DUE O TRE COSE SU SPIDER-MAN

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spider-man


Dato che siamo alla vigilia del tanto atteso (per noi amanti dei cinefumetti e nerd tutti) Spider-Man: Homecoming, il primo Spider-Man appartenente all’universo condiviso della Marvel Cinematic Universe, mi è sembrato doveroso scrivere quello che penso in merito agli Spider-Man che lo hanno preceduto e, infine, fare un paio di considerazioni su questo nuovo film che sta per vedere la luce nelle sale il 7 luglio.

Ricordo che quando uscì il primo Spider-Man, con Sam Raimi alla regia, fui molto entusiasta e soddisfatto del lavoro svolto. Vuoi perché avevo appena una ventina di anni, vuoi perché sino ad allora, di Spider-Man, non se n’era vista mai neppure l’ombra in TV o al cinema, fatto salvo per una breve parentesi verso la fine degli anni ‘70, con tre film (se non erro) avventi come protagonista Nicholas Hammond nei panni di Peter Parker.

Per chi fosse cascato dalle nuvole e non avesse neppure la minima idea di cosa stia dicendo, vi lascio qui sotto il film integrale preso da YouTube:

Inutile soffermarsi su questo film, perché, seppur all’epoca fece scalpore (era il primo e vero film sull’Uomo Ragno), non è possibile non rendersi conto degli innumerevoli difetti che lo caratterizzavano: il primo, il protagonista, Peter Parker, non un ragazzino liceale, ma un ragazzo adulto; il secondo, i villain del film che nulla c’entravano con i villain storici dei fumetti di Spider-Man (il Goblin, il Dr. Octopus, Lizard, ecc.) e, per finire, il concept tutto che si distaccava completamente da ciò che i fumetti avevano proposto sino a quel momento. Sugli effetti speciali neppure mi soffermo, perché siamo a 40 anni fa e, quindi, ciò che si poteva fare all’epoca nel campo degli effetti speciali era davvero molto limitato.

Il primo e vero Spider-Man, quindi, quello più vicino alla perfezione, lo abbiamo visto nel 2002 con Sam Raimi dietro la macchina da presa. Un film che, all’epoca, mi piacque molto e mi fece venire la pelle d’oca, mettendomi i brividi.

Tutto mi piaceva in quel film: gli effetti speciali, i protagonisti, il villain, i comprimari. Insomma, non c’era nulla che apparentemente non mi andasse a genio.

Rivedendolo oggi, con il senno di poi, posso tranquillamente affermare che, seppur Sam Raimi ha svolto un ruolo egregio alla regia, il film, la sua sceneggiatura, è stata partorita dal buco del culo.

Iniziando proprio da Peter Parker interpretato da Tobey Maguire, quest’ultimo considerato da molti cinefili come l’unico vero Spider-Man, mi mette i nervi. La colpa, ovviamente, non è sua (non tutta sua), ma di chi gli ha ordinato di calarsi totalmente nel ruolo da sfigato e interpretarlo alla perfezione. E il buon Tobey deve aver preso talmente alla lettera il consiglio che si è trasformato in una sorta i Fantozzi teen-ager, sfigato fino al midollo, imbranato con le ragazze (soprattutto con Mary Jane), totalmente incapace di difendersi e/o di spiccicare una parola con il resto del mondo.

Non solo. Tobey Maguire, proprio come attore, mi dava ai nervi, perché dotato di due sole espressioni facciali: quella seria e quella in cui la faccina sembrava sorridente, grazie al sorriso a mezza luna delle labbra.

Stop.

Finito.

Questo è Tobey Maguire in Spider-Man.

Il problema, è che Peter Parker, seppur bullizzato da Flash, NON È uno sfigato e un imbecille totale, non è Fantozzi. Lui ci sa fare con le ragazze, è spiritoso, ama fare battute e, soprattutto quando indossa il costume da Uomo Ragno, queste capacità emergono esponenzialmente.

Ancora, Tobey Maguire è un Peter Parker troppo adulto, per quanto lo abbiano truccato per farlo sembrare un sedicenne (ma andiamo! Si vede che è un cazzo di venticinquenne finito!); e lo stesso vale per tutti i suoi compagni di liceo.

Le battute sono il marchio di fabbrica di Spider-Man, come il cinismo è il segno distintivo di un ottimo J. K. Simmons nelle vesti di J. Jonah Jameson (quest’ultimo, invece, sì che mi è piaciuto, assieme a Herry Osborn, il miglior amico di Peter, interpretato da James Franco).

Anche il Goblin di Willem Dafoe non è affatto male, anzi, come villain non mi dispiace affatto.

Stendiamo un velo pietoso sulle ragnatele organiche (anche se in uno degli universi di Spider-Man, se non ricordo male, Peter Parker può lanciare ragnatele direttamente dal suo corpo, senza ricorrere alle cartucce spara-ragnatele)..

Per finire, la CGI: sì, siamo nel 2002, gli effetti speciali iniziavano a essere spaventosamente fighi, ma ancora lontani dai livelli attuali. Tuttavia, seppur molto belli all’epoca, rivedendo il film oggi mi accorgo che non è esime la difetti (seppur molte scene riportano alla mente la tanto amata trilogia di Raimi, Evil Dead e, più precisamente, il terzo capitolo: L’Armata delle Tenebre, quando, ad esempio, il Goblin con una bomba riduce in polvere alcune persone, facendo emergere i loro scheletri. Esilarante).

Tutto ciò è stato, a mio avviso, decisamente migliorato nel secondo capitolo, Spider-Man 2.

La passione di Raimi nell’inserire nel film il suo vecchio amore, La Casa (Evil Dead), non passa inosservato, visto che sia in questo film, sia nel successivo Spider-Man 3, farà la sua comparsa in un cammeo Bruce Campbell (Ash, il protagonista della trilogia de La Casa, La Casa 2 e L’Armata delle Tenebre).

Il film ha una sceneggiatura migliore e anche gli effetti speciali mi sono piaciuti di più. Unica pecca, a mio avviso, oltre al già citato Tobey, sempre più sfigato, sempre più idiota (alcuni suoi atteggiamenti nei confronti di Mary Jane sono incomprensibili!), sempre più Fantozzi, mi danno davvero ai nervi; dicevo, unica pecca è il villain, il Dr. Otto Octavius Octopus, qui interpretato da Alfred Molina. Seppur l’interpretazione di Molina è egregia, non posso dire la stessa cosa della caratterizzazione del villain (am questo è un punto debole di TUTTI i film della Marvel): infatti, le motivazioni il Dr. Octopus a diventare cattivo e a voler uccidere Spider-Man non sembrano essere così convincenti; non parliamo, poi, di Herry Osborn, personaggio che tanto mi era piaciuto nel primo Spider-Man, ma che qui ce l’ha a morte con l’Uomo Ragno, reo di avergli ucciso il padre.

Ma scusa, e grazie al cazzo, Herry!

Il giovane rampollo Osborn diventa un personaggio inaccettabile: ce l’ha con Spider-Man in quanto responsabile della morte del genitore, ma non si pone nessuna domanda in merito al fatto di quanto suo padre fosse un pezzo di merda esaltato, pazzo schizzato fino al midollo e che volesse uccidere mezza città, senza contare Mary Jane, la donna che Herry tanto amava.

Cioè, tuo padre ti vuole uccidere la fidanzata e tu, dopo aver appruato che è un super criminale,, dai pure la colpa all’unica persona che è stato in grado di fermarlo e, suo malgrado, farlo fuori? Non è che un minimo se l’è cercata?

Herry, fammi capire figliuolo: che problemi mentali hai?

Infine, ritornando sul personaggio biespressivo di Peter Parker: anche qui, oltre alla già citata aura fantozziana che lo riveste, la cosa che più mi ha fatto incazzare è stata quella di vedere Parker perdere i poteri.

Solo una domanda: ma perché cazzo!?!??!

Cioè, cosa diavolo c’entra? Non ha un filo di senso logico con ciò che mostrato nel primo film, quando si evince che i poteri, Peter, li ha ereditati dal morso di un ragno radioattivo! Perché diavolo qui, in questo secondo capitolo, i poteri vanno e vengono a seconda dello stato d’animo del ragazzo? Cche diavolo ci azzecca l’emotività del giovane con il morso del ragno?

Lo so io: un bel nulla! Una trovata della regia che distrugge completamente il film.

Veniamo adesso al disastro, Spider-Man 3, ovvero “come distruggere una trilogia non perfetta, ma neppure così disastrosa”.

Spider-Man 3 riesce nell’impresa di mandare a puttane tutto, distruggendo il film stesso, i protagonisti, i film precedenti, venendo subissato da critiche distruttive da parte di tutti, fan compresi, i quali avevano apprezzato i primi due capitoli.

Cominciamo dal primo punto: quando Sam Raimi si mette all’opera con gli effetti speciali per ciò che concerne le scene di volo, è una pena.

Alcune cose, poi, risultano essere davvero paradossali!

Ad esempio, nella scena che si svolge in metropolitana, il duello tra Spider-Man e l’uomo sabbia, il secondo sbatte il primo tra due treni che giungono in corsa l’uno nella direzione opposta dell’altro (ovviamente su due binari diversi).

Ok che il ragazzo c’ha i super poteri, ma sopravvivere a un impatto del genere, venendo sbalzato più volte tra un treno all’altro, è del tutto IMPOSSIBILE!

Come cazzo fa ad essere ancora vivo e, soprattutto, in grado di rimettersi in piedi e suonarle al nemico?

Il peggio, però, arriva quando Peter diventa Venom, diventando odioso e insopportabile all’inverosimile. Tobey Maguire si trasforma in un idiota totale, un coglionazzo a cui vorresti spaccare la faccia. Quei suoi balletti e quegli atteggiamenti urtano e fanno roteare le palle a velocità ipersonica, vorresti sbattergli sui denti una mazza di ferro chiodata, ma l’unica cosa che riesci a fare è prendere il DVD e mangiartelo a morsi dalla rabbia! Il tutto, mentre una sequele di bestemmie echeggiano nella stanza in cui il film è in visione.

Seriamente: come si fa a non bestemmiare durante queste scene?

Grazie Sam Raimi. Grazie mille per aver completamente disintegrato un personaggio.

Stendiamo un velo pietoso sul personaggio di Gwen Stacy, interpretata da Bryce Dallas Howard: un’oca ritardata avrebbe più cervello e sarebbe risultata più sensuale.

Gwen qui ci viene mostrata come una rimbambita completa, ma nella realtà è una ragazza intelligentissima, oltre che molto bella ed è stata il primo grande amore di Peter, prima di morire durante una delle battaglie di Spider-Man (battaglia, questa, in cui il ragazzo si sentirà responsabile per un lunghissimo periodo, rimanendo interiormente tormentato dal rimorso di non essere riuscito a salvare la ragazza, ma, non solo, anche di essere stato, in qualche modo, complice della morte della giovane).

In Spider-Man 3, Gwen non fa altro che ridere come un’oca in una maniera irritante, facendo incazzare lo spettatore e diventando un blando ripiego di Peter per far ingelosire Mary Jane; Mary Jane, quest’ultima gelosa del suo ragazzo a cui aveva promesso di sposarlo che, non si capisce bene perché, decide di lasciarlo e di rompere la promessa di matrimonio.

Davvero, la motivazione che sta alla base della rottura tra i due, è quanto di più stupido architettato e non fornisce una spiegazione valida allo spettatore, facendo apparire come una stronza la giovane fanciulla rossa.

E vogliamo parlare del tizio che esce con Gwen che la vede in bilico su un grattacielo rischiando di precipitare nel vuoto e morire male spiaccicandosi a terra? L’unica cosa che sa dire rivolgendosi al padre è: «A proposito: esco con sua figlia.», rimanendo totalmente incurante del fatto che la ragazza stia per morire, essendo più preoccupato a scattare foto che cercare aiuto.

Ma VAFFANCULO!

Rimanendo in tema di villain, infine, mi è piaciuto molto l’uomo sabbia, personaggio trattato davvero molto bene, per ciò che concerne i suoi risvolti psicologici; tuttavia, Sam Raimi, anche qui toppa di brutto, perché, se da un lato riesce a fornirci un ottimo villain, dall’altro decide di inserire nello stesso film ben 3 villain (oltre al già citato uomo sabbia, anche il New Goblin di Herry e, per finire, Venom). Inoltre, la regia si dimostra incapace di gestire tutti questi villain in un unico film (e grazie al cazzo: come puoi caratterizzare perfettamente ben tre cattivi, quando, a malapena, ci sei riuscito con uno?).

In conclusione, questo film è lo schifo merda totale.

Grazie a Dio ci hanno risparmiato un quarto capitolo della saga, con un ennesimo Tobey Fantozzi Maguire sfigato fino al midollo.

I due The Amazing Spider-Man, invece, quelli sì che mi sono piaciuti e tanto anche.

Mi piacquero all’epoca, quando uscirono e continuano a piacermi oggi quando me li rivedo in DVD.

Non sono film esimi da difetti, no sono perfetti, ma c’è un netto miglioramento nella caratterizzazione del personaggio di Peter Parker, qui interpretato da un ottimo Andrew Garfield Garfield (tra l’altro tornato alla ribalta nel ruolo di Desmond Doss nel bellissimo film di Mel Gibson La battaglia di Hacksaw Ridge) che, forse, però, risulta essere un po’ troppo figo e per nulla impacciato (sostanzialmente l’opposto di Maguire).

La storia d’amore tra Peter e Gewn, poi, qui è trattata davvero molto ma molto bene: i risvolti romantici sono intriganti e commoventi, il personaggio di Gewn è perfetto e Emma Stone risulta calata perfettamente in esso.

Una Gewn Stacy coi controcazzi: intelligentissima, bellissima e super cazzuta, in grado di sostenere il suo ragazzo/supereroe nella vita di tutti i giorni e, soprattutto, in battaglia, prima contro Lizard (Rhys Ifans), poi contro Herry Osborn/Goblin e Electro (Jamie Foxx).

I difetti che riscontro nel primo film sono quelli in merito al personaggio di zio Ben, qui interpretato da Martin Sheen: c’è davvero troppo poco tempo per affezionarsi a quest’uomo e anche la morte è dipinta in modo molto ma molto superficiale (molto meglio il primo Spider-Man di Raimi); ancora, il villain, non caratterizzato perfettamente, troppo blandi i motivi che lo spingono a odiare il mondo e a voler uccidere Spider-Man (compresa tutta gli abitanti della città).

Ma va beh, chi mai è perfetto?

Ottimo Peter Parker nei panni di Spider-Man: quando lotta fa battute, è spiritoso, prende per i fondelli i nemici e, soprattutto, non lancia ragnatele dal corpo, ma da un congegno da lui inventato e brevettato: la cartuccia spara-ragnatele.

Il secondo film (Il Potere di Electro) risulta molto gradevole, anche se non perfetto e esime da difetti anch’esso. Fatto salvo alcuni errori che proprio non mi sono andati giù (come quello in cui Gwen dice a Peter: «È Electro!», quando a sapere che si chiamava in quel modo, fino a quel momento, erano solo Electro e Herry Osborn), ci sono alcuni personaggi, otre ai villain, che mi hanno fatto storcere il naso.

Iniziamo da Herry Osborn, qui riproposto in chiave fantozziana, completamente l’opposto dell’Herry dei film di Raimi. Anche qui, le motivazioni che spingono il giovane Osborn a diventare cattivo e a ribellarsi contro Spider-Man sono, a dir poco, ridicole; peggio ancora quelle che motivano Electro a rivoltarsi contro tutta la città, Spider-Man su tutti!

Insomma, ci vuole tanto a costruire un cazzo di villain come si deve?

Evidentemente, in casa Marvel, ciò deve essere una sorta di tabù, qualcosa che impedisce agli sceneggiatori di dar vita a un villain memorabile, forse perché, così facendo, ruberebbe il ruolo da prima donna al protagonista.

Infine, dopo la morte di Gwen, Peter si rintana e si spoglia delle vesti dell’uomo ragno. L’intento della regia, è quello di mostrarci un ragazzo distrutto dentro, ferito nel cuore, incapace di riprendersi dopo la morte della fidanzata, divorato dal rimorso di non essere riuscito a salvarla.

Ok, ci sta.

Ma tutto questo dura a malapena pochi minuti. Pochi fottuti e luridi minuti.

Neppure il tempo di cercare di far attraversare a Peter quei momenti di morte interiore che, all’improvviso, durante un servizio in televisione, il ragazzo, vedendo il nuovo cattivo in circolazione per le strade di New York, decide di intervenire e andare a pestare Rhino (qui doppiato con un accento russo che, boh, non so voi ma a me faceva ridere).l

Bella, bellissima l’entrata in scena di Spider-Man che salva il piccolino vestito da uomo ragno, per poi afferrare il megafono, fare il fesso (sì, perché qui, Spider-Man, quando combatte fa le battute e sfotte i suoi nemici!), per poi scagliarsi, infine, contro Rhino.

Peccato non ci sia stato un seguito, mi sarebbe piaciuto assistere a un terzo The Amazing Spider-Man.

L’ultima nota la stendo nei confronti di Sally Field, qui un’ottima zia May che riscatta la precedente del film di Sam Raimi, troppo anziana per poter essere la zia (e non la nonna) di Peter.

Nulla se paragonata, però, alla zia May di Spider-Man: Homecoming, donna di mezza età, una MILF arrapante che non so se mi spiego e che pare essersi calata perfettamente nei panni del personaggio (almeno in quell’unica scena in cui appare May Parker nel film Captain America: Civil War mi ha fatto un’ottima impressione).

Per quanto riguarda il film che, purtroppo, non ho ancora visto (mancano poche ore e sto morendo male dalla voglia di fiondarmi in sala), c’è da dire che i trailer mostrati fino ad ora hanno spoilerato quasi i 2/3 della pellicola. Quindi, diciamo, tanto mi basta per azzardarmi a dare un giudizio, seppur sommario e seppur da prendere con estremo beneficio di inventario, su ciò che mi (ci) aspetta.

I 20 minuti di Spider-Man in Captain America: Civil War mi avevano convinto appieno: molto più Spider-Man Tom Holland rispetto alla mazza di scopa Maguire e al fighettino Garfiled (anche se, per adesso, ripeto, quello che più mi ha convinto è proprio quest’ultimo).

Mi è piaciuta l’interpretazione da ragazzino di Holland (che dovrebbe avere una ventina di anni), calato perfettamente nel ruolo del sedicenne supereroe che si ritrova in questa condizione suo malgrado; un supereroe che, a quanto pare, almeno stando a ciò che si evince dai trailer, deve fare i conti con tutti i problemi dei sedicenni: la scuola, gli amici, la famiglia e l’amore.

Lo stesso Holland, durante un’intervista, spiegò che: «… questa è una versione molto diversa di Spider-Man perché vedrete un ragazzo che affronta i problemi che ogni ragazzo di quindici anni affronta quotidianamente e inoltre tenta di salvare la città. È in conflitto a causa di quello che sta cercando di fare e tutto quello che sta accadendo con gli Avengers. Ovviamente dopo Captain America: Civil War ancora non sappiamo bene cosa stia accadendo e lui si trova nel bel mezzo di questo mondo. Per cui è molto eccitante esplorare questi aspetti e più semplicemente è molto divertente vedere un ragazzo del liceo che cerca di capire cosa fare con i suoi superpoteri.»

Mancherà in questo film, quanto pare, l’ennesima morte di zio Ben (che, credo, si stia toccando le sacrali noci di cocco tant’è sfigato), ma credo sia cosa buona e giusta, dato che, ormai, la sorte di zio Ben la conosciamo bene un po’ tutti: deve morire male. Tuttavia, mi è sembrato che il ruolo di zio Ben sia stato “trasferito” a Robert Downey Jr. nei panni di Iron Man, qui presente (sperando non onnipresente), figura che funge un po’ da secondo padre (o secondo zio) di Peter, amico e consigliere fidato («Volevo essere come te!» «Devi essere migliore!» gli risponderà Tony Stark che, a quel punto, deciderà di riprendersi il costume che gli ha donato).

E proprio in merito al costume che dico: che figata! Un costume ipertecnologico, dotato di spara-ragnatele con ben 78 diversi tipi di combinazioni, ali-ragnatele e ragni-spia volanti. Insomma, tutto l’armamentario di Iron-Man in mano a un ragazzino.

Tornando a Stark, spero che la sua presenza non risulti eccessiva nel film, perché )(temo9 che possa rubare il ruolo da prima protagonista a Peter. Insomma, non stiamo parlando dell’utlimo arrivato, ma di un gigante come Robert Downey Jr., già famoso per diverse sue interpretazioni e fermamente consolidato nel ruolo di Iron-Man già da molti anni. Ma, anche qui, staremo a vedere.

Un altro mio timore, è rappresentato dal fatto che, avendo il film così tanti giovani protagonisti e contando su una star come Zendaya (la giovane star della Disney, qui nei panni di Michelle), possa risultare fin troppo teen oriented, ma potrei (anzi spero) sbagliarmi.

Quindi, ricapitolando, un Peter Parker (finalmente) giovane, spiritoso, frizzante, alle prese con tutti i problemi della gioventù, desideroso di diventare un Avanger (e ciò mi fa capire che questo film è molto ispirato alla serie a fumetti Ultimate Spider-Man, serie dalla quale già il precedente The Amazing Spider-Man traeva ispirazione); un Peter Parker ingenuo, che osa, che sbaglia; un Peter Parker innamorato (vedremo come si comporterà con la sua nuova fiamma, Liz), un Peter Parker circondato da amici (il suo migliore amico Ned e Michelle che no ho ancora capito che ruolo avrà in questa storia).

Per finire, l’ultima nota la spendo nei confronti del villain di questo film: l’avvoltoio, interpretato da sua maestà, the Boss, Michael Keaton.

Solo i più sbarbatelli non conoscono Michael Keaton, divenuto famoso grazie alla sua super interpretazione verso fine anni ‘80 e inizi anni ‘90 nei primi due Batman di Tim Burton. Recentemente scomparso dagli schermi, ritorna a farsi vedere nel film Birdman, una sorta di parodia verso i supereroi (l’uomo uccello); Keaton che adesso sta rivivendo una seconda giovinezza artistica e che, guarda caso, ironia della sorte, ritorna a rivestire i panni di un personaggio alato, l’avvoltoio (anche se, stavolta, antagonista).

Fino ad ora, i film della mArvel non ci hanno mai incantato per ciò che concerneva i villain e l’interpretazione degli attori nei ruoli di questi, ma chissà che Keaton non sappia stupirci.

Torna a casa Spider-Man, quindi, intendendo che il nostro amichevole uomo ragno di quartiere è tornato nelle mani della Marvel e, quindi, nel MCU, tagliando momentaneamente i ponti con la Sony, la quale deteneva i diritti fino a poco tempo fa; Sony che, a quanto pare, ha prestato momentaneamente i diritti relativi al personaggio e alla trasposizione cinematografica alla Marvel-Disney, per poi (sigh!) riprenderseli non si sa quando (e speriamo ciò non avvenga mai! Perché, se con gli X-Men, fino ad ora, la Sony ci ha abituato a film eccellenti, con Spider-Man ha toppato più volte).

Che dire, quindi? Quali le conclusioni?

Beh, a mio modo di vedere, se Spider-Man è quello che si è visto in Civil War e se i trailer mandati in onda fino ad adesso rispecchiano almeno per la metà quello che è lo Spider-Man che ci appresenteremo a vedere sul grande schermo, a questo punto credo (spero) che questo Spider-Man sarà LO Spider-Man definitivo, quello più vicino ai fumetti e al cuore dei fan-nerd.

Incrociando le dita, non mi resta che congedarvi da voi con il mio solito abbraccio a tutti (ma soprattutto a tutte!!!),

il Tizio che disquisisce di argomenti cinefili di elevato spessore nerdistico

About Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 356 giorni l'anno.
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