SNAKEWINE – SERPENT KINGS

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[Voti: 2    Media Voto: 4/5]

 

cd_cover

 

 

Premesso che non so quando e se tornerò a scrivere di musica anche se mi dovessero riempire di dischi da recensire, questo disco ha avuto il pregio di non dover essere ascoltato tantissime volte per essere assimilato.

Praticamente diceva già tutto dalla prima traccia, ottimo biglietto da visita per questi Snakewine, band di Saalfeld che con il suo Serpent Kings dimostra di avere le idee fin troppo chiare sul cosa vuol proporre al suo pubblico di ascoltatori.

Già la cover dell’album mi aveva fatto presagire a qualcosa che avesse a che fare con dell’hard rock, ma mai avrei immaginato che TIPO di hard rock stessi per ascoltare!

Immaginate solo per un attimo se il miglior Slash, quello dei tempi d’oro, riuscisse a suonare in una band heavy, la cui musica si intinge di tante sfumature south rock n’ blues che fanno tanto figo. Ecco, il risultato sarebbero questi Snakewine, superband tedesca che oggi, in questo sfigatissimo 2016 che continua a vedere dipartite di VIP tra i migliori, ci propone questo suo pargolo da studio. Per la grazia dei nostri padiglioni auricolari.

Riffone d’apertura per Breathtaker che, a costo di parere ripetitivo, si dimostra come tra i migliori biglietti da visita in questo genere musicale.

La grinta di Ronny Konietzko, singer dotato di una ugola sporca, calda e ruggente, sono il marchio di fabbrica di questa band. Un cantante che, per certi versi, mi ricorda la buonissima anima di Lemmy (e vabbè, che ve lo dico a fare se scrivo che si sentono più e più richiami ai Motörhead).

Grandissimi i guitar solos di Frank Vogel, axeman dotato di grande talento. Un mostro delle sei corde che manderà la vostra libidine alle stelle.

Son Of A Gun è un inno che non potrà mancare ai live show della band germanica, perché contiene un ritornello che difficilmente vi scrollerete dalla mente e che vi ritroverete a canticchiare come dementi sotto la doccia. Da headbanging sfrenato.

Brood Of Vipers ha un incipit alla dinamite, dal quale emerge tutta la possente aggressività del batterista Buddha. Siamo di fronte al degno successore della second track, brano quest’ultimo che non tradisce le aspettative e non ci fa rimpiangere nulla che la band non abbia già saputo dire.

Ancora una volta, la parte da Lion King è demandata al ruggito di Ronny che, con la sua potenza, fa tuonare la sua ugola come non mai.

Tappeto di solos nel mezzo che manderanno i estasi i nsotri sensi da metallari e rockers sfrenati.

Mean Machine si apre con un arpeggio molto bluesy, intriso dalle forte cadenza doom. Poi, improvvisamente, esplode in un riffone heavy-rock sul quale il ritmo è cadenzato dalle note del bassista Sebastian Welsch. Brano più lento, questo, contenente un guitar riffing pesante come una roccia che non può non riportarmi in mente l’hard rock e l’heavy metal dei tempi d’oro.

E tocca alla title track non tradire le aspettative e questo accade, fortunatamente, in un’esplosione di hard n’ heavy al vetriolo che non potrà non piacere ai puristi del genere.

Double Barred ha un incipit molto southern e, improvvisamente, il ritmo cambia per trascinarci all’interno di un rock sudista sapientemente miscelato alle venature heavy che contraddistinguono la band di Saalfeld. Gli intermezzi rock n’ roll non mancheranno di stupire, così come il magnifico guitar solo che, mi si conceda, è a dir poco geniale e magistrale al tempo stesso.

The Devil You Know mi riporta in mente i Motörhead dei tempi d’oro, con quei diavoli di assoli che incendiano gli strumenti dei musicisti e con la voce di Ronny più cazzuta che mai.

Un plauso all’intera band per essere riuscita a partorire una gemma di brano.

Conclude nel migliore dei modi le danze Shipwrecked, ennesima fucilata metal che non fa altro che confermare lo stato di grazia della band.

In conclusione, posso dire che questo album mi ha entusiasmato davvero molto. Questa band, seppur ricalcando sonorità già note a noi, riesce a far breccia nei cuori degli ascoltatori con la passione che arde dentro di loro, trasmettendola a tutti noi. E questo è bene, anzi ottimo, perché è questo soprattutto che la musica deve riuscire a fare.

L’unico rammarico in questa recensione, è non riuscire ad essere venuto a conoscenza di nessun video attuale degli Snakewine che avrei piazzato volentieri qui sotto, ma va beh. Ne uscirà qualcuno, prima o poi..

In bocca al lupo, ragazzi!

RATE: 80/100

SNAKEWINE

Tracklist:

  1. Breathtaker
  2. Son of a gun
  3. Brood of vipers
  4. Mean Machine
  5. Serpent King
  6. Double barreled
  7. The devil you know
  8. Shipwrecked

 

 

Band:

Ronny Konietzko (Lead Vocal)

Frank Vogel (Lead Guitarist)

Sebastian Welsch (Bass)

Buddha (Drums)

 

 

Contatti:

Snakewine Official Facebook Page: un link

Snakewine Official YouTube Channel: un altro link

About Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 365 giorni l'anno.
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