QUESTIONE DI KARMA. Ma anche di torte.

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Non è mai stata mia abitudine sindacare le scelte altrui, siano esse religiose, filosofiche, morali, siano esse alimentari (Ok, forse coi fruttariani una piccola eccezione la faccio. Ma solo con loro. E coi crudisti).

Sono altresì convinto che, nonostante tutti i nostri buoni propositi e nonostante la nostra ferrea morale, non siamo perfetti. Io per prima non lo sono: per quanto mi sforzi di essere un bravo credente, alla fine sgarro (soprattutto durante le partite della nazionale. Ecco, lì non si contano i giorni del calendario che vengono menzionati), proprio come sgarrerebbe un qualsiasi altro essere umano.

Quindi, capirete che per quanto possiamo porci degli obiettivi di vita, non sempre tutto va come vorremmo vada.

Ecco, l’altro giorno ero su Facebook luogo dove ultimamente trascorro molto tempo a causa dei miei impegni con La Ka$ta che mi vedono parte attiva nella (dis)informazione quotidiana. Lì, mentre trollavo che era una bellezza, leggo un post sulla pagina SCP Reloaded; post che fa cenno a una famosa VIP.

Chi sarà mai?

Beh, non ci ho messo molto a capirlo, anche perché possiedo gli screen senza censura. La nota VIP (nota che?) altri non è che Daniela Martani, ex GiEffina, divenuta famosa non tanto per la sua partecipazione al reality più famoso (sigh! Che tristezza L ) della nazione (e, probabilmente, del mondo. E credo, a questo punto, sia doveroso invocare il tanto sospirato asteroide che tanto tarda ancora ad arrivare…), neppure per le sue esternazioni vegane (visto che la nostra showgirl si è professata vegana convinta, ma di quelle ferree ed estremiste, tanto da suscitare le ire di molti mangiatori seriali di bistecca, ma anche nutrizionisti e chef, come Giancarlo Vissani o, ancora, il giornalista provocatore Giuseppe Cruciani), quanto per quella famosa frase che fece indignare l’Italia intera quel 24 agosto del 2016: «Ma è stata inventata ad Amatrice l’amatriciana? Vabbè allora è karma»

Lei dice trattasi di una fake news (ossia di una notizia falsa messa in gira dalla stampa cattiva e malvagia, assetata di scoop). Strano, però, che molte pagine pubblicarono quello screen con il suo nome e cognome bello in vista (e Google non perdona…).

Ma non è di questo che voglio parlarvi, anche se io non credo ad una sola parola in merito all’innocenza della nostra grande sorella. Ormai questa è storia passata e, se davvero la Martani ha scritto quelle frasi su Facebook, dovrà renderne conto alla sua coscienza di animalista e vegana amante della vita e piena di empatia.

Come avrete capito, l’oggetto dell’articolo è il post che vi ho mostrato poco più sopra e che vi ripropongo qui sotto:

[clicca sulle immagini per ingrandirle]

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Daniela Martani scrive su Facebook che ha assaggiato la torta alla panna e crema di suo fratello, in occasione del compleanno di questi. Poi la supercazzola dei brufoli e del fatto che il latte faccia male, gomblotto uno undici centoundicimilacentoundici e via dicendo. Anche perché lo sappiamo che il latte non fa male, a meno che non ci si droghi di latte bevendone 10 litri al giorno, e sappiamo anche che il latte non causa osteoporosi, visto che la Lega Italiana Osteoporosi lo consiglia assieme ai latticini nella dieta (sì, ok, ma questi non fanno testo, perché, proprio come me, sono pagati da Big Pharma).

Ma tornando a noi e al compleanno del fratello della Martani, ciò che salta agli occhi non è tanto il post, quanto quello che accade dopo: una miriade di commenti di nazivegani imbufaliti che, fino al minuto prima erano pappa e ciccia vegana con la Martani e, immediatamente dopo la pubblicazione del post, iniziano a inveirle contro. Tra i tanti commenti, spicca il più disagiato di tutti; commento che pubblico qui sotto e che non poteva appartenere se non alla nota blogger (nota che?) miss Sbarella:


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Daniela Martani prova a difendersi con un altro post, ma il risultato è il delirio:


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Ed ecco cosa succede quando una scelta etica si trasforma in una setta estremista che ISIS scansati proprio.

È capitato ad una mia amica vegana, poi tornata vegetariana a causa di problemi di salute legati alla celiachia, di essere insultata e minacciata per questo suo passo indietro. Chiariamoci, se uno sta male e deve scegliere se vivere lui o far vivere gli altri, credo che la scelta tra queste due opzioni sia piuttosto ovvia. Per tutti, certo, ma non per i nazivegani i quali, dopo aver minacciato la mia amica e auguratole di essere stuprata perché «… solo così avrebbe provato ciò che prova una mucca!!111!» la allontanarono dalla chiesa vegan, disassociandola.

Sticazzi, direte voi. Ed è quello che ha detto pure lei.

Il problema, è che questa gente ne fa una questione NON meramente etica, ma trasforma quello che originariamente era una filosofia di vita in una sorta di deviazione mentale, vedendo nemici ovunque, anche in coloro i quali, vuoi per scelta, vuoi per salute (come il sottoscritto) non possono non mangiare carne.

Per loro sei un assassino e meriti di morire e di patire le medesime sofferenze che gli esseri umani incivili e cattivi impongono agli animali.

Certo, avessi la possibilità di scegliere, sceglierei di mangiare meno carne possibile (come facevo prima) o, meglio ancora, di rinunciarvi (più di una volta m’è passata in mente l’idea di diventare vegetariano), ma quella stronza di Elsa non è molto d’accordo col sottoscritto e quindi ci sono giornate, come quella di ieri, in cui sono costretto a mangiare solo ed esclusivamente carne, arrivando a toccare vertici di 700-800 grammi di carne al giorno, pur di non riempirmi di materiale organico anfibio liquido e maleodorante che sui dizionari di ogni paese viene definito pressappoco come MERDA.

Dove voglio andare a parare?

È semplicissimo: sarà una persona libera di mangiare il cavolo che le pare il giorno del compleanno di suo fratello? Sarà una sorella libera di far felice il proprio fratello almeno una volta l’anno, il giorno del suo compleanno?

E comunque, anche se non avesse mangiato la torta, oltre ad offendere a morte il fratello, perché, anche in quel giorno avrebbe preferito l’ostentare di essere vegan piuttosto che far buon viso a cattivo gioco e regalare un sorriso a lui, quella fetta di torta l’avrebbe mangiata qualcun altro! Non ha, infatti, acquistato lei la torta “finanziando l’orribile industria delle donne stuprate per estrarre latte”: la torta era già pronta e acquistata, se non avesse mangiato le la sua porzione ci avrebbe pensato qualcun altro, magari in quel momento facendo il bis, magari il giorno dopo.

So che per un cervello carente di B12 tutti questi concetti (l’amore fraterno, la torta che non si spreca comunque) sono piuttosto difficili da elaborare tutti assieme, ma confido nell’evoluzione della specie e, magari, se qualcuno di questi signori (e, soprattutto, signore) dovesse leggere ciò che sto scrivendo, potrebbe rifletterci su, anziché fare la maestrina saccente dall’alto del podio.

Di spassoso, in tutta questa storia, c’è stata solo la difesa di Daniela Martani, la quale, per una volta, è passata al lato oscuro carnivoro, giustificando la sua scelta come i carnisti da lei tanto odiati avrebbero fatto al suo posto: ma voi non vi curate con le medicine testate sugli animali (ma non era lei per prima contro la vivisezione che non esiste? Dettagli…), coltivare verdure uccide tanti piccoli animali (e allora non ne mangiare. Diventa respiriana e uccidi i raggi del sole) e via dicendo.

La nota blogger (aridaje con ‘sta notorietà!) si è dimostrata, per l’ennesima volta, intransigente anche verso la sua amica che vedeva come un punto di riferimento. Ma, soprattutto, si è palesata per quel che è: assolutamente priva di un qualsiasi briciolo di empatia.

Si è vista sfatare un mito, almeno nella sua testa quando, in realtà, non è accaduto proprio una ciolla di niente, se non una ragazza che ha mangiato una fetta di torta ed è stata brutalmente punita da due brufoli che chiamerà Peppino e Nenetta e che diventeranno i suoi migliori amici.

Almeno per qualche giorno. Giorni che, spero, le serviranno per riflettere su chi siano i veri amici e chi i nemici, e su che cosa si è basata, fino all’altro giorno, la sua intransigente filosofia di vita all’interno della quale, al primo sgarro, non sei più nessuno e meriti la lapidazione.

Anche se, diciamoci la verità, nessuno, in fin dei conti, è davvero vegano, almeno non al 100%, anche se c’è chi ci va più vicino e chi, a volte, un po’ meno, perché sgarra mangiando un biscotto o una fetta di torta. O, nei casi più estremi, una pizza ai quattro formaggi con pancetta, salsiccia e wurstel.

E che ognuno si senta libero di mangiare ciò che più gli pare, senza sentirsi soffocare dalle sentenze altrui.


About Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 365 giorni l'anno.
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2 Responses to QUESTIONE DI KARMA. Ma anche di torte.

  1. Bombarda says:

    Ho sempre avuto l’impressione che togliendo gli strati superficiali di uno di questi vegani estremisti salti fuori qualcuno che ha una voglia matta di mangiarsi una bistecca.

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