GHOULS ‘N GHOSTS: La Bestemmia Perfetta

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Già in un mio articolo precedente avevo parlato di un altro videogame retrò con il quale sono cresciuto da bambino e ragazzino, ossia Toki, un gioco piuttosto difficile dove si schiattava sin dal primo livello e nel quale era praticamente un miracolo riuscire a giungere fino alla fine.

Ma non voglio ripetermi, perché stavolta vi parlerò di un gioco che, almeno al sottoscritto e, comunque, a TUTTI coloro che ci hanno giocato, perdendoci lo stipendio del genitore di turno lì vicino, ha contribuito a far invocare il Signore da lassù svariate volte, sin dal primo livello assieme a tutto il resto della rosa dei Santi del Paradiso.

Mi riferisco a un gioco della Capcom, distribuito su diversi supporti (tra cui Arcade e Sega) e che io ho avuto il piacere di giocare su cabinato: Ghouls ‘n Ghosts, il gioco che ti faceva salire prima il disagio, poi la frustrazione facendoti sentire una merdaccia sin dai primi secondi di gioco e, successivamente, contribuiva a farti bestemmiare come un’anima dannata, perché era praticamente impossibile raggiungere il secondo livello senza almeno lanciare un’imprecazione blasfema. Anche i più bravi, in questo gioco, riuscivano a bestemmiare con una disinvoltura unica, lasciando inorriditi tutti i puritani dell’epoca (ma anche gli attuali, se questo gioco dovesse mai rivedere la luce).

Seguito del tremendo Ghosts ‘n Goblins (altra pietra miliare della bestemmia), Ghouls ‘n Ghosts era un platform di genere horror-avventura nel quale il protagonista cavaliere in armatura e con la panza, Arthur, doveva percorrere un cimitero pieno zeppo di zombie (i quali, a dispetto di quanto si creda, non andavano lenti, ma correvano piuttosto in fretta), maghi bastardi che ti trasformavano in papera, mostri alati, streghe, vampiri, piante sputafuco, cazzi e mazzi che, in una maniera o nell’altro, riuscivano a fotterti e a privarti della stessa, per poi ucciderti con un secondo colpo.

Gioco bastardo…


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Esatto: in questo gioco bastavano 2 colpi per ridurre il nobil cavaliere Arthur in un mucchietto d’ossa: il primo lo denudava, il secondo lo mandava direttamente al Creatore, con il gamer di turno incazzato che emanava empie imprecazioni demoniache rivolte alla madre di Arthur, al mestiere di questa e, soprattutto, se la prendeva con tutti i santi che popolavano le schiere celesti lassù e che poco c’entravano con tutta quella storia.

Io non sono mai riuscito a finire Ghouls ‘n Ghosts, perché, come già detto, riuscire a terminare il primo livello era già di per sé un’impresa eroica; gli eroi, infatti, giungevano al secondo (il Villaggio della Rovina e Città in Fiamme), mentre gli esseri sovrannaturali provenienti da un altro pianeta, come me, vantavano, nella leggenda dei videogiocatori i cui volti venivano scolpiti sul marmo per essere esposti nella galleria delle creature mitologiche della sala giochi, di essere giunti sino all’ultimo livello con un solo gettone!

Peccato che, pur giungendo all’ultimo livello, la Stanza del Trono di Lucifero, seppur con qualche vita in più (guadagnata durante il gioco), non te ne facevi nulla e questo per due solidissime ragioni:

  • Era impossibile giungere al boss finale, Lucifero
  • Era impossibile battere Lucifero

Gioco bastardo…

Ma ammesso e non concesso fosse esistito un eletto dal Signore che, in quel mondo di gamers sfigati figli degli anni ‘80 e ’90, avesse posseduto la bravura, ma anche il culo di uno scimpanzé del Bengala, tale da riuscire a battere il boss finale, beh, ciò non gli sarebbe comunque servito a un tubo! Infatti, per riuscire a battere il cattivo finale, gran pezzo di merda (ma non pezzo di merda quanto il creatore di questa macchina diabolica sforna bestemmie rare), bisognava finire il gioco 2 (DUE!) volte, perché occorreva un’arma di cui la prima volta, ovviamente, non si disponeva: lo Psycho Cannon. Inoltre, per riuscire ad ottenere quest’ultimo, bisognava essere in possesso dell’armatura d’oro completa (elmo, corazza e scarpe) e la palla di fuoco, per poi aprire uno scrigno magico dal quale sarebbe apparso la Dea della Battaglia che ci avrebbe consegnato lo scudo magico.

Porcaccia soia, che fatica, eh! E, comunque: gioco bastardo!


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La novità rispetto al gioco precedente, oltre alle bestemmie nuove che il giocatore incauto di turno riusciva a creare con una spensieratezza da far invidia ai migliori cabarettisti improvvisatori del mondo intero, era la presenza di due armature: quella grigio metallica, di base, che aveva l’unica funzione di proteggere Arthur dai colpi dei nemici (anche il contatto fisico gliela faceva perdere, eh! Tanto per complicare ulteriormente le cose…! Gioco bastardo…) e quella d’oro la quale, invece, consisteva in una sorta di power up che consentiva ad Arthur di lanciare un colpo devastante rispetto all’arma che possedeva. Rimanevano consolidate, invece le peculiarità di terminare il gioco due volte (‘tacci sua!) e l’impossibilità di cambiare la traiettoria del salto una volta effettuato (che, il più delle volte, ti condannava a morire. Male).


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L’ho già detto “gioco bastardo…”?

Ed ecco, quindi, porsi l’ulteriore problema: la scelta dell’arma. Perché sì, era vero che il gioco era disseminato di trappole e maghi bastardi, ma era altrettanto vero che negli scrigni, oltre al mago infame, potevi trovarci delle armi. Il problema era che NON tutte le armi erano, alla fine, davvero utili, ma alcune si dimostravano soltanto di intralcio e completamente inutili ad affrontare i nemici, come il fuoco o la scure (soprattutto il primo, il quale aveva una gittata a parabola, tra l’altro neppure troppo lunga, e si doveva calcolare l’esatta traiettoria prima di lanciare il colpo. Quindi, se il nemico era troppo lontano non combinavi nulla, ma anche se era vicino ti serviva a una sega. La scure non ricordo bene, ma so solo che faceva cagarissimo, mentre un’arma davvero utile, oltre all’iniziale giavellotto, era lo scudo, perché, proprio come il pugnale, aveva una gittata lunghissima ed era adatto sia per gli scontri ravvicinati, sia per quelli a lunga distanza).

Qui un elenco di tutte le armi:

  • Giavellotto (arma di default)
  • Pugnale, più veloce del giavellotto
  • Ascia, molto potente ma dalla traiettoria ascendente
  • Spada: l’arma più inutile della storia di tutti i videogame
  • Disco, leggermente più potente del giavellotto
  • Palla di fuoco, dalla cadenza di tiro molto alta e dalla bestemmia anche più alta
  • Psycho Cannon (scudo), è lento, ma è anche l’arma più potente del gioco (mai avuto l’onore di provarlo)

Questi, invece, i livelli da superare, possibilmente trattenendo le bestemmie infuocate:

  • Cimitero delle Esecuzioni ed Isola Galleggiante sul Lago
  • Villaggio della Rovina e Città in Fiamme
  • Torre del Barone Rankle e Montagne dai Volti Orribili
  • Caverna dei Cristalli e Discesa nell’Abisso
  • Castello di Loki/Lucifer
  • Sala del Trono di Loki/Lucifer (boss finale)

Solo sei livelli già, solo sei, anzi, quei sei erano FIN TROPPI! Sei livelli che poi sarebbero diventati DODICI, perché, appunto, il gioco dovevi finirlo non una, ma due volte.

Io non ho mai avuto l’onore di finirlo, perché, se riuscivo ad arrivare fino al boss finale la prima volta, lo stesso boss mi faceva il culo in malo modo, facendomi consumare tutte le vite accumulate (ero bravo, ma non invincibile). Che io sappia, nel mio paese e in quella sala giochi, NESSUNO era riuscito nell’impresa di terminare il gioco almeno una volta sola. Anzi, io venivo ricordato come l’eroe che, con un sol gettone, riusciva a giungere indenne sino a Lucifero, per poi fallire miseramente.

Perché questo gioco si basava sul fallimento del giocatore, sul suo imbarazzo, sul fatto di farlo sentire un completo incapace, una merdina totale e, soprattutto, sulla capacità di provocargli attacchi d’ira funesta incontrollabile, tale da sbatterlo nel girone degli iracondi laggiù negli Inferi per aver invocato il Padre Eterno invano ripetute volte.

Gioco bastardo…

Quanto ti odiavo. E quante me ne hai fatte dire.

Persino il demonio in persona impallidiva quando io giocavo a questo gioco. Bastardo. E infame. Ma soprattutto bastardo. E soprattutto infame.

Ad ogni modo, per chi non avesse mai sentito parlare di questo gioco (ufficialmente tra i videogiochi più difficili della storia. E bastardo) e non avesse mai provato a giocarci, lascio il video dello stesso ad opera di un nerd (almeno credo ci sia dietro un essere umano) il quale, a quanto pare, non deve aver mai dormito in vita sua, né fattosi neppure una pippa, perché non mi spiego come cazzo riesca a giocare in maniera così disinvolta, senza prendere mai un colpo, perdere una vita, riuscire a lottare con quella spada di merda e, soprattutto, senza lanciare un’imprecazione apocalittica in diretta (e io e i miei amici almeno le pippe ce le facevamo. Ragion per cui eravamo condannati a non terminare mai ‘sto gioco bastardo…).



Per tutti coloro I quali, invece, volessero provare l’ebrezza di (ri)giocarci e (ri)bestemmiare come anime dannate, qui il link per giocare online a Ghouls N Ghosts.


E io avrei concluso.

Fatemi sapere cosa ne pensate di questo gioco bastardo il quale, nonostante la bastardaggine, è rimasto una pietra miliare negli Arcade retrò degli anni ’80 e ’90, anche (e soprattutto) per via della capacità che donava al giocatore di inventarsi sempre nuove, fresche e frizzanti bestemmie colorite e fatate.

Voi ci avete mai giocato? E quanto bestemmiavate?

Ditemelo commentando qui oppure in pagina. Io, come sempre, vi risponderò e, nel frattempo, vi auguro una buona giornata a tutti (ma soprattutto a tutte!!!),

il Tizio che bestemmiava allegramente dopo i primi 5 minuti di Ghouls ‘n Ghosts


Informazioni su Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 365 giorni l'anno.
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