Onnivori Vs. Vegani: La Grande Guerra

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Che poi, fondamentalmente, del bisogno di tutta ‘sta guerra, francamente, non se ne sentiva il bisogno.


*tira un lunghissimo sospiro*


Lo dico con tutta franchezza: mi sono rotto il cazzo.

Mi sono rotto il cazzo di postare immagini che sostengono Telethon sulla MIA BACHECA di Facebook per essere aggredito dai soliti cerebrolesi convinti che Telethon faccia vivisezione e torturi spietatamente gli animali. Mi sono rotto di intervenire in sterili discussioni di carnicazzari che screenano i miei amici vegani i quali fotografano la loro pizza con mozzarella di riso, per poi essere presi per il culo sulle pagine anti vegane.

E dire che io ho iniziato la mia carriera nell’universo veg-onnivoro proprio da antivegano incallito, perché, tre anni fa, un imbecille intervenne sotto un mio video in cui, in un esperimento sociale fatto con la collaborazione di alcuni bambini, si mostrava a questi il loro piatto preferito in versione gigante (pizza gigante, maccheroni al formaggio in un enorme piatto, roba che manco Polifemo, un secchio colmo di ali di pollo, hamburger gigante con patatine fritte e via dicendo); imbecille che, dopo avermi insultato e accusato di aver condiviso un video antispecista e diseducativo (il perché solo lui e Dio in persona lo sanno), dopo averlo mandato al diavolo (cazzo: è la mia fottutissima bacheca!), mi apostrofò come metastasi umana e poi mi bloccò, senza darmi la possibilità di rispondergli. Proprio come fecce la ritardata che mi bloccò dopo un post su Telethon: persone diverse, stesso modus operandi.

Poi, dopo un annetto circa, ho imparato a conoscere vegetariani e vegani e a capire che, in fin dei conti, non erano poi così male come molti ce li mostravano. Sì, esistono gli invasati, i pazzi, i fuori di testa, ma nel complesso, posso affermare che anche tra di noi onnivori esiste lo stesso tipo di gente, i fan sfegatati della bistecca, quelli che «La carne è er mejo e i vegani devono morire!11!»

Insomma, fazione che vai, disagio che trovi.

Fatta ‘sta premessa, l’altro giorno mi imbatto in un articolo, precisamente questo qui, in cui si racconta di una madre vegana aggredita da madri carnivore (l’articolo parla di vegani contro carnivori e già qui ce n’è di che farmi saltare i nervi: l’uomo è ONNIVORO, porca miseria! ONNIVORO! CAZZO!). Motivo dell’aggressione: la figlioletta di 7 anni delle mamma vegana avrebbe sconvolto i pargoli delle onnivore, facendo intendere a questi che la carne e il pesce di cui si cibavano alla mesa scolastica, in realtà, prima di diventare succulenti bistecche o appetitosi bastoncini impanati, erano animali vivi e vegeti.

Questo articolo fa immediatamente il giro dei social, condiviso all’impazzata. I commenti della gente non si sprecano: da una parte i vegani giustamente incazzati, dall’altra i carnicazzari che difendevano l’indifendibile. E poi c’ero io che, cercando di rimanere lucido, ho spiegato che c’erano ancora troppi pochi elementi per tirare le conclusioni, che si era sentita una sola campana e che bisognava sentire le altre; che, ancora, bisognava capire perché i bambini si fossero turbati così tanto e cosa avesse detto loro la bambina “vegetariana per scelta” (testuali parole) per sconvolgerli così tanto e, ancora, come mai la bambina, di soli 7 anni, quando ancora non si ha una piena capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, quando ancora non si è autonomi né consci nelle e delle proprie scelte, avesse detto certe cose ai propri compagni.

Effettivamente, 7 anni è un’età in cui non si ha la piena capacità di autonomia delle proprie decisioni. Quasi certamente (ma potrei anche sbagliarmi) la bambina avrà ripetuto a pappagallo quello che sentiva dire a casa dalla mamma.

Era questo quello che pensavo e che continuo a pensare.

Io, a 7 anni, ero così. Se sentivo una cosa a casa (una parolaccia, un’affermazione e via dicendo) la ripetevo, perché, per me, i miei genitori erano Dio, erano la Bibbia e dalle loro labbra penzolava solo e soltanto verità. Per dirvene una, io ODIO IL LATTE, mi fa schifo, lo aborro, mi dà il voltastomaco! Però, tutte le mattine, e fino all’età di 20 anni, ho bevuto il latte, controvoglia, nonostante mi facesse cacare (adesso anche in senso letterale) e, soprattutto, sforzandomi di non vomitare. E questo, perché me lo imponevano i miei genitori. Poi, un bel giorno, mi sono rotto i coglioni e niente, non l’ho bevuto più. L’ho sostituito con lo yogurt (normale o di soia), con il caffè d’orzo, con qualsiasi altra cosa, purché non avvertissi la presenza del latte! Stessa cosa per le uova: non mi fanno impazzire, soprattutto l’uovo crudo mi fa vomitare. Però, i miei genitori, convinti di farmi del bene, mi hanno fatto da mangiare da bambino quel dannatissimo uovo crudo che Dio solo sa quanto schifo mi faccia. E io a scuola ne andavo fiero: mangiavo latte e uova, perché fanno tanto bene, ti fanno venire i super poteri e cresci sano e forte.

E guai a contraddire un bambino a cui sono state imposte verità impartitegli dai genitori, giuste o sbagliate che siano! Sul serio: non ci provate. Scatenereste una guerra che non sareste in grado di portare avanti, né di vincere.

Ecco perché ho ragione di ritenere che la bambina abbia, in buona fede, ripetuto tutto quello che sentiva dire a casa, con chissà quali parole. Insomma, io personalmente, se da bambino mi avessero detto che la carne non cresce sugli alberi, ma che proviene dal vitellino strappato con crudeltà alla mamma, per poi essere portato in mattatoio, ucciso insensibilmente e lacerato, probabilmente sarei rimasto scioccato. C’è modo e modo di spiegare una cosa a un bambino.

Già per noi adulti non è facile intavolare un discorso del genere. Mi basti ricordare quando sono uscito con i miei amici e con noi c’era una ragazza vegana (piuttosto carina e anche simpatica) che, al momento di mangiare, iniziò, neppure dopo due minuti, a sindacare quello che avevamo nel piatto.

Non lo fece con cattiveria, né con saccenteria. Io, con una botta di culo che manco vi immaginate, anziché prendere la mia solita tagliata con misto di verdure grigliate, optai per patatine fritte con ketchup (e pure senza maionese!), quindi mi salvai dalla predica a cui, invece, i mangiatori di pizza e hamburger furono sottoposti.

La ragazza, che per comodità chiamerò Stella, non apostrofò mai nessuno di noi come mangiacadaveri, né assassini. Si limitò a dire che: l’uomo e frugivoro e che la carne o altri cibi, come latte e derivati, erano alimenti naturali per il nostro corpo, che la carne rimane sino a 24 ore nello stomaco prima di essere digerita, che i nostri denti e il nostro intestino più lungo sono la lampante dimostrazione della nostra natura non onnivora, bensì frugivora, che, infine, il The China Study is the best book in the world.

E io lì che mi infilavo le patatine in bocca a forza, quando avrei voluto infilarmele nelle orecchie, non tanto per non ascoltare lei, quanto anche per non ascoltare i miei amici che rispondevano a tono, tutti incazzati, anziché impegnati a mangiare le loro fottute pizze, con quello che diceva di aver studiato alimentazione dall’allenatore di valentino Rossi, l’altra che «… senza carne non puoi andare in palestra…!» e via dicendo, con me che, avrei voluto urlare: «Ahó, ma magnate quella cazzo di verdura e stateve un po’ zitti tutti! E che []@#][£”%$£”%$!!!»

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Sul serio, ragazzi: fu una serata piuttosto impegnativa, alla fine della quale, ognuno mangiò quello che aveva davanti e poi, alla fine, ci ritrovammo tutti attorno al calcio Balilla, ognuno intento a fare il culo all’altro.

In fin dei conti, Stella era una brava ragazza, magari con qualche fissa (come l’uomo frugivoro), ma che aveva solo voluto dire la sua, cercando di spiegare il suo punto di vista anche a me, che mangiavo le mie fottute patatine fritte.

Ora: immaginate la figlia di Stella che sente ripetere dalla mamma queste cose. È normale che la piccola, a scuola, si rifiuti di mangiare la carne e tenti di convincere i suoi amichetti a fare lo stesso, oppure, alla maestra che le dice che siamo onnivori, le dica: «No, signora maestra, noi siamo frugivori, perché abbiamo l’intestino lungo!»

Adesso, siccome mi piace creare situazioni strane, immaginate che, assieme alla figlia di Stella, ci sia anche la figlia del mio amico che chiamerò Mimmo, di professione macellaio.

Che cosa accadrebbe?

Se già noi adulti non siamo stati in grado di sostenere una discussione senza inalberarci, figuriamoci due bambini, ambedue “indottrinati” (passatemi il termine) dai rispettivi genitori, cosa sarebbero in grado di fare.

Io, una volta, in un negozio di abbigliamento sportivo ho sentito dire da un macellaio che a casa sua si mangiava tutti i giorni la carne. E lo diceva fieramente!

Lì, lui, che millantava proprietà super power della carne, che fa crescere i muscoli e fa bene al cervello e bla bla bla e io lì, che con un occhio guardavo le scarpe e l’altro che volevo cavarmelo pur di sentire più dolore possibile a patto di non ascoltare più tante cazzate, mai come quella volta, e tutte insieme, per urlargli, alla fine: «Ma comprati quelle cazzo di scarpe e piantala di dire cazzate!!!»

Capite, adesso, perché mi sono rotto? Perché, sappiate, che mentre sto scrivendo, sotto un mio post, ci sono due mie amiche che stanno litigando per l’articolo che è venuto dopo questo!

E, più precisamente, mi riferisco a quest’altro articolo, in cui, stavolta, viene dato eco all’altra campana, quella delle mamme onnivore, le aggressori, che, pare, abbiano solamente tentato di parlare con la mamma vegana la quale, pare, abbia reagito non educatamente al richiamo di queste, che, ancora, le abbia mandate al diavolo e le abbia fatto pure un gestaccio (dito medio? Chi lo sa).

Ancora, le madri lamentavano il fatto che, a scuola, i rispettivi figli non mangiavano più, in quanto terrorizzati dalle argomentazioni della bimba vegetariana e che, ancora, la mamma vegana fosse in realtà un mamma nazivegana la quale, sui social, berciasse odio contro gli azzazzini mangiacadaveri e bla bla bla e ancora bla.

Insomma, ce n’è di che scrivere un ottimo libro e io sto già prendendo molti appunti in merito alla trama (vi giuro: non sto scherzando).

Chi ha ragione?

Detto così, molto probabilmente nessuna delle due fazioni. Fermo restando che, se è vero che la donna è stata aggredita, e non solo verbalmente, e se è vero che le signore le hanno anche rigato l’auto, per quanto nazi questa possa essere, le donne sono nel torto marcio. Così come, se è vero che la mamma è una nazivegana che scriveva post velenosi sulla sua bacheca, nei commenti a pagine e nei gruppi, tutto ciò sarà facilmente provato.

Sono anni che ci battiamo per difendere la sostenibilità delle idee senza aggressioni, senza violenza, fisica e verbale e poi siamo i primi alla quale facciamo ricorso.

Le donne negano, dicono che hanno solo tentato di parlare e che, anzi, siano state provocate dai burberi modi di porsi della signora vegana.

Stanno mentendo? Può darsi. Possiamo provarlo? No.

La donna vegana, per contro, dice di essere stata aggredita, fisicamente e verbalmente e di essersi vista rigare l’auto. Le madri onnivore dicono che mente. Hanno ragione? Può darsi. Possiamo provarlo? Anche no.

Quindi, a mio modesto modo di vedere le cose, la terza e più interessante parte di questa storia, la si leggerà nelle sentenze del tribunale del Giudice di Pace. E sì, perché, che voi ci crediate o no, si è arrivati alla querela della vegana contro le onnivore e alla controquerela di queste contro la vegana per diffamazione.

Ole!

A parte che mi chiedo perché una donna avrebbe dovuto querelare altre persone se, effettivamente, non fosse stata aggredita e, ancora, a parte perché mi pongo la medesima domanda se osservo le onnivore e mi chiedo perché avrebbero dovuto fare una controquerela, sapendo che in caso di perdita della causa, pagherebbero i danni alla vegana, con tanto di spese processuali… dicevo: a parte tutto, ma davvero non siamo più capaci di risolvere una questione semplice come questa in modo civile, senza il bisogno di scannarci l’un l’altro e di finire in tribunale?

Poi ci scandalizziamo quando i nostri figli si menano. L’esempio (non) glielo diamo NOI adulti!

Infine, prima di chiudere, volevo ricordare alle pagine antivegane e vegane, che prima di mettere in giro una voce, bisogna sempre aspettare, contare fino a 100, fare una pausa di riflessione e poi prendere una decisione.

Perché in questi giorni i vegani si sono scandalizzati di questa aggressione (e giustamente, aggiungo), ma, stranamente, non hanno pronunciato una parola con lo stesso zelo quando un animalista ha reso paralitico con un calcio un cacciatore, fratturandogli una vertebra lombare. E allo stesso modo, non è possibile leggere commenti di gente che difende a spada tratta le presunti aggressori della mamma vegana, con commenti come “fatto bene”, “era ora” “una rompicoglioni che ha avuto la giusta punizione” e altri abomini simili, perché, fino a prova contraria, c’è sempre presunzione di colpevolezza e presunzione di innocenza e, fino a quando un giudizio non sarà emesso, tutti noi faremmo meglio a starcene in silenzio.

E, quando il giudizio sarà emesso, l’unica cosa che dovremmo tutti fare è chinare il capo e levarci il cappello.

Perché, tra vegani contro onnivori, quelli che vincono sono quelli che mangiano quello che c’è nel loro piatto senza il bisogno di rompere l’uno il cazzo all’altro!

VEG

Buona giornata a tutti (ma soprattutto a tutte!!!),

il Tizio che narra vicende di guerriglia tra fazioni ideologicamente e gastronomicamente opposte

About Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 356 giorni l'anno.
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