L’AVVENTURA CON L’ACQUA CHE RICORDA LE COSE

ciarlatano

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Se sono così schierato a favore della sperimentazione animale, della ricerca scientifica per la cura delle malattie, se sono fortemente a favore di Telethon e, più in generale, di associazioni come AIRC o AIL che lottano costantemente per riuscire a trovare una cura verso le malattie rare, contro il cancro e contro la leucemia, una ragione ci sarà.

Questa ragione è che in passato anch’io ho fatto la fesseria di far uso di farmaci omeopatici.

Una fesseria sotto diversi aspetti giustificabile, perché:

  • Non sapevo cosa fosse un farmaco omeopatico (anzi, chiamiamolo con il suo vero nome: RIMEDIO)
  • Venivo da una pessima esperienza con i medici e con la medicina tradizionale

Purtroppo, ahimè, c’è da capire perché molta gente fa sempre più ricorso alla medicina omeopatica la quale, non me ne vogliano gli omeopati, secondo il sottoscritto tutt’è tranne che medicina.

Era circa il 2009 quando, a seguito dell’ennesimo ricovero risoltosi in un nulla di fatto e avente come dimissione praticamente il nulla se non il classico “fattore psicosomatico” (quando io annovero non una, ma ben 3 malattie rare), mi sentii come se avessi avuto le gambe spezzate e il mondo mi fosse crollato addosso.

Pareva inutile tentare di comunicare coi medici, questi ultimi apparentemente più attaccati verso il portafoglio del cliente che alla sua salute.

Mi rivolsi prima a Roma, da un gastroenterologo che mi fu consigliato e che godeva di una certa fama. Questo “signore”, anziché farmi ricoverare, preferì visitarmi presso un suo centro privato dove mi spillò il primo giorno oltre 800 euro (di cui 250 solo per il colloquio di non più 15 minuti con lui), mentre il secondo giorno andammo oltre i 1000 (per una colonscopia e gastroscopia eseguite con sedazione totale).

Ovviamente, se non si godeva di una situazione economica agevole, il professore ti veniva incontro evitando di fatturare e facendoti risparmiare l’IVA (all’epoca ancora al 20%).

Insomma, capirete che a furia di spendere soldi, sentirmi dare dell’ammalato immaginario, farmi riempire di psicofarmaci che mi rintonavano tutto e andare avanti a privazioni di ogni sorta (dal cibo, agli amici, agli hobby e via dicendo) finii davvero con il cadere in depressione.

Ero sempre stato un tipo molto dinamico: frequentavo l’università e aspiravo a laurearmi in Economia e Commercio (cosa che riuscii a fare, ma solo nel 2007, il 20 di luglio a seguito di un sofferente percorso, dato che ero praticamente succube della mia malattia); suonavo la chitarra elettrica in compagnia di alcuni amici, andavo in palestra ed ero scout. Facevo TUTTE    queste cose, amavo dedicare la mia vita al prossimo (con gli scout non erano rare le attività di servizio che si organizzavano), amavo i campi all’aria aperta e l’avventura, le escursioni, vivere tra la “zuzza” e gli insetti, stare con i più giovani (bambini, ragazzi e ragazze) per poterli educare a diventare gli uomini e le donne che sono diventati.

Era la mia vita, una vita a cui ho dovuto rinunciare e che la mia malattia mi strappò improvvisamente e prepotentemente, senza possibilità di ricorso o appello, senza alcun diritto di replica.

Il giorno prima ero vivo, il giorno dopo morto.

Credo non ci sia nulla di peggiore che vedersi strappare la vita di dosso, veder tramontare tutto all’improvviso. Credo non ci sia nulla di più terribile che sentirsi impotente di fronte a tutto ciò, del sentirsi incapace di rialzarsi e combattere.

Furono quelli gli anni più bui della mia vita in cui, ogni giorno, andavo a letto pregando Dio che mi facesse morire: non riuscivo più a camminare, non potevo uscire e non riuscivo più a mangiare nulla. Facevo molti giorni di digiuno totale (anche 4 o più), quel poco che riuscivo a mandare giù non lo digerivo e se non ero in casa allora ero in ospedale.

Non ricordo di aver mai avuto una vita sentimentale seria: tutto cominciato e poi interrotto all’improvviso, perché un peso morto non piace a nessuno, neppure al peso morto stesso che si ritirava in quanto ritenutosi solo un essere inutile in grado di far soffrire il prossimo.

Il problema è che ad ogni giorno conseguiva un domani, un domani sempre più tetro e terrificante costellato di bestemmie, urla di dolore, imprecazioni verso chiunque. Ma c’era anche l’altra parte che non capiva come mi sentissi, che dava credito ai medici e al loro maledetto “fattore psicosomatico” del cavolo, che credeva davvero fossi anoressico e rifiutassi il cibo per capriccio.

Anoressico non lo ero, non per bizzarria, ma ortoressico sì: trascorrevo ore nei supermercati in cerca del cibo più sano o meno avvelenato (qualsiasi cosa volesse dire). Trascorrevo giornate intere su internet cercando di capire perché stessi male e gli unici articoli che parevano rispondere ai miei dubbi erano quelli proveniente da siti poco affidabili (prevalentemente di matrice vegana o complottisti).

Il perché dessi credito a quelle fonti, beh… non è ovvio? I medici non mi aiutavano, non mi capivano, mentre quei siti web, invece, sembravano essere scritti da persone colte, preparate e umane, in grado di capire davvero il dolore dell’individuo.

La colpa è delle “tossine” che ingeriamo quotidianamente, quindi bisogna costantemente disintossicarsi, depurarsi bevendo acqua e limone (cito una cazzata a caso), bere acqua e bicarbonanto per alcalinizzare il corpo, eliminare i muchi e, soprattutto, eliminare i più grandi veleni che quotidianamente ingeriamo: il glutine e LA CARNE!

E vai di propaganda terroristica verso queste due cose, senza stare neppure a specificare la differenza tra carni bianche, rosse e rosse processate, ma unificando tutto sotto il sostantivo unico CARNE. Carne che, paradossalmente, dopo il mio ultimo intervento chirurgico dove ho vinto una ileostomia, pare essere diventato l’alimento per eccellenza che il mio organismo richiede e che non mi dà alcun effetto collaterale.

Tra queste turbe psichiche, si aggiunse il consiglio di un mio amico (fatto in buonissima fede, per carità) il quale mi consigliò di rivolgermi da un omeopata che aveva il suo studio in un paese a pochi chilometri dal mio. Questo medico sembrava essere molto esperto nel ramo della diagnosi delle intolleranze attraverso un sistema unico e innovativo, ma che, per qualche strana e arcana ragione, la medicina ufficiale tende a disconoscere: il metodo EAV (Elettroagopuntura secondo Voll). Non starò a spiegarvi nel dettaglio in cosa consiste questa cialtroneria, ma se siete interessati potete andare qui e leggere per capire.

C’è da dire che questo dottore (era medico a tutti gli effetti, ma praticava solo omeopatia) conquistò immediatamente la mia fiducia e stima: al contrario dei suoi colleghi che mi avevano visitato fino a poco tempo prima, lui era disponibile, sempre raggiungibile al telefono o via email, umano e buono (anche se un po’ costoso, dato che i suoi “test” mi costavano, senza fattura, la bellezza di 100 euro), ma soprattutto mi diceva le cose che volevo sentire: tutti i medici sono corrotti, sono cialtroni, non capiscono nulla e non ascoltano il paziente. Poi, quando hanno finito di spillargli i soldi e non hanno capito nulla, ti spediscono dallo psichiatra e si lavano le mani (che praticamente era quello che era accaduto a me, non solo al sud Italia, ma anche al centro e al nord, tra Lazio e Lombardia).

Sì, effettivamente la sapeva lunga.

Dopo avermi “visitato”, la diagnosi fu una serie infinita di alimenti ai quali ero intollerante (tra cui l’immancabile glutine, ma anche lieviti, latte e via dicendo). Bisognava eliminare quegli alimenti per poi reintrodurli pian piano con una dieta a “rotazione”. In più, avrei dovuto assumere dei farmaci omeopatici (pardon: rimedi), ossia la Nux Vomica e l’Ignatia, ambedue in fiale, il primo una sorta di coadiuvante nella digestione e il secondo un ansiolitico naturale.

E sì, perché quelle erano medicine naturali e i medici non vogliono che si scopra che i rimedi naturali funzionano meglio e al 100% rispetto a quelli tradizionali che sono chimici (qualunque cosa voglia dire, dato che anche l’acqua è chimica), tossici e pieni zeppi di effetti collaterali.

Che i farmaci abbiano effetti collaterali, beh, è risaputo, ma è risaputo anche che gli stessi si manifestano entro una certa casistica più o meno rara e che, se si manifestano, significa che il farmaco funziona, perché prima degli effetti collaterali agiscono quelli benefici tramite il principio attivo (l’ho detto un po’ alla carlona, ma conto sul fatto che questo articolo non sia letto solo dagli addetti ai lavori, ma soprattutto dai profani).

Cambiai immediatamente dieta e iniziai prendere questi benedetti farmaci, facendo attenzione di non parlarne mai con il mio medico (perché complotto, i medici sono corrotti e bla bla bla. Ma soprattutto complotto!!1).

Con un excursus come il mio alle spalle, capirete che con quel modus facendi et operandi degli omeopati, è facile fare breccia nell’animo molto fragile e provato del paziente. Un paziente che viene da anni e anni di mazzate da parte dei medici i quali non l’hanno neppure ascoltato quando, disperato, diceva loro di star male.

La nuova dieta sembrava funzionare, ma non come io avrei voluto: mangiavo sì, ma avvertivo ancora qualche problema. Fu così che, sempre un altro amico, mi consigliò di rivolgermi a un medico ancora più esperto: un iridologo (che poi scoprii non essere medico, ma naturopata. Ma anche iridologo. Ma soprattutto naturopata)!

E chi cacchio è un iridologo? Beh, molto brevemente, è un tizio che ti fa la foto agli occhi e, tramite non si capisce come, ti dice vita, morte e miracoli: quando hai iniziato a star male, gli organi che sono compromessi e le funzioni che non riesci più a espletare correttamente.

In realtà azzeccò, devo riconoscergli questo: azzeccò che iniziai a star male intorno ai 20 anni, però poi cominciò a dire che avevo stomaco e intestino infiammati (anche no, avevano altri problemi, ma vabbè. All’epoca non ne sapevo nulla, avevo ottenuto ZERO risultati dalla medicina ufficiale), milza KO assieme alla cistifellea e al fegato. Tutte cose, queste, che su di me ebbero presa e mi riaccesero un briciolo di speranza, perché dal fattore psicosomatico (che, perdonatemi, non significava nulla, almeno non nel mio caso), passai a dei problemi veri di salute!

C’era da chiedersi tuttavia come facessi ad essere ancora vivo, ma vabbè. Dettagli.

Questo tizio, naturopata, operava attraverso l’omotossicologia, altra fuffa che, in sostanza, sarebbe prescrivere al paziente un cocktail di rimedi omeopatici per disintossicarlo (da che cosa? Eh… a saperlo!) da tutte le tossine che aveva in corpo in modo da guarirlo. Perché, ed è qui il punto, lui AVEVA GUARITO persone affette da morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa e altre patologie incurabili secondo la medicina ufficiale e che ti costringono a dipendere a vita dalle medicine. Tra le altre cose, era un fervido sostenitore dell’inutilità dei vaccini, ma anche uno scienziato di noialtri, perché stava curando un bambino autistico attraverso un integratore biodinamico (un bel parolone! Un parolone che chissà che diavolo significa, ma vabbè: altri dettagli) e aveva ottenuto ottimi risultati. Ricordo, ancora, che una volta lo sentii parlare con una signora che doveva essere sottoposta a chemioterapia.

Ecco, ragazzi, io all’epoca ero nudo e crudo di concetti: non sapevo nulla sulla chemioterapia, odiavo i medici e credevo che i rimedi omeopatici fossero farmaci naturali, creati usando le piante e non ottenuti attraverso procedimenti sintetici.

Questa persona, il naturopata, arrivò addirittura a farmi fare delle flebo con questo integratore biodinamico che, a suo dire, agiva in maniera intracellulare e non extracellualre (come i farmaci comuni,a suo dire, i quali non curano, ma si limitano ad agire sul sintomo).

 

Qui la sua email che mi diceva come preparare le flebo e in che modo:

[clicca sulle immagini per ingrandirle]

email 1

email 2


Quale fu il risultato?

Nulla: io peggioravo. Stavo sempre male.

Lui mi impediva in tutti i modi di andare dal medico, perché non avrebbe capito e, anzi, avrebbe fatto di tutto per dissuadermi dal recarmi da lui, dallo scienziato che curava il Crohn e guariva la gente senza imbottirla di medicine tossiche. Peccato, però, che ogni suo consulto mi costasse 80 euro (escluse le terapie extra che mi faceva fare, tipo il test per le intolleranze alimentari attraverso la kinesiologia, tanto per dirne uno) e pure senza fattura.

Stavo deperendo. Stavo morendo.

Ma che fare? I medici non mi capivano, il naturopata sì, ma i suoi mezzi non funzionavano.

Cambiai naturopata, andai da una tipa che diceva di essere dottoressa (e soprattutto iridologa) e che praticava, tra le altre ciarlatanerie, l’idrocolonterapia, una pratica oltre che inutile, soprattutto devastante per il mio colon affetto da disganglionosi (vi ho già raccontato di cosa soffro, non voglio ripetermi).

Una pratica ASSASSINA che veniva eseguita senza neppure rendersi conto CHI si aveva di fronte, ma solo perché alcuni ciarlatani buffoni sul web ne parlano e consigliano fortemente di farla, in quanto l’intestino è sempre intossicato e va pulito, e, soprattutto, bla bla bla bla e ancora bla. Ma soprattutto COMPLOTTO!

E qui rischiai veramente grosso: i litri di acqua che mi furono irrogati nell’intestino rimasero dentro, assieme alle feci e all’aria. Chi soffre di innervazione dei gangli NON DEVE ASSOLUTAMENTE sottoporsi a una pratica da macelleria come questa. Fu un miracolo se riuscii a liberarmi, dopo diversi giorni nei quali rimasi a digiuno, tentando di sbloccare il mio intestino attraverso mezzi poco ortodossi.

Inoltre, omeopati e naturopati da soli non servirebbero neppure a nulla, in quanto non possono operare direttamente sul paziente (che loro devono chiamare cliente). A me, infatti, chiedevano di fare ecografie, analisi del sangue specifici, test per la tiroide, gastroscopie e via dicendo, aggiungendo di IGNORARE COMPLETAMENTE i consigli del medico e i farmaci che mi prescriveva, ma di ascoltare solo e soltanto lui.

È un miracolo che sia vivo. Ma se non altro, adesso userò le forze che mi rimangono per lottare contro questi cialtroni, contro la loro malafede e ignoranza, contro la loro spregiudicatezza (ricordo ancora quando, a seguito di un incidente in auto, fui trasportato in pronto soccorso e cateterizzato. Logicamente i medici mi consigliarono un antibiotico per disinfettare le vie urinarie, ma il naturopata mi disse categoricamente NO, perché esisteva un antibiotico naturale potentissimo, l’Echinacea Injeel in fiale e bastava prendere quello. Il risultato fu un’infezione alle vie urinarie che debellai, in seguito, con una medicina vera).

La ciarlataneria uccide. L’omeopatia è inutile, è acqua fresca con un po’ di zucchero.

E se non credete a me, credete a lui:


Visto che roba? Acqua e zucchero e nient’altro.

E ci credo che non funzionava! Stavo mangiando caramelle o, al massimo, iniettandomi acqua fresca per via intramuscolare! Quando mai le caramelle o l’acqua hanno curato qualcosa?

Nulla più che caramelle, nulla più che un misero placebo il quale, a conti fatti, funzionava pure male, dato che di risultati non ne vedevo (e sfido: come avrebbe potuto curarmi un qualunque farmaco se, l’unico rimedio al mio problema era la colectomia toale?).

Io tutte queste queste cose non le sapevo, le ho scoperte dopo, ma ho avuto il buon senso di mandare a cagare tutto, strappare ogni cosa quando, finalmente, trovai un medico che mi ascoltò e mi disse «Tu hai il morbo di Hirschsprung!»

Ero a Parma, ricoverato presso l’Ospedale Maggiore. Lì vidi competenza, vidi umanità, vidi gentilezza, professionalità vidi tutto ciò che la sanità doveva essere e che non avevo potuto vedere.

Soffrivo come una bestia che meritava di essere abbattuta, perché mi avevano appena tolto l’intero colon (intervento, quest’ultimo, sconsigliatomi da tutti gli omeopati i quali, per ragioni ignote, sono contro ogni tipo di intervento chirurgico. Basta leggere le cagate che scrive Valdo Vaccaro sul suo blog per rendersene conto, il quale sconsiglia l’intervento chirurgico persino in una patologia come l’Hirschsprung; intervento che è l’UNICA CURA a questo male, almeno attualmente).

Da lì cominciai a capire tutti i danni che avevo fato al mio corpo, tutti gli errori che avevo commesso e tutte le cazzate che avevo fatto (come bere acqua e limone al mattino a digiuno).

Non starò qui a fare debunking: ci sono un sacco di siti web dediti al debunking (per i profani: sputtanamento di bufale), tra i quali il notissimo BUTAC (Bufale un tanto al chilo), il canale YouTube di Dario Bressanini (chimico e ricercatore universitario) o il bellissimo e professionale Medbunker.

Io, da frequentatore di quella fogna di Medicinanaturale.org (di cui non metterò il link per evitare ogni minima visibilità a questa spazzatura e che, tra le altre stronzate che pubblica, sostiene che la celiachia e l’Aids siano causati dai vaccini. Da abbattere!), mi ritrovai lettore di siti più attendibili e che riportavano fonti scientifiche alle affermazioni che facevano.

Capii che cos’era davvero l’omeopatia e che la memoria dell’acqua era a tutti gli effetti una cazzata.

Molto fecero i miei amici che, su Facebook, col tempo conobbi e che mi aiutarono, come il proprietario del blog Gente con le PalleQuadre, ma tanti altri che successivamente si sono aggiunti (tra cui medici, farmacisti, ricercatori, infermieri, ma anche studenti universitari in questi ambiti scientifici e medici e un mio amico vegano, un educatore alimentare che nei periodi più tetri della mia vita ha cercato, in qualche modo, di aiutarmi ed essermi vicino).

Ho imparato a fidarmi dei medici e a diffidare dei ciarlatani i quali tanto più onesti non sono, ma solo più buoni e docili nei modi di fare: infatti, costoro, sapendo si essere ignoranti per ciò che concerne la materia medica e scientifica, compensano questa loro ignoranza attraverso il bon ton, accattivandosi il paziente e circuendolo. Impresa per nulla difficile, se si ha di fronte una persona emotivamente provata e depressa.

Io sono vivo e lo devo ai medici, alla sperimentazione animale, alla medicina e alla chirurgia.

Mi hanno riscontrato 3 malattie rare e, almeno solo per questo, mi sento in obbligo nei confronti di chi, ogni giorno, dedica la sua vita alla ricerca. Io FINANZIO TELETHON e me ne vanto! Per me è motivo di orgoglio!

Oggi io posso urlare a gran voce un doppio traguardo: essere ancora vivo, seppur malconcio e, soprattutto, essere venuto fuori dalla spirale complottista che mi aveva avvolto.

Chissà se quella signora che, quel dì, si rivolse al naturopata chiedendo consigli sul trattamento del suo cancro, è stata altrettanto fortunata. Ricordo più o meno le parole dell’uomo che alla signora così diceva: «Puoi decidere se seguire i protocolli medici, facendo la chemio, oppure i miei consigli. Se scegli di fare la chemio, sappi che andrai incontro a tutta una serie di effetti collaterali più o meno devastanti; se accetti di seguire i miei consigli, invece, non avvertirai effetti collaterali o, al massimo saranno leggeri. Ovviamente non posso darti la garanzia di guarirti, devi essere tu a decidere cosa voler fare.»

La “medicina” (virgolettato d’obbligo) che a me aveva fatto iniettare per via endovenosa, che aveva consigliato di farmi attraverso dei clisteri (e che mi avevano quasi ammazzato, devastandomi il colon) e che avrebbe dovuto guarire non sapeva neppure lui cosa, visto che non aveva NULLA tra le mani, la stessa medicina, lo stesso integratore biodinamico lo aveva iniettato nel seno di quella poveretta che spero abbia dato retta ai medici, sottoponendosi anche alla chemioterapia e/o alla radioterapia.

Tu che leggi, se non vuoi credere a chi ti dice di diffidare dell’omeopatia, dei naturopati, di tutto ciò che è alternativo e privo di effetti collaterali, almeno credi a chi ci è passato e ti dice di lasciar perdere questi ciarlatani. Perché la ciarlataneria uccide e non fa sconti a nessuno. E quando ti dicono che ci tengono tutto nascosto e non ce lo dicono, chiediti semplicemente: chissà perché?

Io ho avuto la forza di distaccarmi da quella tagliola complottista e oscura, di rialzarmi e continuare a cercare, riuscendo a eradicarmi dal vortice della malsanità (il vero cancro che affligge questo nostro paese), riscoprendo un panorama e un mondo nuovo e tutto diverso. Prendere mazzate e continuare a cercare, fino a quando non ho trovato un centro ospedaliero che ha saputo curarmi, anche se lontano da casa quasi 800 chilometri. E poi, successivamente, uno più vicino, da una dottoressa, una gastroenterologa, molto umana e disponibile.

E volete sapere qual è il bello? Che questi medici che mi hanno aiutato e salvato la vita non si sono MAI fatti pagare neppure un centesimo.

Quando si dice, i paradossi del teatro della vita…

Forza e coraggio. Abbiate l’una e l’altra cosa, ma, soprattutto, abbiate fiducia in voi stessi e non smettete mai di lottare. Mai.

About Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 356 giorni l'anno.
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