Life With BORDERLINE: La Storia di M.

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Da quando ho aperto il blog, ho parlato un po’ di tutto, da argomenti totalmente cazzari e fuori di testa, a episodi inerenti alla mia sfera personale, fino a temi più impegnati e seri (come quello del bullismo o della sperimentazione animale).

Proprio l’altro giorno, una mia amica, leggendomi, mi ha chiesto che le dedicassi un po’ di spazio virtuale su Dove Osano Gli Incauti, affinché potesse sentirsi libera di condividere quello che le sta accadendo.

Premettendo che non so se mi sento la persona più adatta a farlo, anche perché non conosco per nulla l’argomento se non appena (dato che, a causa della barzelletta dei 24 CFU voluti dal Ministro della Pubblica Istruzione, ho dovuto studiarmi quelle che vengono definite dal DSM come le Disabilità Intellettive, scrivendoci su anche una tesina) mi sono un po’ documentato.

M., così chiamerò la mia amica, soffre di un disturbo che, nel gergo tecnico-medico, viene definito come Sindrome Borderline e che il DSM annovera attualmente tra le disabilità intellettive, pur non essendo una vera e propria disabilità in quanto a livello intellettivo i borderline non mostrano un QI deficitario (ossia al di sotto dei 70 punti, soglia minima al di sotto della quale si inizia a parlare di ritardo mentale).

Conoscevo poco di questa sindrome, anche perché quello che mi hanno dato da studiare non è un manuale psichiatrico, ma semplicemente una sorta di vademecum in cui vi sono indicati le varie disabilità intellettive e come trattarle dal punto di vista pedagogico (e sì, aspiro a fare l’insegnante. Almeno ci credo…).

È stata la stessa M. a documentarmi in merito alla sua patologia la quale non sapevo fosse così complessa, ma anche così drammatica!

La Sindrome Borderline è una patologia molto invalidante per chi ne soffre. Il soggetto ha spesso sbalzi d’umore, alternando episodi violenti a momenti di pura calma, da momenti euforici ad altri più inclini a depressione e decadenza totale e autodistruttiva. È una sindrome che comporta un’instabilità cognitiva ed emotiva e che porta il soggetto anche a tentativi di autolesionismo, sesso promiscuo, guida spericolata, gioco d’azzardo, attacchi d’ira, impulsività, abuso di sostanze e alcol o, nei casi più disperati e gravi, a tentativi di suicidio.

Un vero e proprio mostro il quale, usando le stesse parole di M., «… si diverte a farti sentire la peggior feccia al mondo, sussurrandoti all’orecchio di ucciderti perché non meriti nulla e non vali nulla!»

Le statistiche ci indicano che il 2% in media soffre di questa sindrome, ma le stesse non ci forniscono alcun dato in merito a chi ne guarisce. Esiste gente che è guarita, ma tanti altri sono rimasti lesi (anche permanentemente) se non, addirittura, giunti al gesto estremo di togliersi la vita.

Una patologia senz’altro complessa che difficilmente mi sentirei di trattare se non attraverso un’intervista con la diretta interessata la quale si è offerta spontaneamente, senza che le dicessi alcunché. Mi sono sentito di accettare questa richiesta, anche perché, credo, che i borderline non vengano ancora compresi pienamente dalla gente che li etichetta semplicemente come fuori di testa o, se preferite, pazzi. Invece no, sono persone normalissime, in grado di poter fare tutto e che magari eccellono in alcuni ambiti artistici (come la musica, nel disegno e via dicendo).


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Ecco quindi che, a tal pro, la prima cosa che mi vien da chiedere a M. è cosa significa essere una borderline, cosa significa vivere da borderline ogni giorno, essendo consci di questa propria condizione neurologica.

Quando si prende coscienza di essere una Borderline subito si entra in uno stato di confusione/disagio (diciamo). Non sai da dove nasce questa sindrome, non sai come curarla e non sai come comportarti a riguardo. Soprattutto non sai perché, questa maledizione è capitata proprio a te! Io sinceramente ho preso atto di questa Sindrome a distanza di tempo. Nei ricoveri non ti rendi conto del tempo che passa, perdi la cognizione del tempo essendo rinchiusi in reparto con sbarre alle finestre ed una sala fumo perennemente sovraffollata. Quando affrontai l’undicesimo ricovero, mi proposero di andare in una CTRP (comunità terapeutica riabilitativa psichiatrica) . Non sapevo se accettare o meno, ma la mia psichiatra ricordo che disse che sarebbe stato un ottimo percorso da seguire per tornare pian piano alla vita quotidiana (diciamo). Vivere quotidianamente con questa patologia vuol dire svegliarsi ogni mattina sapendo di dover combattere con possibili sbalzi d’umore terribili, ansie, paure, panico. Se si è in crisi ancora peggio perché devi combattere contro gli istinti autolesionistici o contro gli istinti suicidi. Non è facile.

Scusami se mi permetto di entrare un po’ più nell’intimo, ma come hai vissuto le tue relazioni sentimentali? Ti hanno aiutato un pochino a star meglio?

Ah le relazioni sentimentali…che gran casino! Partiamo dal presupposto che i miei problemi di depressione sono iniziati, a mia insaputa diciamo, a 16 anni. Avevo una situazione in casa al quanto terribile. Mio padre era un alcolizzato molto manesco tanto che ora, sebbene sia “guarito” da 9 anni, tutt’ora mi è rimasto il terrore e sale sempre l’ansia quando devo vederlo. Tornando alle relazioni… Il primo ragazzo con cui mi misi insieme mi lasciò dopo avermi tradita, ma superai la rottura in modo abbastanza veloce. Poi conobbi F. con il quale andai a convivere per 3 anni in Piemonte e lasciando il Veneto alle mie spalle. Fu bello all’inizio: vita nuova, un compagno fantastico, una casa nostra, due gatti e amici, tanti amici. Unico problema…. Mi feci prendere dall’euforia ed iniziai a bere alcolici sempre di più per passare poi all’ hashish . La relazione andò di tempo in tempo a distruggersi sempre di più. Fino ad arrivare alle mani. Ai tradimenti reciproci e così via. A causa della crisi lui perse il lavoro ed io anche e dovetti tornare a Verona. Qualche mese dopo mi lasciò con una chiamata che evito di descrivere. Andai fuori di testa qualche mese dopo e in ottobre del 2014 ebbi il primo ricovero dove conobbi M. Durò 3 mesi poi tornai in ricovero dove conobbi M2 per cui persi la testa e tradii M con M2 e una volta tornata a casa i miei familiari mi vietarono di frequentarlo così io tentai il suicidio. Finii d’urgenza al pronto soccorso e mi fecero 2 lavande gastriche. Dopo 1 mese e mezzo tornai a casa, passò un po’ di tempo e conobbi M3 ma durò 4 mesi poi lo lasciai e una volta tornata in ricovero conobbi A. e vidi in lui l’uomo della mia vita. Mi innamorai di lui. E lui si innamorò di me… Dopo poco iniziò un tira e molla che è durato fino a 3 mesi fa. Perché? Perché dove mi trovo ora mi vietano di vederlo perché A ha problemi con la legge, di tossicodipendenza e psichiatrici. Ma lo ammetto… Io guardo la sua foto ogni giorno e spero di poterlo rivedere prima o poi. E lui anche.

Dato che per anni, anch’io, ho fatto uso di psicofarmaci (pur non avendone assolutamente bisogno, in quanto prescrittimi a causa di diagnosi errate), fino a che punto gli stessi ti aiutano a convivere con il problema?

In realtà le medicine sono un valido aiuto per chi soffre di patologie psichiatriche ma non guariscono le persone, sono appunto “solo” un aiuto. Il 50% lo fa le medicine il resto dobbiamo mettercelo noi ahimè. E non è facile!!

Hai compiuto anche tu gesti estremi? Se ti va di raccontarli, altrimenti andiamo avanti e lasciamo perdere.

Ho tentato più di una volta il suicidio, mi sono tagliata parecchie volte e mi sono anche bruciata. Guida spericolata, abuso di alcol, abuso di hashish, facevo after per anche dei giorni andando avanti a giochi di ruolo on line, alcol ecc.

Chi ti segue attualmente? Riponi fiducia in queste persone?

Attualmente sono in una CTRP come dicevo, e vengo seguita 24 ore da operatori specializzati, una volta a settimana viene la psichiatra a fare i colloqui individuali in modo tale da capire ad esempio se la terapia farmacologica sta andando bene, o se bisogna aumentarla o al contrario diminuirla. Un altro giorno della settimana viene anche una psicologa con cui facciamo un’ora di terapia di gruppo e poi vede 3 pazienti di solito, tra cui io. Poi 2 volte la settimana viene anche uno psicologo tirocinante e può essere molto d’aiuto anche lui, sebbene sia “solo” un tirocinante. All’inizio non riponevo fiducia in loro… Non parlavo e stavo sempre chiusa in camera. Ora mi fido molto perché mi hanno dimostrato che non mi vedono come un paziente “x” ma come una persona! Sono ascoltata e, sinceramente non ho ancora capito perché, sono anche seguita in modo affettuoso in confronto ad altri pazienti che sono in questa struttura. Mi aiutano e mi sono tanto vicini quando sto male.

Ritieni sia possibile, un giorno, lasciare tutto alle spalle? Che questo mostro possa essere sconfitto una volta per tutte?

Eh, bella domandona Anto! Ho chiesto molte volte se si può guarire da questo mostro interiore, ma la risposta che ho ricevuto più e più volte non è stata molto positiva, ovvero, mi è stato detto che non si può guarire dal Borderline perché diventa parte di te, del tuo tratto caratteriale. Però si può domare diciamo questo mostro cercando di mantenere un equilibrio sano nella vita e regolare, senza fare ad esempio l’errore di gettare via di colpo i farmaci (come ho fatto io più di una volta), cercando di avere sempre un punto di riferimento come un psicoterapeuta e un psichiatra. Se guarirò prometto che sarai uno dei primi a saperlo! (ma che dolce N.d.A..)

Devo ammettere che sei stata molto coraggiosa nel volerti aprire a tutti (nonostante questo blog non sia poi così visitato, ma vabbè. Non formalizziamoci xD), quindi ti chiedo: che consigli ti sentiresti di dare ad altri ragazzi/ragazze nelle tue stesse condizioni?

Ma va là!!! Io adoro il tuo blog e secondo me verrà il giorno in cui sarai più visualizzato! Tornando a noi… Che consiglio posso dare? Di non arrendersi mai in primis! Anche se ci sono giorni o periodi neri in cui non si vede via d’uscita, ricordatevi che non siete soli! Altro consiglio, e ve lo dico col cuore, non focalizzatevi sulla vostra patologia ovvero non continuate a dirvi «Eh, ma io sono borderline e non posso fare questo, quello e quest’altro.» Cercate di andare oltre quella visualizzazione di sé. Non è facile, eccome se lo so! Ma vi dirò… Ho scoperto dei trucchi che spesso mi aiutano. SPORT! Molto sport: scaricate la tensione nervosa, l’ansia, l’adrenalina sale, si attiva il cosiddetto “ormone della felicità ” e scaricate anche la rabbia! Io ad esempio per mie paranoie personali sull’aspetto fisico (sebbene io abbia perso 24kg in meno di un anno peso ancora tanto ovvero 102kg e me ne vergogno da morire), faccio palestra in una fascia oraria in cui non c’è nessuno (se non 2/3 tizi maniaci del fisico che passano ore davanti allo specchio con pesi giganti), Lol (N.d.A.) poi faccio pallavolo con un gruppetto di persone con le mie stesse problematiche, cammino molto nelle vie nascoste, nei sentieri. Faccio un’ora di esercizi per il corpo con una psicomotricista per cercare di aumentare la resistenza del mio corpo ed essere più veloce in modo tale da sentirmi più “leggera”. Poi molto importante: CREATEVI DEGLI HOBBY!!! Provate a mettervi in gioco in varie attività creative ad esempio (non sembra ma aiuta molto), leggete, disegnate, create qualcosa (QUALSIASI COSA) che vi piace e vi tenga occupati. Ascoltate musica, molta musica! Ah, quanto mi aiuta! Per chi beve tanto caffè, sconsiglio di prenderlo e sostituirlo magari con un decaffeinato. NON BEVETE ALCOOL NE ASSUMETE QUALSIASI DROGA!! Rischiate non solo di stare malissimo (ve lo assicuro e non è bello), ma anche una psicosi tosta perché tali sostanze alterano gli effetti dei psicofarmaci. NON FATELO!! inoltre come consiglio, non gettate soldi in cose che non usereste mai ad esempio… Usateli nel miglior modo possibile, e non è una critica che sia chiaro! È che spesso noi borderline abbiamo le mani “bucate” e imparare a gestire questo impulso è una soddisfazione. Per chi non ha coraggio di chiedere aiuto dico questo: Non aspettare che il mostro arrivi al punto di farti avere voci nella testa, allucinazioni uditive e visive, confusione, ira irrefrenabile e istinti autolesionistici e suicida. Recati in un Centro di Salute Mentale e parla con un medico. Per chi in questo momento è nel pieno della crisi con pensieri suicidi ed atti autolesionistici e non è seguito come me h24, si rechi SUBITO al pronto soccorso e senza tante spiegazioni dite “voglio uccidermi”. Non vergognatevene. Chiedete aiuto e non fatevi risucchiare da quel mostro che vi vuol solo distruggere. DISTRUGGETELO VOI! Non se ne andrà, ma avrà più timore di farsi sentire col tempo.

P.S.: per chi vuole, ho scritto un breve racconto di una parte del mio vissuto. Son solo 72 pagine, quindi non è impegnativo. Nel caso in cui qualcuno sia interessato fatelo magari sapere ad Antonio. Si intitola la prima parte Vivo Dietro Ad Una Fantasia e la seconda parte Tre Passi Nel Buio Ed Uno Solo Nel Vuoto.

Ciao a tutti!!!


Credo non ci sia modo migliore per poter concludere questa intervista, se non con le parole di M. che invita, chi soffre di questo disturbo, ad abbattere il mostro, questo mostro che, pian piano, si insidia dentro e cresce. So che non è facile e so che le mie parole possono sembrare frasi fatte, ma la vita è una e vale la pena di essere vissuta tutta. Createvi hobby, fate volontariato, aiutate gli altri, riempite le giornate e, in una sola frase, date un senso alla vostra esistenza propri come anch’io sto tentando di dare alla mia (non sono un borderline, ma ho anch’io i miei casini che sto cercando, laddove possibile e con tutti i limiti che ci sono, di superarli o, quanto meno, di accantonarne un po’).

Non vi ammorbo ulteriormente con una sequela di già sentito e frasi preconfezionate. Preferisco che ognuno di voi si fermi a riflettere, borderline e non borderline. Forse, in questo mondo, ci sarebbe bisogno davvero di tenersi un po’ per mano, anche solo 5 minuti al giorno, per poter superare i momenti più bui e riuscire a sorridere alla vita.

About Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 365 giorni l'anno.
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