SPERIMENTAZIONE ANIMALE E ALTERNATIVE: Facciamo Chiarezza (parte II)

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Prima di riprendere il discorso lasciato in sospeso, ci tenevo a farvi sapere che questo articolo, proprio come il precedente, è sponsorizzato (e retribuito) dalla Big Pharma Co., marchio registrato de La Ka$ta (ente governativo che mi paga anche lo stipendio).

Ogni accesso al blog è per me fonte di reddito. E non mi riferisco agli spiccioli di Adsense, quelli mi servono giusto per le caramelle e le gomme da masticare; mi riferisco agli introiti che La Ka$ta mi accredita sul mio conto in proporzione al numero di visualizzazioni che ogni articolo fa.

Quindi, morale della favola, voi rosicate (male) che io guadagno (bene). Alla faccia vostra (e alla salute mia).

Detto questo, possiamo cominciare.

[clicca sulle immagini per ingrandirle]

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Big Pharma è un marchio registrato de La Ka$ta. 
Qualunque uso illecito senza autorizzazione 
dei marchi del New World Order 
costituisce REATO e sarà perseguibile a norma di legge. 
Sapevatelo.

Avevo sospeso il primo articolo dicendo che vi avrei parlato del principio delle 3 R (concetto cardine sul quale si basa la sperimentazione animale, nonché idea continuamente in evoluzione).

Ebbene, le 3 R stanno, rispettivamente, per:

  1. Replacement (sostituzione): il concetto fa riferimento all’idea di poter/dover sostituire l’animale con una procedura alternativa ogni qual volta necessario e, quindi, ogni qual volta è possibile evitare di utilizzare l’animale;
  2. Reduction (diminuzione): il principio si basa sul presupposto di ridurre gli animali impiegati e/o richiesti in un esperimento nel corso del tempo, proprio nell’ottica di una ricerca sempre più etica e sempre con meno utilizzo di animali;
  3. Refinement (raffinatezza): riduzione dell’incidenza e, quindi, della severità delle procedure dolorosi e/o angoscianti praticate sull’animale.

Quindi, riassumendo:

  1. Meno animali impiegati
  2. Maggior sostituzione con procedure alternative
  3. Meno dolore o assenza del dolore stesso

Molti hanno pensato che io sia felice nel constatare che, ancora oggi, si debbano utilizzare gli animali per la ricerca.

In realtà le cose stanno piuttosto diversamente: a me non piace la ricerca con gli animali e no, non sono contento nel sapere e constatare che, ancora oggi, siamo piuttosto lontani da una ricerca totalmente etica e priva di animali. Mi piacerebbe (e parlo davvero) che la ricerca utilizzi NON sempre meno animali, ma ZERO cavie animali per scopi scientifici.

Purtroppo, come ho illustrato nel primo articolo, vi ho mostrato che, non solo non è possibile (non attualmente, almeno), ma che un’idea simile è ancora del tutto utopistica, se non addirittura fantascientifica.

Non è neanche vero che una ricerca con gli animali costi meno e che, quindi, si tenti di dirottare verso una ricerca animal-free. Infatti, adottare una cavia, allevarla, vaccinarla, monitorarla e via dicendo, COSTA fior di quattrini all’istituto/laboratorio che fa ricerca. Immaginate questo costo moltiplicato per centinaia, se non migliaia, di animali (per lo più ratti, anche se, come abbiamo visto, prima di passare ai ratti si testano le molecole su piastre di coltura, batteri e frammenti di organi o tessuto. Poi, ancora, i moscerini della frutta e, solo per ultimo, i ratti).

La stessa direttiva che regola le procedure della sperimentazione con l’impiego di animali, definisce proprio il concetto di procedura, ossia quell’uso invasivo o non invasivo di un animale ai fini sperimentali o altri fini scientifici. È esclusa, però, la soppressione.

Quindi, come vedete, sono tutte CAZZATE quelle che molte associazioni animaliste millantano, sostenendo che nei laboratori gli animali vengono torturati. A parte che gli stessi sono continuamente controllati, perché devono essere in perfette condizioni di salute (e, quindi, vaccinati regolarmente), ma se ogni azione viene eseguita attraverso determinati protocolli rigidi, capirete che eludere le stesse (se non, addirittura, violarle del tutto) diventa assai difficile (per non dire impossibile) e, qualora ciò dovesse avvenire, si va incontro a sanzioni davvero molto ma molto salate (e non so fino a che punto ciò sia economicamente conveniente per l’istituto/laboratorio che compie ricerca, visto che si vedrebbe, oltre che sanzionato, ma anche posti i sigilli e chiuso per periodo piuttosto lunghi, mandando a monte anni e anni di ricerche e di investimenti).

Quindi, la balla che la ricerca con animali è meno onerosa rispetto a quella senza animali, è, appunto, una balla.

Vi porto, come esempio, una delle cazzate più abusate da questa gente (e non dicano di non essere in malafede):


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Come potete osservare, effettivamente sembra davvero che il gattino nella foto stia venendo drammaticamente torturato. In realtà le cose stanno diversamente.

Il micio nella foto si chiama Double Trouble, dell’Università di Wisconsin. All’epoca della foto aveva ben 14 anni, nel periodo risalente all’impiego degli impianti cocleari nel 2008 (alla faccia dei maltrattamenti, mi vien da aggiungere. Un gatto randagio non vivrebbe mai così tanto, quindi immaginate come lo trattavano male).

Come racconta il Foundation for Biomedical Research, quello che vedete sulla testa è un impianto studiato dal ricercatore Tom Yin, serve a determinare in che modo il cervello rileva i suoni. Double Trouble e altri 17 gatti furono impiegati per approfondire questi studi. Grazie a tali studi è stato possibile sviluppare nuovi impianti cocleari e raccogliere importantissimi dati sulla percezione del suono e sulla locazione sonora. Molte persone sorde e sordo-mute hanno potuto giovarsi di questi risultati e ad oggi possono sentire.

Purtroppo il gatto è venuto a mancare circa 2 anni fa alla veneranda età felina di 18 anni (un’età piuttosto longeva per un micio costantemente torturato, non vi pare?) per problematiche legate all’età e non agli impianti, ma divenne a suo tempo simbolo della “vivisezione e delle torture su animali” per una nota associazione animalista di cui non faccio il nome (per evitare rogne. Ma sul web si trova tutto, non preoccupatevi) che, tramite immagini ottenute in modo illecito, mosse una gigantesca campagna mediatica per far chiudere il laboratorio di ricerca dove Double Trouble e i suoi colleghi erano ospitati, col risultato di far interrompere per quasi un anno (2012) le ricerche del professor Yin, per poi uscirne ampiamente scornata dalle investigazioni degli ispettori dell’Animal Wellfare nel 2013 con relativa riapertura del laboratorio alla UW-Madison come potete leggere qui e anche qui.

E ritorniamo al discorso di partenza: perché, se questa gente sa che quel gatto non è stato torturato né vivisezionato, perché se queste persone conoscono i fini per i quali viene utilizzato l’animale e l’impianto che si sta sperimentando grazie all’impiego di questo, si sentono in diritto e dovere di mentire?

La risposta la lascio a voi.

Fatto questo preambolo, decisamente necessario, possiamo andare avanti con l’analisi delle imprecisioni contenute nelle affermazioni del nostro famoso video.

Se proseguo con l’ascolto, infatti, il nostro Massimi (ops, scusate, m’è scappato involontariamente il plurale. Volevo dire Massimo, sorry…!), dopo aver detto:

«… si somministra la sostanza al topo per vedere se fa bene e se fa male e quanto fa male; se il topo non muore la si dà al volontario per vedere se e quanto fa male. Se non muore, la si dà al paziente in ospedale.»

fa un passo in avanti (che a me pare indietro) e aggiunge: «… non sacrifichiamo solo il topo per salvare il bambino, ma sacrifichiamo l’uomo povero per salvare il ricco.»

Il paziente ricco sarei io che, in ospedale, dopo la resezione del colon, ho avuto il piacere di vedermi somministrare nel mio corpo antibiotici, antidolorifici, morfina ed eparina (il tutto, se permettete, passatomi direttamente da Big Pharma, giusto per evitare potessi morire male dopo l’intervento). L’uomo povero, invece, sarebbe la cavia umana che, disperata e senza lavoro, senza il becco di un quattrino, si rivolge ai ricercatori, affinché somministrino su di sé il farmaco X. Fottesega delle conseguenze.

Ho già spiegato che, tutto ciò, è quanto di più falso ipotizzabile. Ma mettere in mezzo il povero contro il ricco, all’interno di una guerra tra stati sociali, il tutto per colpire la sensibilità degli ascoltatori, è quanto di più squallido inimmaginabile.

Ancora, andando avanti, sempre parlando di volontari che si sottopongono ai test, dice che in Italia la sperimentazione su cavie umane non è pagata, ma solo sottoposta a rimborso (poi nomina cifre piuttosto elevate, aggiungendo che si va in laboratorio dopo aver letto un’inserzione sui giornali pubblicata dalle università e si sta lì, guadagnando soldi senza far nulla).

In realtà, le cose stanno in modo leggerissimamente diverso.

In linea di massima, la maggior parte delle persone che viene scelta per questo tipo di attività deve godere di ottima salute: per questo motivo, chi si offre per fare da cavia alla sperimentazione di farmaci viene sottoposto a controlli ed analisi del sangue per avere la sicurezza di rispondere ai parametri richiesti per la sperimentazione. Quando si entra nella lista di cavie di un determinato laboratorio, non si ha la certezza di essere sempre chiamati per ogni tipo di sperimentazione, ma si può essere chiamati più o meno spesso anche a seconda della disponibilità che si offre a testare particolari tipi di medicinali piuttosto che altri.

In alcuni paesi all’estero, la maggior parte dei laboratori che fa richiesta di cavie e garantisce interessanti guadagni (o meglio interessanti rimborsi spesa) si trova in Svizzera, negli Stati Uniti, in Francia e in Inghilterra. In questi paesi i volontari arrivano a guadagnare anche 300 euro in una sola giornata di sperimentazione.
In Italia, come già specificato, è vietato fare da cavia a pagamento, ma ci si può sottoporre a terapie e farmaci sperimentali in via volontaria.

Le cifre proposte per le singole sperimentazioni sono differenti a seconda dei casi e a seconda dei laboratori, e vanno solitamente dagli 800 ai 1200 euro. In casi specifici si può anche arrivare ai 2000 euro. Il significato di queste cifre è molto chiaro: una paga mensile per un lavoro che varia tra i tre e i sette giorni. Naturalmente, va specificato che durante i giorni di sperimentazione le cavie umane si devono sottoporre a una serie di controlli e di analisi che permettono di valutare eventuali reazioni ai diversi principi attivi che caratterizzano i medicinali. In taluni cicli sperimentali può essere richiesto di non mangiare per ventiquattro ore, in altri di seguire una dieta specifica: in ogni caso, le giornate in cui ci si trova sotto stretta sorveglianza sono giornate intense, durante le quali si è sempre obbligati a fare quanto richiesto dai medici e dai tecnici di laboratorio. Inoltre, è necessario comunicare al personale che è addetto al controllo continuo, eventuali effetti collaterali, dalla sonnolenza all’aumento della sudorazione, dal mal di testa al mal di pancia. Al termine dei test sperimentali, e sempre a seconda del tipo di farmaco utilizzato, può essere necessario un periodo di disintossicazione da effettuare seguendo le indicazioni fornite dai medici, ma senza che sia necessario restare in clinica o in ospedale.

Inoltre, prima di iniziare la terapia sperimentale, infine, le cavie dovranno compilare e firmare una modulistica completa in cui dichiarano di essere a conoscenza del tipo di sperimentazione a cui stanno prendendo parte e degli eventuali rischi possibili.

Ma, a questo punto, tutti starete convenendo con me che il lavoro del futuro sarebbe fare da cavia umana per le terapie sperimentali! In realtà, le cose vanno in maniera un po’ differente da come raccontato su.

Infatti, non sempre proporsi come cavia umana per la sperimentazione dei farmaci è conveniente. E non perché si corrono rischi anche mortali (per quanto di risonanza molto elevata, le morti per farmaci in via di sperimentazione sono rare) ma perché non è semplice diventare una cavia umana. Oltre a superare la selezione e a sperare di avere caratteristiche utili al tipo di farmaco da sperimentare, bisogna fare i conti con la reale necessità, da parte dei laboratori, di avere persone su cui testare i farmaci. Mentre fino a circa quattro anni fa, ad esempio, le richieste erano molto elevate, negli ultimi anni si è notato un elevato decremento delle necessità di avere cavie. Si tratta probabilmente solo di un periodo di stasi, legato al fatto che non sempre si sperimenta lo stesso numero di farmaci. La richiesta di un maggior numero di cavie corrisponde, solitamente, ai periodi di scadenza di brevetti che portano alla necessità di testare nuovi medicinali. Inoltre, va specificato che a seconda del tipo di farmaco che si testa, sia esso generico o un farmaco specifico, può essere richiesto un numero più o meno elevato di cavie umane.

Tuttavia, per saperne di più, vi rimando a questo link.

Quindi, avrete ben inteso che non è vero che si va in laboratorio a fare le vacanze e non è assolutamente vero che si rischia la vita (nessun ricercatore, nessuna università sarebbe così folle da mandare al macero dei volontari, per poi attentare alla vita dei pazienti in ospedale).

Ma più specificamente, vorrei chiedere a Tettamanti e a tutti coloro che continuano a osteggiare la ricerca su animali e, quindi, la sperimentazione animale (il più delle volte chiamandola, impunemente e in malafede, vivisezione, dimostrandosi anche dei perfetti ignoranti in materia): cosa avrei dovuto fare, io, per curare il mio Hirschsprung visto che l’unico rimedio era la terapia chirurgica?

Adesso io vivo con una ileostomia, probabilmente a vita. Ciò, se da un lato mi garantisce di poter vivere una vita, sotto certi aspetti, meno tumultuosa, poter viaggiare e fare cose che prima non potevo neppur pensare di fare, sotto altri mi costringe a dipendere dai farmaci, ma anche da integratori vitaminici (dato che l’assorbimento dei nutrienti è ridotto al minimo). Per l’esattezza, assumo OGNI GIORNO integratori di pancrelipasi (che mi aiutano nei processi digestivi e di assimilazione), colestiramina che mi aiuta ad addensare la bile prodotta dal fegato ed evitare ulteriori perdite (in quanto vivo anche senza colecisti), procinetici vari (in quanto soffro di pseudostruzione intestinale cronica e, a meno che non voglia recidere l’intero tenue, devo cercare, in qualche modo, di farlo andare “più svelto”), più altri integratori di vitamine (tra cui ferro, vitamine del gruppo B, B12 compresa e vitamina D).

Mi dite un solo farmaco non testato su animali che possa sostituire uno dei qui presenti e che mi avrebbe garantito di ottenere la stessa qualità di vita evitando, possibilmente, l’intervento di asportazione totale del colon?

Io aspetto, non ho fretta. Prendetevi tutto il tempo che vi serve. Sto qui, i commenti sono aperti (al contrario di qualche video su YouTube dove non si può commentare per evitare il contradditorio e, soprattutto, di essere smerdati male) e sono pronto al confronto.

Ancora, al minuto 29:55 parla di farmaci e degli effetti sugli animali di questi, secondo cui sarebbero (a suo dire) specie-specifici e che quindi non potrebbero essere uguali sugli umani. Da qui, secondo lui, ne discende la completa inutilità della sperimentazione animale.

A parte che l’ho già spiegato almeno un milione di volte perché la sperimentazione animale è, non solo utilissima, ma anche impossibile da sostituire (almeno attualmente), vorrei porre un accento sulla questione specificità dei farmaci.

Vi sono, infatti, pochissime cose specie-specifiche: la maggior parte degli studi valgono anche per gli umani, soprattutto considerato il fatto che si condivide il 95% di DNA con i ratti. E senza dati sugli animali, qualsiasi studio farmacologico sarebbe invalidato. Gli unici “farmaci” che sottoponibili a sperimentazioni “minori” e per cui non servono dati sono gli omeopatici. Chissà perché…

Proseguiamo.

Nel video viene citato un articolo del BMJ, il British Medical Journal, un’autoritaria rivista scientifica britannica. Il nome dell’articolo è il seguente: Where is the evidence that animal research benefits humans?, ossia Dov’è l’evidenza che la ricerca sugli animali sia di beneficio per gli esseri umani?

Massimo Tettamanti dice di smontare tutto ciò che si basa sulla ricerca attraverso sperimentazione animale tramite una frase di questo studio (una sola frase di un intero studio di centinaia di pagine. Il che la dice lunga sull’onestà intellettuale di questa persona, ma andiamo avanti e non soffermiamoci su questi dettagli) la quale, secondo lui, così direbbe:

«Non si dovrebbero effettuare nuovi esperimenti su animali fino a quando non sia stata valutata la loro validità e la loro generalizzabilità al campo della pratica clinica»

E grazie al piffero, aggiungerei.

Una bella frase completamente decontestualizzata, presa da una ricerca immensa e usata per fare cherry picking. A parte che l’ho già spiegato prima che, prima di arrivare agli animali in carne e ossa, vi sono step precedenti dai quali passare, il tutto tenendo conto dei protocolli e delle procedure, ma è normale che se dovesse saltare anche uno solo di questi, la ricerca non è valida. Inoltre, se non si ha un riscontro positivo, che ne so, su un test preliminare praticato sui moscerini della frutta, NON si può procedere sui ratti.

Questo lo capirebbe anche un bambino.

Ma c’è dell’altro.

Se andiamo a leggere una delle frasi estrapolata dallo studio e pubblicata tramite slide, infatti, possiamo leggere:


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Ma cosa dice effettivamente lo studio?

Ecco, vi riporto direttamente le conclusioni dello stesso:


«Conclusion:

The contribution of animal studies to clinical medicine requires urgent formal evaluation. Systematic reviews
and meta-analyses of the existing animal experiments would represent an important step forward in this process. Systematic reviews (particularly cumulative meta-analyses of ongoing experiments) could more efficiently determine when a valid conclusion has been reached from the animal studies. The UK Medical Research Council requires researchers who are planning clinical trials to reference systematic reviews of previous related work. A requirement to reference, or where necessary conduct, systematic reviews of relevant animal studies before clinical trials would make it difficult to disregard or selectively cite the evidence from animal studies, or for animal and human trials to proceed simultaneously.
By ensuring that animal experiments do not set out to answer questions that have already been answered, systematic reviews support the principle of reduction. This principle, outlined in the “three Rs,” (reduction and replacement of animals and refinement of procedures), is held to be a cornerstone of animal research. Systematic reviews would also be relevant in veterinary medicine to evaluate the efficacy of treatments for sick animals.

Systematic reviews of animal research would increase the precision of estimated treatment effects used in calculating the power of proposed human trials, reducing risk of false negative results. They are able to throw light on the process of translation (or its lack) between animal and clinical research as well offering the opportunity to review the appropriateness of the animal models used. Finally, the results of the animal and human research need to be compared to see how well one predicts the other.»


Che tradotto, più o meno così recita:


«Il contributo degli studi su animali nella clinica medica richiede un’urgente valutazione formale. Revisioni sistematiche e metanalisi di esperimenti animali esistenti rappresenterebbe un importante passo avanti in questo processo. Le revisioni sistematichhe (in particolare metanalisi cumulative di esperimenti in corso) possono determinare in maniera più efficace quando una conclusione valida è stata raggiunta tramite studi su animali. Il Medical Research Council dell’UK richiede ricercatori che stanno progettando trial clinici in cui fare riferimento a revisioni sistematiche di precedenti lavori correlati. Un requisito da riferire, o quando necessario condurre, una revisione sistematica di studi animali rilevanti prima di un trial clinico renderebbe difficile ignorare o citare selettivamente l’evidenza derivata dagli studi animali, o il procedere simultaneo di studi animali e umani. Garantendo che gli esperimenti sugli animali non siano diretti a rispondere a domande a cui è già stata data risposta, le revisioni sistematiche supportano il principio di riduzione. Questo principio, delineato nelle “tre R” (riduzione e sostituzione degli animali e perfezionamento delle procedure), è considerato una pietra angolare della ricerca animale. Le revisioni sistematiche sarebbero anche rilevanti in medicina veterinaria per valutare l’efficacia dei trattamenti per animali malati. Le revisioni sistematiche della ricerca su animali aumenterebbero la precisione delle stime degli effetti dei trattamenti usati per calcolare la portata dei trial umani proposti, riducendo il rischio di falsi negativi. Sono in grado di illuminare il processo di traduzione (o mancanza della tale) fra ricerca animale e clinica, allo stesso tempo offrendo l’opportunità di rivedere l’appropriatezza del modello animale usato. Per concludere, i risultati della ricerca animale ed umana devono essere comparati, per vedere con quanta efficacia l’una predice l’altra.»

NOTA: La metanalisi è una tecnica clinico-statistica quantitativa che permette di combinare i dati di più studi condotti su di uno stesso argomento, generando un unico dato conclusivo per rispondere a uno specifico quesito clinico.


Come si vede ancora, abbiamo cherry picking ovvero decontestualizzare delle frasi per dimostrare una tesi precostituita.

In questo articolo, infatti, non viene detto che i modelli animali non sono efficaci, ma che bisogna migliorarne l’impiego alla luce del principio delle 3 R. Più precisamente, pubblicare dati negativi (cosa che dice anche Garattini) e scrivere delle review sistemiche, cioè riassuntoni di evidenze riguardo i test sugli animali per specifiche patologie.

Inoltre, da un secondo articolo dal titolo Can Animal Models of Disease Reliably Inform Human Studies? (ossia: I Modelli Animali della Malattia Possono Fornire Informazioni Attendibili Sugli Studi Umani?), emerge come sì, sussistano limiti in merito agli studi, ma NON dei modelli in sé, quanto, piuttosto, di come vengano gli stessi usati. La tesi, quindi, è proprio quella di NON abolire i modelli animali.

Insomma, per ora queste due ricerche non dicono che i modelli animali fanno schifo o che possono essere efficacemente sostituiti o che non hanno mai dimostrato efficacia, ma che deve essere migliorato il loro impiego alla luce dei risvolti etici che riguardano la sperimentazione animale. Ed è una cosa che concordano anche i fautori della sperimentazione animale (come già precisato all’inizio dell’articolo).

Se, però, volessi ulteriormente puntualizzare, l’autrice dell’articolo Where is the evidence that animal research benefits humans, Pandora  Pound, compare sia su PubMed (link ai suoi articoli) sia su questo sito, Speaking Of Research, ossia l’equivalente dei Pro-test italiani. Come può un’autrice smaccatamente dichiarata pro sperimentazione animale scrivere un articolo che, secondo Tettamanti, remi contro la stessa? Bipolarismo? Gomblotto?

Inoltre, nei link delle sue pubblicazioni su PubMed appare questo: Is animal research sufficiently evidence based to be a cornerstone of biomedical research? (traduzione: La ricerca sugli animali è sufficientemente basata sull’evidenza per essere una pietra angolare della ricerca biomedica?), articolo dal quale emerge che la ricerca con gli animali risulta ESSENZIALE nel salvare la vita dei bambini, mentre dall’articolo su Speaking Of Research si può constatare come la ricerca sui macachi sia risultata fondamentale per la scoperta del vaccino contro l’ebola (si sono utilizzati i macachi, perché è da questi che il virus è nato).

Lo ripeto, nel caso a qualcuno sia sfuggito: LA STESSA AUTRICE.

Non aggiungo altro.

E direi che si potrebbe concludere qui.


Ci sarebbe un terzo punto su cui vorrei soffermarmi, ma non voglio inferire. Al minuto 42:00, infatti (secondo più, secondo meno), Massimuzzo bello parla del test del DNA, sostenendo, con una battuta, di come abbia inchiappettato l’uomo il quale, adesso, non può più sfuggire alle proprie responsabilità in termini di paternità (e sì, m’ha fatto sorridere). Poi, però, pare inciti il pubblico ad andare a liberare gli animali («…quando andate a liberare gli animali…») fornendo indicazioni su come fare, su cosa fare e cosa non fare (il tutto, per non lasciare tracce di DNA in giro).

Ora, sappiate che tutto ciò è, come dire, un tantino illecito e costituisce reato penale. Tra l’altro, un minimo di buon senso (se avete letto e capito questi articoli, più il primo che pubblicai tempo fa), dovrebbero suggerirvi che liberare cavie detenute in stabulari, laboratori e/o istituti di ricerca, è la cazzata più grossa che si possa pensare. Agireste solo per fini egoistici, anche perché gli animali, che vorreste liberare, morirebbero in poco tempo, in quanto non abituati a vivere fuori dal laboratorio. Tra l’altro, la cavia entrerebbe in contatto con tutte le malattie di questo mondo, morendo male. Inoltre, il più delle volte, questi signori che si vantano di essere i supereroi salva animali, li tengono per sé in condizioni ben peggiori rispetto a quelle di quando gli stessi si trovavano nei laboratori (col risultato di far ammalare gli animali facendoli morire nel peggiore dei modi).

Non so voi, ma l’atteggiamento di coloro che si vantano di liberare gli animali dagli stabulari e/o laboratori di ricerca, mi sa più di disagio, ignoranza e pure un filino di ritardo, anziché di etica.

Tra l’altro, cosa ben peggiore oltre alla morte degli animali (che è certa, se non quasi scontata nella migliore delle ipotesi), è quella di mandare a monte anni e anni di ricerca, col risultato (se Mr. Tettamanti mi permette) di aver anteposto la vita di un ratto a quella di un bambino ammalato (che è praticamente la tesi di partenza su cui si basava la sua conferenza. Tesi che viene completamente ribaltata in suo sfavore con questa sua stessa affermazione).

Non so, ma a questo punto lascerei a voi le conclusioni.

Il mio consiglio, rimane sempre quello di non indignarvi quando leggete notizie farlocche (come quella del meme che ho mostrato nel primo articolo, ossia la scimmia presa da un film thriller o, ancora, come quella di Double Trouble) reagendo in questo modo:


1

Ma metticelo qualche altro punto esclamativo, 
ché non si capisce bene

2


Perché, oltre a fare la figura degli ignoranti e dei disagiati del buongiornissimo KAFFÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈ, allo stesso tempo riuscite a palesare il vostro disprezzo nei confronti di chi soffre, di tutti gli ammalati che versano in condizioni disperate e che sperano che un miracolo li salvi.

Quindi, visto che urlate NO VIVISEZIONE!!!!!11! (undici e centoundici. Vivisezione che NON ESISTE, come già ribadito), visto che non volete donare più soldi alla ricerca (undicimilacentoundici), fateci anche un favore: evitate di pesare sul Sistema Sanitario Nazionale, perché o riuscite a capire che la ricerca serve anche a voi e ai vostri animali quando si ammalano, oppure stracciate il tesserino sanitario, il vostro e dei vostri cari, e affidatevi all’acqua che ricorda le cose (o, ancora meglio, al limone e bicarbonato, ché ultimamente ‘sta cazzata va forte tra i disagiati creduloni) la quale è priva di ricerca su animali (ma anche di test che ne dimostrino l’efficacia. Vabbè, ma so’ dettagli, non formalizziamoci).

E se siete tra coloro i quali «Tanto io non mi ammalo mai e c’ho i superpoteri megapauua dell’autoguarigione!!11!» (centoundicimilacentoundici virgola undici periodico) non vi preoccupate: le vostre mogli figlieranno e avranno bisogno dei medici e delle medicine, il vostro cane avrà bisogno del veterinario e dei farmaci sperimentati sugli animali (o credete davvero che la ricerca serva solo a curare gli esseri umani?), se farete un incidente poteste aver bisogno di un intervento chirurgico o di una trasfusione e, se indossate gli occhiali, i vostri occhi avranno bisogno del collirio durante la visita dall’oculista.

Hashtag GOMBLOTTO!

Mi fermo, ma sappiate che potrei continuare all’infinito.

I testimoni di Geova si lasciano MORIRE pur di non ricevere una trasfusione di sangue, perché, secondo una loro interpretazione della Bibbia, ciò è sbagliato e offenderebbe Dio. Possiamo dir loro tutto, possiamo opinare tale interpretazione o credenza, chiamatela come vi pare, ma non possiamo dir loro che non siano coerenti. Ecco, se anche voi volete essere coerenti, fate la stessa cosa.

Perché siamo tutti stop vivisetcion con il culo degli altri. Ma quando è il nostro culo a bruciare, poi voglio proprio vedere che cosa si è disposti a fare e a rinnegare.

Informatevi BENE, leggete le fonti e diffidate di gente che vi parla di complotti e altre stronzate simili.

In conclusione, nel caso non fosse ancora chiaro, indignatevi di meno e studiate di più. Chi soffre ve ne sarà grato.

Alla prossima. Un saluto a tutti e un abbraccio forte e un in bocca al lupo a tutti i bambini ammalati e a tutti gli ammalati in generale.


About Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 365 giorni l'anno.
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