LA VERITÀ SULL’INTOLLERANZA AL LATTOSIO

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lattosio


Ci sono volte in cui le credenze personali crollano improvvisamente e inaspettatamente.

Avete presente quando vi si sfata un mito? Quando, ancora, tutto ciò su cui avete creduto e fatto riferimento, un bel giorno così, all’improvviso, vi crolla davanti?

È pressappoco quello che è accaduto a me.

Sin da bambino, i miei genitori mi hanno costretto a bere latte. Tutti i giorni, a colazione, prima di andare a scuola, mi ritrovavo il tazzone del latte coi biscotti davanti ed io ODIO il latte. È tra le cose che più detesto e mi disgusta, al punto tale che molte volte davo di stomaco tutte le volte in cui si formava il panno a seguito della condensa (avevo gli incubi quando lo mangiavo e ogni volta lo colavo per evitarmi quello schifo merda di panno nella tazza). Ci sono state occasioni in cui ho gettato il latte nel water per poi disfarmene tirando lo sciacquone, perché il disgusto era talmente tanto che, anche mettendoci del caffè dentro, il (dis)sapore non andava via.

Tutto questo ha lasciato dentro di me una sorta di trauma, al punto tale che ancora oggi, mentre dormo, ho gli incubi di me che bevo il latte e tento di disfarmene in tutti i modi, mentre mi domando: «Perché diavolo sto bevendo ‘sta merda?»

Non so cosa ha scatenato in me questa idiosincrasia nei confronti di questo alimento il quale, ancora oggi, viene sbandierato come il top del top al quale nessuno dovrebbe rinunciarvi. Sta di fatto che lo schifo e lo odio con tutte me stesso e non lo berrò mai più fino a quando avrò vita.

Mi sono chiesto anche: perché? Perché i miei genitori, come tutti i genitori di un tempo, avessero questa convinzione che il latte facesse bene e bisognasse darlo ai bambini ogni giorno, ogni mattina?

Beh, in parte ciò è dovuto al fatto che gran parte della responsabilità è sicuramente di Big Pharma la quale, verso gli anni ’70 si accorse che le vendite del latte erano in forte calo e, attraverso uno spot che sapeva più di lavaggio del cervello, cominciò a martellare i neuroni della gente con questa pubblicità:



E devo dire che l’operazione commerciale riuscì alla grande, al punto tale che le vendite del latte schizzarono alle stelle: le famiglie cominciarono a bere latte e, soprattutto, iniziò il washbrain dei bambini ai quali fu inculcato il culto di bere latte dalla mattina alla sera, sostituendolo persino ai succhi di frutta o ad altre bibite (acqua compresa). Inoltre, molti associavano, oltre alla tazza del latte la mattina, un consumo di latticini quotidiano (a casa mangiamo, ad esempio, mozzarelle tutti i giorni!), senza chiedersi se tutto ciò fosse normale.

Oggi, se ci fate caso, salvo un risicatissimo numero di persone (per lo più vegani), TUTTI abbiamo adottato la cultura di bere latte la mattina, di mangiare latticini ogni giorno (o quasi tutti i giorni) e di fare il pieno di lattosio.

Ed è questo il punto: il lattosio. Ma ci arriveremo per gradi.


Un mese fa circa, ho conosciuto una ragazza, una farmacista, la quale, attualmente, rischia di essere radiata dall’ordine. Ha frequentato il corso di laurea in CTO (Chimica Farmaceutica), ma lì, durante le lezioni, cominciò a capire che c’era qualcosa che non andava.

Lei aveva sempre bevuto latte proprio come me e proprio perché anche la sua famiglia era stata oggetto dell’opprimente campagna mediatica degli anni del boom economico. Ma sempre lei aveva capito, studiando, che c’era qualcosa che non andava.

Più precisamente, si domandava ogni giorno se valesse la pena bere qualcosa di una specie diversa dall’essere umano, soprattutto ben oltre l’età dello svezzamento di quest’ultimo.

Una domanda che in molti, oggi, si pongono, ma che viene liquidata come bufala, sostenendo che il latte, se bevuto con moderazione, fa bene e che previene malattie osteodegenerative (come l’osteoporosi, ad esempio).

In verità, oggi ci sono molti studi accreditati che sostengono l’esatto contrario, ma non è questo il punto dell’articolo. Non è questo il nocciolo della questione che vorrei trattare e che, probabilmente, tratterò in un altro articolo in cui cercherò di far luce su molte delle inesattezze che vengono messe in giro da Big Pharma e dai suoi seguaci.


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Vedete, io ho sempre sostenuto Big Pharma e mi sono sempre schierato a favore della corretta informazione scientifica supportata da tesi, ma stavolta devo ammettere, seppur a malincuore, di aver preso un enorme granchio e di aver avuto torto. E tanto.

La mia amica, che chiamerò Vicky (non posso usare il suo vero nome, in quanto già è sotto il mirino di Big Pharma per questa faccenda e sia lei che la sua famiglia rischiano grosso), mi ha raccontato di come più e più volte abbia posto ai suoi docenti, in facoltà, durante le ore di lezione, il suo dubbio, la fatidica domanda secondo cui perché, ancora oggi, si dovrebbe continuare a bere latte, un alimento di una specie diversa (per lo più vaccina) destinato ai vitelli e sicuramente NON ai bambini, poiché alimento specie-specifico?

Più precisamente: perché l’uomo è l’unico essere che beve latte vaccino, ossia un alimento di un’altra specie diversa? E perché continua a farlo anche dopo lo svezzamento, come nessun altro animale al mondo farebbe?

I docenti di Vicky liquidavano il tutto con «Signorina, la prego, non faccia domande inutili. Il latte fa bene, è questo ciò che lei deve sapere.», ma lei sapeva che dietro si celava qualcosa di più grosso, qualcosa per cui valesse la pena battersi. Qualcosa che bisognava scoprire e smascherare, perché ancora oggi, su tale argomento, vi è davvero poca luce in merito (oppure ve n’è tanta, ma viene puntualmente occultata dai poteri forti).

Dopo che Vicky si laureò, cominciò il suo tirocinio in una farmacia pugliese. Qui decise di associarsi con una sua amica, una giovane nutrizionista vegana (che chiamerò Giovanna) molto preparata in materia nutrizionale onnivora, vegetariana e, appunto, vegana.

Dopo il periodo del tirocinio, Vicky diede l’esame di abilitazione e si iscrisse all’albo nazionale dei farmacisti (la sua collega, la nutrizionista, era già abilitata da un anno e mezzo quando si conobbero). Dopo poco, grazie soprattutto all’aiuto dei suoi genitori, rilevò la farmacia presso la quale lavorava e, assieme a Giovanna, si mise in proprio.

Tutto andò bene per un certo periodo di tempo. La farmacia di Vicky associava ai prodotti allopatici moltissimi rimedi omeopatici: dalle pomate, ai granuli, agli sciroppi e, per finire, alle fiale. Infatti, Vicky cominciò a seguire dei corsi sulla naturopatia e omeopatia, al fine di perfezionare la sua preparazione e migliorarsi sempre più.

Ciò le consentì di aprire la sua mente a più culture e a una medicina naturale che sapesse integrare la più attempata (e, a volte, inutile e fallimentare) medicina tradizionale.

I clienti non le mancavano e i riscontri erano sempre più positivi, fino a che Giovanna decise di aprire all’interno della farmacia uno sportello in cui, attraverso un test per le intolleranze alimentari, diagnosticava una volta al mese le intolleranze ai clienti.

E indovinate cosa spuntava fuori nel 90% dei casi? Ebbene sì: l’intolleranza al lattosio.

Io mi recavo spesso da Vicky, ma se devo essere sincero ho rifiutato sia i suoi test per le intolleranze, sia i suoi consigli diversamente allopatici, tutte le volte in cui tentava di dirottarmi verso l’acquisto dei farmaci omeopatici al posto di quelli tradizionali.

Ricordo ancora quando mi consigliò l’Echinacea al posto dell’antibiotico (il Clavulin), perché, a suo dire, avrebbe funzionato lo stesso, ma non mi avrebbe intossicato e, soprattutto, non avrei avuto effetti collaterali.

Oggi che scrivo tutto ciò, posso dire di essermi sbagliato alla grande. E questo, perché dopo qualche mese da quando Vicky cominciò a diagnosticare intolleranze (a pagamento, ovvio. Ma il prezzo era piuttosto abbordabile, circa una trentina di euro per un test che prevedesse l’analisi di oltre una cinquantina e passa di alimenti diversi) le si presentarono in farmacia dei tizi in giacca e cravatta, neppure si trattasse di una sorta di uniforme governativa (in realtà non è che le cose stessero, poi, così diversamente, ma vabbè…).

La farmacia di Vicky stava pestando troppo i piedi a Big Pharma e la stessa, per evitare danni economici alla regione presso la quale operava attraverso le sue innumerevoli filiali, aveva inviato due dei suoi tirapiedi a verificare un po’ la situazione.

All’inizio i due si presentarono in maniera garbata, almeno stando ai racconti di Vicky. Poi, dopo aver fatto alcune domande piuttosto sui generis, decisero di sfacciarsi un po’ di più (ovviamente aspettando che la farmacia si svuotasse).

Più precisamente uno dei due chiese di farsi diagnosticare le sue intolleranze alimentari. La giovane nutrizionista lo accompagnò nella stanza in cui aveva il macchinario e cominciò a testare gli alimenti. Ovviamente il tizio risultò positivo al lattosio e qui cominciò a sorridere. Poi chiese di parlare con l’altra titolare (ossia Vicky), perché aveva delle cose da dirle e da proporle.

La nutrizionista, Giovanna, non si oppose (perché avrebbe dovuto?) e chiamò la sua socia.

Una volta sole, ecco entrare anche l’altro uomo il quale, toltisi gli occhiali, delucidò le due ragazze su quelle che erano le vere ragioni della loro visita.

A farvela breve, molti credono che siano le farmacie a versare dei contributi periodici a Big Pharma attraverso la vendita dei medicinali. In realtà, è Big Pharma a pagare le farmacie e i farmacisti. E quanto paga!

Big Pharma si sovvenziona dagli introiti derivanti dalla vendita dei farmaci e, soprattutto, da quella dei prodotti alimentari industriali, primi tra tutti il latte.

Dal ricavato, una parte la ridestina alle farmacie, mentre, con l’altra, sovvenziona la ricerca.

Ma quale ricerca?

Mica quella contro le malattie, bensì (Dio possa aver pietà di loro!) quella per introdurne delle nuove e sempre più pericolose!

Cosa sappiamo, ad esempio, dell’intolleranza al lattosio?

Ebbene, secondo “la medicina ufficiale”, l’intolleranza al lattosio è scatenata da una deficienza nelle persone, più o meno elevata, dell’enzima lattasi. Questa deficienza, porta alla più o meno elevata incapacità di digerire il lattosio, uno zucchero che, per essere digerito, deve essere scisso in glucosio e galattosio.

Ma perché si diventa intolleranti? Perché, ancora, una grossa parte delle persone è intollerante al lattosio? E perché il test tradizionale, il breath test al lattosio, il più delle volte risulta negativo, mentre quelli “paralleli” (come quello di Vicky e Giovanna), invece, rilevavano tale intolleranza?

Come ho già detto prima, l’essere umano è l’unico animale a bere latte anche dopo lo svezzamento; latte di un’altra specie animale.

Ora, il latte che troviamo in commercio viene pastorizzato e, successivamente, imbottigliato per poi essere messo in commercio. Ma, secondo voi, è possibile che esistano così tanti allevamenti in grado di produrre così tanto latte per soddisfare la domanda globale?


latte-vaccino


La risposta è NO. Infatti, il latte invenduto, viene ripastorizzato e rimesso in commercio, andando a cambiare la data di scadenza (altrimenti che fine farebbe tutto il latte che non viene venduto e rimane nei frigoriferi dei supermercati? Riflettete. Stessa cosa vale per le tonnellate di latticini!).

Ma il bello deve ancora venire.

Il latte è, come sappiamo dai dati “ufficiali”, composto da acqua, grassi (principalmente saturi), lattosio e caseina (queste sono le componenti principali).

Quello che invece NON SAPPIAMO (e MAI sapremo) è quello che avviene nella fase immediatamente precedente alla pastorizzazione!

Esiste una particolare molecola (di origine sintetica, quindi CHIMICA) che viene aggiunta al latte (esattamente 10 mg per ogni 0,500 Litri). Il dosaggio è estremamente pericoloso, poiché questa molecola, legandosi al lattosio, fa in modo che gli enzimi addetti alla digestione dello stesso NON LAVORINO come dovrebbero.

Il nome di questa molecola è ZINZALASI. La zinzalasi si lega al lattosio e, dopo essere stata ingerita, “contrasta” gli enzimi digestivi, impedendo che la scissione del lattosio avvenga correttamente oppure, in alcuni soggetti particolarmente sensibili, NON AVVENGA AFFATTO! Il tutto, ovviamente, in un lasso di tempo più o meno lungo che varia in base alla sensibilità, più o meno elevata, del soggetto e alla quantità di latte e derivati assunti. Quindi, in alcuni soggetti può manifestarsi anche nei primi anni di vita, in altri, al contrario, in età avanzata. Il dosaggio (0,500 mg per ogni 0,500 Litri) è estremamente preciso, poiché dosaggi più elevati possono causare anche la morte del soggetto (ovviamente, presupposto che questi sia particolarmente sensibile e/o assuma molto latte e derivati).

Perché tutto questo?

Il fine ultimo è ancor più subdolo.

Infatti, i produttori di zinzalasi, sono gli stessi (quasi tutti, un buon 70%) che producono gli integratori di lattasi.

Quindi, questi assassini, prima ti producono una molecola che ti impedisce di digerire il latte, poi, con l’altra mano, ti forniscono gli integratori che ti permettono di digerirlo (qualcosa di molto simile avviene con l’intolleranza al glutine e con il sorgere della celiachia. Ma questo lo approfondiremo in un altro articolo).

Geniale, vero?

Beh, quando Viky e Giovanna vennero a sapere tutto ciò, rimasero a dir poco terrorizzate. Non potevano immaginare che, per anni, avessero finanziato un tale losco mercato e, inorridite ma anche basite, dissero ai due di andare via.

I due uomini, capendo il disagio delle ragazze e il loro momentaneo spavento, tentarono di tranquillizzarle, dicendo loro che se avessero associato la loro attività a Big Pharma, ne avrebbero solo guadagnato, sia in termini economici (dato che gli introiti sarebbero aumentati a dismisura, a causa dei farmaci e degli integratori di lattasi), sia in termini di benefit (ulteriori compensi economici quali bonus produttività, versati direttamente sul conto corrente personale delle due, più viaggi e regali per numero di farmaci venduti).

Sarebbe stato inoltre inutile rivelare la cosa a tutti, perché la zinzalasi è rilevabile solamente attraverso i sofisticati sistemi elettromagnetici che i vari breath-test al lattosio volutamente non rilevano (i test “paralleli”, chiamiamoli così, non hanno il cablaggio della Ka$ta e, quindi, non sono sottoposti al monitoraggio di Big Pharma, la quale fa in modo che gli individui che vi si sottopongano a detti breath-test risultino quasi sempre non intolleranti a questo zucchero. L’intolleranza, infatti, risulta solo se si è intossicati di zinzalasi o, ancora, se il fisico dell’individuo non la tollera bene).

Detto questo, i due uomini non lasciarono altri riferimenti, se non un bigliettino da visita con una email.

Vi riporto qui di seguito lo scambio di email tra Vicky e uno di loro:

[clissa sulle immagini per ingrandirle]

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Quando Vicky mi mostrò queste email, io rimasi sconcertato. Non ci volevo credere. Non volevo credere che tutto ciò che avevo difeso, tutto ciò per cui avevo combattuto a spada tratta e tutti coloro dalla parte di cui mi ero schierato fosse costituito davvero da degli emeriti bastardi senza scrupoli.

La farmacia di Vicky e Giovanna divenne associata alla Big Pharma Corporation dopo neppure un mese dall’ultima email di Michele. Gli scaffali della stessa videro ridursi i numerosissimi farmaci omeopatici a favore dei farmaci tradizionali e, soprattutto, del dannatissimo latte in polvere (quest’ultimo un puro concentrato di zinzalasi) e numerosissimi farmaci contenenti lattosio (perché mai si spiegherebbe il contenuto di lattosio nel 90% dei farmaci in commercio?).


Tuttavia, dopo un lunghissimo periodo di ripetute minacce psicologiche e costringimenti vari su come operare, su cosa vendere e quanto (soprattutto se si conta che i primi a rimetterci la salute sono i bambini!), Vicky decise di lasciare la sua attività e di rinunciare alla carriera. Giovanna la seguì subito dopo e, dopo un paio di mesi, chiuse anche il suo studio di biologa nutrizionista il quale, a seguito della chiusura della farmacia (chissà perché, mi domando…!), vide diminuire drasticamente il numero dei pazienti che si rivolgevano alla ragazza.

Due vite distrutte, due destini già segnati dal giorno in cui le due decisero di iscrirsi al corso di laurea di chimica farmaceutica. Due vite costantemente monitorate dall’occhio sempre vigile di Big Pharma e de La Ka$ta la quale, attraverso la sua subdola rete, ci avvelena costantemente.


Io, fortunatamente, ho smesso di mangiare latticini (anche se ogni tanto un po’ di Grana Padano o Parmigiano Reggiano li assaggio, così come un po’ di mozzarella. Ma sono casi rari), ma a tutti voi idioti che continuate a ingurgitare latte come pecore che seguono il gregge, voglio dire: ci siete o ci fate?

È possibile non vi siate mai accorti che Big Pharma è una piovra che tenta di incastrarci con le sue manovre occulte? È mai possibile siate così stupidi e ritardati al punto tale da investire i vostri risparmi in litri di latte al giorno, al sol fine di soddisfare il vostro palato?

A parte che il latte fa schifo al cazzo, ma è mai possibile che nessuno di voi si sia mai messo in mente come mai questa pubblicità:


burro

Ve lo ingrandisco, nel caso abbiate difficoltà nel leggere (vabbè che potete pure aumentare la visualizzazione con lo zoom):


burro 2

Il burro è scivoloso. 
Ecco perché dobbiamo mangiarne il più possibile 
per lubrificare le vene e le arterie

 

andasse così in voga negli anni ’70 tale da indurre il lavaggio del cervello a tutti i babbei possessori di un apparecchio televisivo installato in casa?

Ci siete? Siete persone connesse? Siete normali? Avete capito che siete degli sfigati mangiatori di pus di vacca pastorizzato e addizionato di veleno per farvi diventare intolleranti?


E la chiudo qui. Perché solo se non siete dei completi ritardati avete capito che sarebbe meglio per voi e per i vostri figli se già da domani la smetteste di bere latte e di ingozzarvi di latticini come dei sudici maiali.

E sappiate, come vi ho detto, che per la celiachia accade una cosa molto simile (solo che sono coinvolti i vaccini. Ma, ripeto, questo lo chiarirò solo in seguito, altrimenti questo articolo diventa un trattato e, dato che la maggior parte degli italiani sono analfabeti funzionali incapaci di leggere qualcosa più lunga di 3 pagine, credo sia doveroso smetterla adesso).

Un saluto a tutti. E state in guardia!


About Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 365 giorni l'anno.
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