttosto lungo. Ciò è dovuto al fatto che, evidentemente, le cose da dire erano tanto e pubblicarle tutte assieme avrebbe appesantito la lettura e scoraggiato il lettore nel leggere tutto quello che ho da dire in merito in un colpo solo.

Ragion per cui, ho deciso di pubblicare a puntate il lavoro che ho fatto. Un lavoro che cerca di far luce sull’annosa questione della sperimentazione animale e se cioè, questa, sia effettivamente utile o meno, sia, ancora, uno strumento affidabile per ciò che concerne i farmaci e le cure che vengono poi sperimentate sull’uomo.

Come potete immaginare non è un lavoro facile, ma lungo e minuzioso; lavoro in cui mi sono avvalso della consulenza di esperti (medici, veterinari, ricercatori, ecc.) i quali mi hanno aiutato nel capire e nel far luce in merito alle numerose questioni che intendevo affrontare.

Inoltre, so già che ciò che sto per scrivere non farà altro che attirare verso me l’ira di buona parte degli animalisti estremisti. Vi dico solo che so benissimo che non siete tutti così e che molti di voi li stimo e continuerò a farlo (ultimamente, in occasione del compleanno di una mia amica vegana e animalista, ho donato un piccolo contributo a una causa di cui lei si sta facendo portavoce). Quindi, se non appartenete alla frangia estremista, non avete nulla da temere: le mie parole non sono rivolte a voi.

Detto questo, possiamo iniziare.

Qualche giorno fa, sono stato contattato da una persona che mi ha invitato a cliccare sul link il quale mi riportava a un video su YouTube. Apro il video e quello che ascolto e vedo non mi piace.

In realtà, quel giorno andavo di fretta e diedi una visione sommaria, ma già da questa prima visione ciò che mi stavo apprestando a guardare mi faceva venire l’orticaria. Non conoscevo il tizio, anche se il nome non mi era nuovo. Infatti, nel link in descrizione, così c’era scritto: “Conferenza dott. Massimi Tettamanti “Sperimentazione animale: situazione attuale, metodi alternativi, progetti futuri“.

La prima cosa che mi balza all’occhio è quel Massimi. Mi dico, ma si chiama davvero così o non conoscono neppure il nome di chi hanno ospitato a parlare?

Spero non la seconda, ma anche la prima ipotesi sarebbe alquanto comica, ma vabbè. Questi sono solo dettagli.

Già dalla descrizione, capisco che dovrò, molto probabilmente, prendere alcuni farmaci (sperimentati sugli animali) per prevenire un’ulcera; ulcera che si presenta velocemente sin dall’ascolto delle prime parole del video.

Sostanzialmente i fini dell’interlocutore sarebbero pure nobili: cerca, infatti, di proporre alternative alla sperimentazione animale. Peccato che, durante i quasi 60 minuti di monologo, non indichi MAI quali possano essere (o siano) questi fantomatici metodi alternativi e, laddove vi fossero, quali siano i risultati ottenuti dai metodi alternativi alla sperimentazione animale.

Per intenderci: quante malattie e/o sintomi riescono a curare/placare i farmaci privi di sperimentazione animale (se esistono)? Il diabete? L’ulcera che potrebbe venirmi se dovessi continuare con la visione del video? O, magari, una delle mie 3 malattie rare senza che si debba essere costretti a ricorrere alla chirurgia e, quindi, alla resezione totale del colon?

Mi sa che la risposta la conosciamo ed è: ZERO.

Effettivamente, chi ciancia in tal senso, ogni volta che gli si pone la domanda su quali siano gli obiettivi raggiunti dai metodi di sperimentazione privi di animali, non sanno cosa rispondere o, se rispondono, ti dicono gomblotto (che è il massimo che si può ottenere, quindi è meglio quando restano zitti).

Non posso debunkerare oltre 56 minuti di video, altrimenti, davvero, non basterebbe l’intero blog a contenere tutti gli articoli che dovrei scrivere. Vi basti, ad esempio, sapere che già qui avevo parlato di sperimentazione animale e del perché io la sostengo, del perché sostengo Telethon e del perché, in fin dei conti, nonostante ben non una, ma tre malattie rare, alla fine sono uno dei fortunati che può, seppur malamente, raccontare la propria esperienza e dire che, seppur malconcio, sopravvive. E ci convive.

E questo, ovviamente, non grazie ai fantomatici metodi di cura alternativi, bensì, come potrete immaginare, ai medici, agli ospedali, ai chirurghi, alle medicine e, in una sola parola, alla ricerca (quella vera, quella che utilizza gli animali).

Innanzitutto, per fare un po’ di chiarezza, si dovrebbe partire dall’origine.

Tettamanti esordisce chiedendo a tutti i presenti se è vera l’affermazione che accusa gli animalisti di preferire la vita di un topo a quella di un bambino (e, più in generale, a quella di un essere umano).

Lui risponde di no.

In realtà, ogni qual volta si rema contro la sperimentazione animale senza proporre nulla di nuovo e/o di innovativo (ossia, qualcosa di diverso rispetto a ciò che già esiste), beh, che vi piaccia o no, si rema contro la vita dei bambini e, più in generale, delle persone ammalate, perché si preferisce salvare la vita di un topo rispetto a quella di un bambino ammalato.

Questo lo si fa TUTTE LE VOLTE in cui si diffama Telethon accusandola di vivisezione o, più specificamente, ogni volta in cui si boicotta Telethon e, più ni generale, tutte le fondazioni/associazioni/enti che si occupano di ricerca scientifica (come AIRC, AIL e tante altre).

Tra l’altro, sperimentazione su animali è un termine che avrebbe necessità di maggior chiarezza. Tettamanti dice che il farmaco viene testato sugli animali e, successivamente, lo si testa su volontari umani. Questo senza tener conto degli eventuali effetti collaterali che possono sorgere sulla cavia.

In realtà le cose sì, stanno così, ma in maniera completamente diversa da quanto racconta Tettamanti il quale, da chimico (almeno così appare su Google se si inserisce il suo nome e cognome come chiave di ricerca) vegano (così si definisce lui stesso. E chissà perché la cosa non mi stupisce affatto), dovrebbe conoscere i vari step che PRECEDONO la sperimentazione su cavie animali.

Infatti, prima di giungere alla sperimentazione di un farmaco (o, meglio, di una molecola, ossia il farmaco allo stato “embrionale”, passatemi il termine) su una cavia animale, si attua la sperimentazione su piastre di culture e/o batteri, frammenti di organi o tessuto e solo successivamente, se vi è esito positivo, si passa a testare il farmaco sugli animali (prevalentemente su ratti).

Perché proprio su ratti? E perché non è possibile sperimentare su cavie umane, come molti ignoranti blaterano a vuoto, berciando che, dato il sovraffollamento delle carceri, si potrebbe salvare la vita di innocenti bestie mandate al macero, anziché utilizzare criminali come assassini e pedofili?

La risposta è semplice.

Un topo ha il suo DNA compatibile con quello dell’essere umano per circa il 95%. Certo, direte voi: ma l’essere umano ha il 100% di compatibilità del DNA con un altro essere umano!

Ok, avete ragione. Ma non è solo questa la ragione per la quale si utilizzano i topi.

La prima riguarda le condizioni esogene e, quindi, ad esempio, i fattori di stress. Un topo nasce nel laboratorio, viene allevato, vaccinato e monitorato ogni giorno. La sua condizione di salute deve essere perfetta. Un volontario, invece, difficilmente godrà di una condizione di salute perfetta e, quindi, si dovrebbe ricorrere a persone che vengano allevate in laboratorio (passatemi il termine), che lì nascano, crescano, si nutrano, vengano vaccinate e, sempre lì, trascorrano tutta la loro vita, perché al di fuori rischierebbero di entrare in contatto con elementi patogeni che ne comprometterebbero lo stato di salute.

E questo è un problema. A questo problema, si somma l’ulteriore, ossia quello che, ammesso ciò fosse possibile, la cavia umana non dovrebbe provare alcun tipo di emozione e, quindi, dovrebbe essere ignara di essere sottoposta a sperimentazione. E ciò, come capirete, è impossibile, perché è stato dimostrato scientificamente che l’uomo reagisce più o meno diversamente anche alla somministrazione di un placebo. Figuriamoci cosa accadrebbe se gli si somministrasse il farmaco X non conoscendo i vari tipi di effetti collaterali a cui l’individuo potrebbe andare quasi certamente incontro.

La prova su umani quindi, per legge, è sul volontario sano. Ci sono anche studi randomizzati su gruppi di pazienti, dove un gruppo riceve il farmaco nuovo e l’altro il vecchio o un placebo, e si vedono le differenze.

Vi renderete conto che l’animale, questo, non può saperlo e mai potrebbe.

Ancora, si dovrebbe testare l’efficacia del farmaco e, soprattutto, i suoi effetti collaterali (più o meno numerosi) non solo sull’individuo numero zero, ma anche sulla sua progenie. In particolare, i farmaci vengono testati su animali fino all’ottava generazione, in quanto ai ricercatori interessa capire QUALI SONO TUTTI gli effetti collaterali che il farmaco potrebbe generare a distanza dell’assunzione, sia sulla cavia che lo assume e sia, soprattutto, sulla sua generazione discendente. Cioè, in parole povere: è possibile che, ad esempio, si generi un tumore o anche solo un mal di pancia al figlio del figlio del figlio del figlio del figlio (ripetetelo per otto volte) del figlio?

I ratti hanno un tempo di riproduzione di pochi mesi, entro i quali generano cuccioli manco fossero macchine per i biscotti. L’essere umano, ecco, se avete una minima idea di come funziona la riproduzione umana, dovreste sapere due cose:

  • La prima, che l’individuo deve essere maggiorenne e consenziente;
  • La seconda, che i figli dell’individuo, a loro volta, devono essere maggiorenni e consenzienti.

Capirete, quindi, che affinché si voglia testare l’efficacia di un farmaco su una cavia umana, nata e cresciuta in laboratorio e priva di malattie (quindi, in perfetta condizione fisica di salute) occorre aspettare come minimo 18 anni e avere il consenso per iscritto ufficiale della persona (ciò che con un ratto, evidentemente, è facilmente bypassabile). Dopo di che, bisognerà aspettare altri 18 anni, affinché il figlio di questi cresca, compia come minimo i 18 anni e sia consenziente. E così fino all’ottava generazione.

Domanda: secondo voi, quanti soldi e quanti secoli saranno sufficienti, affinché si possa capire quali siano gli effetti collaterali e benefici della molecola X sulla cavia umana zero, uno, due, …, otto?

Altra domanda: abbiamo realmente tutto questo tempo a disposizione?

A voi le ovvie conclusioni.

Quindi, tornando a noi, NON è assolutamente vero che il farmaco, una volta testato sui ratti, viene poi testato su volontari umani, ma bisogna attendere che lo stesso venga testato fino all’ottava generazione per poi passare ai test su esseri umani volontari e consenzienti, ossia gruppi di persone alle quali viene somministrato, assieme ala farmaco, un placebo (a insaputa degli stessi pazienti, ma anche dei medici), proprio per capire il tipo di reazione allo stesso e valutare il grado di attendibilità dei test.

Vanno via giorni, periodo in cui si raccolgono dati e si elaborano informazioni necessarie affinché, una volta superato il trial clinico, il farmaco possa poi vedere la luce ed essere adoperato all’interno degli ospedali e quindi, sui pazienti veri che ne hanno bisogno.

Domanda interessante: perché Tettamanti omette tutti questi particolari? Non ne sa nulla? O forse, più probabilmente, è in malafede e fa cherry picking (il cherry picking, altro non è che una fallacia logica che si esplica nel selezionare le sole prove a sostegno della propria tesi ignorando le prove che la smentiscono. Ciò può avvenire in modo conscio o inconscio)?

Non so quale tra le due ipotesi sia peggio, ma qualora fosse la seconda, in quanto egli chimico (così appare sfogliando il suo curriculum in rete), sarebbe tutto ciò molto grave. Così come è curioso notare come NESSUNO dei presenti abbia sollevato tal questione.

E perché parlo di malafede?

Perché altrimenti non potrebbe essere tutte le volte che vengono pubblicate sui social immagini come questa dai soliti ignoranti che cianciano di vivisezione così, a caso, senza sapere neppure di cosa stiano parlando:


scimmia film

Un’immagine totalmente decontestualizzata, presa da un film e fatta passare per una foto trafugata da uno dei tanti laboratori di ricerca (non si capisce bene come, né quale sia il laboratorio, ma allagggente non importa. L’importante è indinniarsi. Tanto. E male).

E ricordiamo che la vivisezione NON ESISTE più dal 1986. La Direttiva è Europea ed è la 1986/609/CEE, recepita in Italia con D.L. il 27 gennaio 1992/n. 116 (pur il principio nascendo e proposto sin dal 1959 ad opera di due accademici britannici, Rex Burch e William Russell, membri dell’UFAW). Quindi, chi parla ancora di vivisezione, se non ignorante, è in malafede. Fortemente (a meno che non fornisca prove di ciò che afferma, perché, in caso contrario, sarebbe querelabile per diffamazione, come già accaduto in passato).


moraV merda

Ok, di quest’altra immagine non c’è bisogno neppure il debunking, perché se avete letto quello che ho scritto vi sarete resi conto che è solo un’enorme puttanata attira gonzi e basta, partorita da una mente, oltre che ignorante, sicuramente in malafede.

Mi domando, a questo punto: perché? Perché c’è bisogno di mentire? Un conto è (giustamente) denunciare (come avvenuto, a volte) i casi in cui gli animali vengono detenuti illegalmente o maltrattati (anche nei circhi o ovunque ciò accada), affinché si prendano i giusti provvedimenti. E in tal caso, tanto di cappello. Un altro è mentire spudoratamente e volutamente. Perché? Perché c’è questa necessità di mentire se si è consci di essere nella ragione? Perché, se si è convinti di non essere nel torto, bisogna mettere in circolazione dei meme falsi, con immagini ingannevoli e/o decontestualizzate o, ancora, con menzogne come quella del Moralizzatore Vegano?

Vabbè. Le conclusioni le lascio a voi.


Nell’articolo che seguirà a questo (non so ancora quando potrò pubblicarlo, ma già questo sarebbe sufficiente per smontare gran parte delle cose affermate in quel video) parlerò di altro, introducendo il concetto/principio cardine su cui si fonda la sperimentazione animale, ossia il principio delle 3 R (Replacement, Reduction, Refinement). Dopo di che, continuerò con l’analisi delle inesattezze.

Mi fermo qui, perché altrimenti l’articolo rischierebbe di diventare biblico e vorrei evitare di apparire indigesto xD

Concludo dicendo a tutti che il mio consiglio è quello di ricercare SEMPRE la fonte della notizia (o del meme. Ma se è un meme che non riporta fonti, allora al 99% si tratta di una supercazzola) e di studiare. Generalmente, chi mette in giro queste notizie lo fa per alimentare il clima d’odio che già è presente in tale ambito, nonostante le numerose informazioni che si possono reperire in merito. Tendenzialmente si fa tutto in buona fede, anche perché chi agisce ha una cultura in materia medico-scientifica medio-bassa (proprio come la mia di cultura in tal senso, e questo voglio sia chiaro, dato che non sono medico né ricercatore e che, proprio per far luce su questi argomenti, da costoro mi sono rivolto e HO STUDIATO ciò che mi hanno dato da leggere). Perché gli errori li facciamo tutti e li ho fatti anch’io in passato, ma proprio per questo oggi cerco di fare informazione corretta in tal senso.

Non agite MAI come foste appartenenti a una setta religiosa: cercate sempre il contradditorio e mettetevi in discussione, proprio come ho fatto io e continuo ancora farlo, altrimenti si rischia di fare la fine di Marco A., il ragazzo vegano e animalista che prese in considerazione l’idea di visitare un circo per vedere come venivano trattati gli animali direttamente coi suoi occhi. Il risultato fu il linciaggio pubblico da parte di una certa frangia estremista animalista, con relative minacce.

Ovviamente non sto affatto dicendo che la conferenza tenuta da Tettamanti sia paragonabile a quella di una setta religiosa, ma devo tristemente notare che, ogni qual volta che mi è capitato di dibattere contro chi si batteva contro la vivisezione (che non esiste), cercando di spiegare la differenza tra la vivisezione (che non esiste) e la sperimentazione animale, sono stato insulto, bloccato o ancora, ultimamente, bannato da Facebook.

Inoltre, se ci fate caso, nel video in questione, NESSUNO ha sollevato mezza questione e/o posto mezza domanda in merito. Nessuno.

E, meraviglia delle meraviglie, i commenti al video sono DISABILITATI.

Perché? Forse per timore che qualche medico vero, qualche ricercatore vero, possa mettere in discussione lì sotto, direttamente sul canale che ospita questa conferenza, le parole di Tettamanti?

Probabile. O, più probabilmente, si tratta solo di un caso fortuito, una terribile coincidenza. È senz’altro così, non ho dubbi.

Adesso vi saluto tutti e vi invito a rimanere sintonizzati sul blog, perché (non so quando, sorry) vedrò di pubblicare anche la seconda parte di questo articolo (sperando non vi sia una terza 😀 ).

Un saluto a tutti e alla prossima!


Informazioni su Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 365 giorni l'anno.
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