DEADPOOL 2: La Recensione

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E dopo Avengers: Infinity War non potevo non recensire un altro film che attendevo con un’eccitazione piuttosto elevata, vuoi perché il primo film mi era piaciuto non poco, vuoi perché, quando si tratta di supereroi, il mio spirito nerd va parecchio su di giri e si attende sempre grandi cose al cinema.

C’è da dire che, per quanto attendessi spasmodicamente questo secondo capitolo di Deadpool, sapevo che mai e poi mai avrebbe potuto essere all’altezza di Infinity War, ma mi aspettavo qualcosa che almeno se la giocasse a pari merito con il primo.

Ebbene, posso dire, adesso che l’ho visto, che questo Deadpool 2 non solo non fa rimpiangere il primo capitolo, ma gli è addirittura superiore per una serie di motivi che elencherò di seguito.

Prima di cominciare, ci tengo a precisare che questa recensione, propri come accaduto in Avengers: Infinity War, si dividerà in due parti: la prima parte spoiler-free, con una descrizione del film più o meno accurata (non sono un critico cinematografico, ergo non aspettatevi una recensione scritta dopo un’analisi al microscopio), la seconda, invece, con un’analisi tramite il Nerd Level e, di conseguenza, con spoiler che piovono come se non ci fosse un domani.

Ma bado alle ciance e cominciamo!

Tanto per cominciare, ciò che balza immediatamente agli occhi è la regia ad opera di David Leitch, già regista in film come John Wick e Atomica Bionda. Il risultato è un film con un’azione maggiore rispetto al precedente le cui scene in questione sono state girate e montate decisamente ad opera d’arte. Inoltre, già dallo scorrere dei titoli iniziali, si capisce che il film non è da prendere affatto sul serio, perché viene menzionato nella regia “uno di quelli che ha ucciso il cane di John Wick”.

Già lì, a stento, mi sono retto lo stomaco tra le mani, perché una risata mi è saltata fuori. Ma il meglio viene dopo, lungo le 2 ore di film; 120 minuti in cui accade praticamente di tutto, tra battute, doppi sensi, volgarità (forse troppe) e Easter Eggs che Wade Wilson e la regia dissemineranno lungo la pellicola.

Pellicola che negli Stati Uniti (e credo anche in Italia) è stata vietata ai minori di 14 anni, vuoi per un’eccessiva dose di violenza e scene splatter, vuoi, soprattutto, per una presenza massiccia di volgarità che, seppur marchio di fabbrica del personaggio più sboccato e stronzo della MARVEL, ho trovato probabilmente eccessivi (c’erano scene in cui la parola “cazzo” veniva ripetuta a gogo, diventando prima divertente, poi ridondante e, alla fine, tediosa). Non è questo un punto debole, sia chiaro, ma un mio problema: odio la volgarità, ma devo ammettere che quella di Deadpool non è fine a sé stessa, ma funge da contorno per il personaggio. Personaggio che in questo film assume dei risvolti più empatici e profondi (dove il motore di tutto ciò è Vanessa. Ma su questo ci torneremo dopo) rispetto al vuoto totale del primo, in cui pensava solo a fare lo stronzo e a voler uccidere chi lo aveva trasformato in quello che poi è diventato.

E se il primo film calava un po’ per ciò che concerneva la sceneggiatura e, quindi, la trama, risultando piuttosto banale e scontato (anche perché si limitava a raccontare le origini del personaggio e si concentrava poco sul resto della trama), questo secondo, invece, gode di una trama davvero migliorata in tal senso, pur non contando al suo interno un vero e proprio villain (nonostante la presenza di Josh Brolin alias Cable). Tuttavia, nonostante l’assenza di un villain da combattere in favore di una causa nobile da sostenere e della vita di un ragazzino adolescente da salvare (il giovane Russell), il film funziona che è una meraviglia.

[clicca sulle immagini per ingrandirle]

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Non è facile riuscire a intrattenere il pubblico in sala per 2 ore filate, tempo i cui non ho fatto altro che contare le citazioni ad altri film MARVEL e DC, momenti assurdi (come la comparsa di Brad Pitt nel ruolo dello Svanitore che appare per pochi attimi) e i vari Easter Egggs che comparivano; 120 minuti in cui non ho potuto non fare altro che ridere, io e chi era con me, nonché il resto della sala che, in più di un’occasione, ha applaudito alla genialità della regia e alla stupenda interpretazione di Ryan Reynolds, attore che si è dimostrato, oltre che in gambissima nel calarsi nel ruolo di Deadpool, anche un fottuto geniaccio, nonché dotato di un gran senso dell’autoironia nelle scene che compaiono dopo i titoli di coda. Infatti, ciò che rende Ryan Raynolds un “attore del popolo” (passatemi il termine), è riuscire a far tesoro dei propri errori e tentare di ripararne, dimostrandosi in grado di riderci su. Il fatto che, ad esempio, nelle scene post credits si veda Deadpool che “rimedia ai propri errori del passato” uccidendo il Deadpool che compare nel film di Wolverine: Le Origini (la cosa più brutta mai concepita da mente umana) e, soprattutto, uccidere a sangue freddo sé stesso, ossia Ryan Raynolds che tiene soddisfatto tra le mani il copione di Lanterna Verde (sappiamo tutti che questo film è stato una cagata atomica e ha quasi distrutto l’immagine di Raynolds il quale, nonostante tutto, ne è uscito alla grande riprendendosi pienamente), ti fa capire come Raynolds non solo ammetta i propri errori, ma tenti di porvici su una toppa, facendo dell’umorismo e deridendo sé stesso. Perché Raynolds è così, è proprio così nella vita reale e non avrebbe potuto essere un candidato migliore per diventare il Deadpool cinematografico.

Due ore di risate, due ore di citazioni e due ore in cui accade praticamente di ogni. E non siamo di fronte al Deadpool cazzone del primo film, quanto, piuttosto, a un Wade Wilson, quindi al suo lato umano che, in questo secondo capitolo di Deadpool, emerge in tutta la sua prepotenza sia dopo quanto accade all’inizio del film (cosa che segnerà profondamente il protagonista al punto di tentare il suicidio in più di un’occasione), sia per ciò che concerne una presa di coscienza fondamentale, ossia il non essere da solo, il non dover contare solo su sé stesso, ma appartenerne ad una famiglia più ampia (quella della X-Force prima e, successivamente, quella degli X-Men che, da stronzo, definirà termine sessista. Perché? Beh, perché è stronzo, no?). Ma ancora, questa presa di coscienza, questo Deadpool che non ti aspetti emerge totalmente nella seconda parte, quando scopre di avere un altro scopo nella vita, ossia salvare Russell, il ragazzino a cui si affezionerà e che gli farà mettere da parte l’amore per Vanessa.

È questo il Deadpool che non ti aspetti, che NESSUNO si aspettava di trovare, ma che Davide Leitch ci ha mostrato, accanto al Deadpool classico, quello cazzone, quello stronzo, quello irriverente e sboccato, quello che se ne fotte di tutto e di tutti e che pensa solo a fare battute idiote (me ne vengono alcune, come «Sei un tipo troppo cupo! Sicuro di non provenire dall’universo DC?» assieme a tutte le altre battute-citazioni sulla DC e su Batman V Superman o, ancora, le varie battute idiote sui film del MARVEL Cinematic Universe).

Vi giuro: ogni battuta, per me che ho visto TUTTI i film della MARVEL e della DC, erano continue sorprese che mi facevano spaccare dalle risate, compresi gli atteggiamenti di Wade quando, ad esempio, assolda i membri della X-Force durante una sorta di colloquio o, ancora, gira nella casa degli X-Men sulla sedia del professor X con l’aria dello strafottente che è.


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Perché questo Deadpool 2 è un film che contiene momenti di esilarante comicità che si intrecciano in episodi di drammaticità i quali da un personaggio come questo non ti aspetteresti, ma che trovi. E che, paradossalmente, funzionano!

E se i dialoghi sono perfetti (anche se un po’ troppo spinti, ma ci sta), se gli Easter Eggs funzionano, se le citazioni non sono riuscito a contarle tutte (chissà se ce n’è una anche su Terminator, visto che Cable ricorda un po’, sotto alcuni aspetti, il T-1000) e se alcune trovate erano fottutamente geniali (come i membri degli X-Men che si chiudono dietro una porta per non essere visti e, soprattutto, le scene post credits), se i membri della X-Force (lo Svanitore e, soprattutto, la fortunata Domino) mi hanno fatto ammazzare dal ridere, la stessa colonna sonora e le stesse musiche erano azzeccatissime, sia negli episodi più action sia in quelli più romantici (come i vari momenti in cui Wade entrava in contatto con Vanessa pur non riuscendo a toccarla, salvo nel finale quando i due si baciano, con la cover in versione pop ballad di Take On Me degli A-ha).

Bello bello bello!

Se avesse avuto un caxxo di villain controcazzuto e cattivo, villain che si fosse fatto odiare sin dal primo momento della sua apparizione, avrebbe raggiunto l’apice. Ma no, qui non ce n’era bisogno, perché Leitch ha preferito concentrarsi maggiormente sulla psicologia del personaggio (trascurata nel primo film; psicologia di Deadpool, ma anche di Colosso e degli altri membri, come Cable e Russell) e sulla sua emotività, mostrando a tutti che, in fin dei conti, dietro la maschera di Deadpool c’è Wade Wilson, un uomo con un cuore, un uomo con i suoi punti deboli (l’amore e il cancro all’ultimo stadio).

E a noi tutto ciò piace. E tanto.

Perché Deadpool non è un film che vuole piacere alle famiglie, non è un cinecomics con toni cupi e dark. Deadpool è un buffone, uno sbruffone che butta in vacca tutto, che fa il coglione e si diverte a fare il cazzaro casinista, sboccato e volgare come ti aspetteresti dal personaggio.

Il mio voto per questo Deadpool 2 è un 8 e mezzo, perché sì, siamo di fronte a un bel film, ben girato e ottimamente prodotto, ma non è un film perfetto, perché contiene alcune ingenuità che ne pregiudicano il voto (una fra tutte gli effetti visivi: il jet degli X-Men non è trattato proprio perfettamente e in un film del genere che si basa quasi esclusivamente sugli effetti speciali ciò non dovrebbe accadere).

L’unica mia paura, mi si conceda questo, è che tutto ciò che mi sono goduto in questo film, possa scomparire o essere fortemente attentato in seguito, in un prossimo eventuale terzo capitolo di Deadpool. E questo perché, come sapete tutti, la Fox è stata acquistata dalla Disney e personaggi come gli X-Men e, quindi, Deadpool, sono stati inglobati nel MCU. Voglio sperare che la Disney non commetta l’errore di snaturare il personaggio di Wade Wilson/Deadpool, in quanto il suo target è maggiormente incentrato su film di intrattenimento per famiglie.

Ovviamente, spero con tutto il cuore di sbagliarmi di grosso.




Bene! La parte spoiler-free termina qui!

Se avete visto il film, potete proseguire con la recensione e inoltrarvi nell’analisi della pellicola tramite il Nerd Level. Se invece non avete ancora visto il film, vi sconsiglio fortemente di proseguire con la lettura, perché da adesso pioveranno spoiler come meteoriti e, quindi, a meno che non siate masochisti o del film non ve ne freghi una mazza chiodata, vi sconsiglio fortemente di continuare a leggere.

Infatti, ricordo a tutti che il Nerd Level è uno strumento scientifico e, come accade spesso nella scienza, ciò comporta un’analisi dettagliata di ogni cosa (in questo caso, di ogni momento del film).

Siete pronti?





Bene!

Il film comincia con una serie di scazzottate e omicidi in pieno splatter action, in cui Deadpool non si risparmia. Ma ciò è irrilevante, perché ciò che fa acquisire maggior corpo alla trama e, quindi, maggior senso di colpa-responsabilità al personaggio, è la morte di uno dei personaggi fondamentali per la vita di Wade Wilson, ossia:



Pedro!!!


pedro



Ah no, perdonatemi… Un lapsus freudiano.

Che stavo dicendo? Ah sì, la morte di uno dei personaggi fondamentali che manderà in pappa il cervello di Wade Wilson facendolo rincoglionire e tentando il suicidio in più di un’occasione, ossia:



VANESSA!


vanessa


In questo film, probabilmente quasi più gnocca rispetto al film precedente. Ma questo, ai fini dell’approfondimento recensivo tramite il Nerd Level, è irrilevante, in quanto lo strumento più idoneo in questi casi dovrebbe essere il Gnoccometro.

Ed è qui che… no, aspe’, aspe’… come non sapete chi è Pedro?

Sgrunt! Allora, Per tutti coloro che non sapessero chi è Pedro, possono vedere qui e qui.

E, adesso che lo sapete, torniamo a noi.

Dove eravamo? Ah sì, giusto: ed è qui che m’è preso malissimo e, come a me, a tutto il resto della sala (in verità quattro gatti, vuoi perché era sabato e il pienone si era avuto nei primi giorni, vuoi perché mi trovo a Gravina in Puglia dove il cinema fa il pienone quando ci sono quei cazzo di cinepanettoni di merda che, francamente, non ho ancora capito che problemi debba avere la gente per farseli piacere. Il tutto, fermo restando l’antico motto secondo cui de gustibus non disputandum est).

Ma andiamo avanti.

Dopo le prime scene, il Nerd Level è già ben assestato al livello Inesperto e si appresta per salire di posizione verso il livello Guerriero. E anche qui, noto lo stesso fenomeno che è accaduto in Avengers: Infinity War, ossia che il Nerd Level non ha cali e che, quindi, non subisce oscillazioni (o fluttuazioni, utilizzando un termine economico), ma somiglia maggiormente ad una retta inclinata positivamente passante per l’origine degli assi e tendente a più infinito (quindi, tutta nel primo quadrante degli assi cartesiani).

Ergo, eviterò di star a fare una rappresentazione grafica (che altrimenti avrei fatto, qualora il Nerd Level avesse subito fluttuazioni, anche lievi). Non avrebbe senso, cercate di capirmi (come sarebbe a dire che non avete capito un caxxo? Insomma! È matematica, diamine!).

Dopo questa esperienza, dopo essersi fatto quasi sfuggire l’uomo che ha ucciso Vanessa, Wade tenterà in tutti i modi di uccidersi, tra cui il plateale lasciarsi esplodere su mille mila litri di esplosivo. Tutto inutile, perché il fattore rigenerante di Deadpool (SUCA LOGAN!) gli permette di tornare tutto d’un pezzo e risorgere anche quando è praticamente impossibile.

Così, dopo essere stato infilato in un sacco con tutti i pezzi sparsi qui e lì, Colosso lo porterà presso la dimora del professor Xavier e degli altri X-Men nella quale, dopo aver fanculizzato tutti, il nostro Wade decide di unirsi al duo Colosso e Testata Mutante Negasonica, formando una sorta di trio il quale dovrebbe, almeno nelle intenzioni, far del bene. E per un po’ di tempo (circa 3 minuti) ci riesce, fatto salvo poi, alla prima occasione per Deadpool, mandare tutto a puttane a monte per farsi arrestare assieme al ragazzino che avrebbe dovuto salvare, Russell, un ragazzino con evidenti problemi psicologici (e di sovrappeso) con il quale si ritrova rinchiuso nella prigione di ghiaccio, luogo in cui i mutanti vengono privati dei loro poteri e dalla quale è impossibile scappare.

Nerd Level: Guerriero. E tutti siamo contenti, perché le scene di lotta, in questa prima parte del film, sono buone, anche se neppure un’unghia di ciò che sta per accadere adesso.

Nella prigione il nostro Russell viene bullizzato e, con lui, anche Wade il quale, senza poteri, è solo un poraccio ammalato di cancro all’ultimo stadio in attesa che il triste mietitore passi a consegnargli il telegramma di sola andata. Ma c’è un evento che nessuno aveva previsto: l’arrivo di Cable, qui interpretato da Josh Broli (Thanos in Avengers: Infinity War) che, proprio come in Infinity War, pare avere seri problemi di costipazione:


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Ché sono 2 settimane che non vede un cesso, perché nel futuro dal quale proviene sono stati tutti distrutti assieme ai clisteri e lui, con le coliche che non vi sto manco a descrivere (basta guardare la foto), è tornato indietro nel tempo per riuscire a farsi in santa pace una peretta su un benedetto cesso. Solo che ha sbagliato luogo e si è ritrovato in una prigione dove i cessi non è che siano proprio tutta ‘sta roba da Gran Hotel a 5 stelle e, tutto incazzato, comincia a spaccare tutto, urlando: «Datemi un cesso, pezzi di merda!!!»

E i doppi sensi si sprecano.

Tutti gli suggeriscono di mangiarsi pasta e fagioli che era avanzata a pranzo e che Russell non aveva voglia di mangiare, perché il salvadanaio che si era fatto nel buco del c*lo dove nascondeva la penna (vi giuro, non sto scherzando) per scassinare i collari priva poteri dei mutanti, poteva riempirsi di gas e, scorreggiando, avrebbe potuto espellere la sua amata penna.

E una penna che profuma di loffa, perdonatemi, anche no.

Le scene di mazzate che si susseguono sono epiche, scene in cui Cable e Wade se le suonano in fa diesis di santa ragione, con ambedue i quali, alla fine, vengono scaraventati fuori dalla prigione di ghiaccio (Nerd Level: supera il livello Cavaliere!) e Russell che rimane dentro e, successivamente, stringerà amicizia col mutante più grosso e pericoloso di tutti: Fenomeno.

Wade, a questo punto, decide di formare la X-Force, una sorta di comitiva alternativa agli X-Men ma con meno musoni (prendete Colosso) e dal nome decisamente meno sessista (è mai esistita una X-Women? Beh, fateci caso…!).

Dopo un colloquio durato pochi minuti, il tempo di capire chi sta assoldando e che poteri abbia il nuovo membro, la X-Force è pronta e, tra gli altri, può annoverare membri come Lo Svanitore (uno che non si capisce se c’è o meno, fatto salvo quando more male fulminato sui cavi dell’alta tensione), Domino (la donna col culo più grosso del mondo, dato che conta una fortuna sfacciata in tutto ciò che fa) e Peter, uno che praticamente non ha poteri, però sta simpatico a Wade.


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Obiettivo: liberare Russell durante il trasporto prigionieri.

Tuttavia, quando la X-Force si lancia col paracadute, TUTTI crepano male, ma malissimo, tranne Deadpool e Domino (ve l’ho detto che c’ha culo!) la quale è l’unica che riesce a centrare l’obiettivo e a tentare una fuga spericolata con il camion che trasporta i prigionieri.

Ma Cable, che non è ancora riuscito a cacare in santa pace, fa la sua comparsa per la seconda volta, mettendo a sconquasso tutto e tentando, per la seconda volta, di uccidere Russell il quale, a sua volta, libera Fenomeno che mena mazzate di fuoco a tutti.

Sopraggiunge Deadpool che deve vedersela prima con Cable, poi con i soldati e, infine, pure con Fenomeno. E così, dopo un’impennata del Nerd Level al livello Eroe, assistiamo alla scena più splatter che mai mi sarei immaginato di vedere: Fenomeno che afferra Deadpool dalla teta e dai piedi e, tirandolo, lo trancia in due, letteralmente.

Ma Deadpool, col suo fattore rigenerante, urlerà «SOOCA!!!» e le gambe, assieme al suo fallo, gli ricresceranno, ma solo più tardi, con parecchio tempo di ripresa; tempo che servirà al nostro eroe per capire perché Cable stia tentando di uccidere Russell a tutti i costi.

Cable, infatti, accompagnato da Domino, si recherà da Deadpool e lì racconterà tutto: Russell nel futuro sarebbe diventato Firefirst, un supercriminale che avrebbe commesso molti omicidi, tra cui quello di sterminare la famiglia di Cable, lasciandolo senza casa e senza cesso, impedendogli di cacare in santa pace.

E non c’è cosa peggiore che rimanere senza cesso a disposizione, credetemi.

Gli eroi decidono di fare squadra, di combattere contro Fenomeno e redimere Russell il quale è tornato presso l’orfanotrofio che lo ospitava, deciso ad uccidere il direttore, l’uomo che ha abusato di lui e che, a quanto pare, è un pezzo di merda che odia i mutanti e che abusa dei bambini e che dovrebbe stare sotto metri di terra solo per questo.

Riprendono le mazzate, ma quelle belle, con Fenomeno che spacca tutto che Hulk levati proprio. L’azione si spreca e per i nostri si mette male, ma…! Ma ecco sopraggiungere un aiuto insperato: arrivano Colosso, Testata Mutante Negasonica e la sua ragazza, Yukio («Ciao, Wade!» *faccina allegra da demente, salutino con la manina* «Ciao, Yukio!») che salvano il culo alla X-Force (a quel che ne rimane, pardon) e hanno inizio botte da orbi, durante le quali il Nerd Level, da livello Cavaliere sale a livello Eroe per poi approdare, nel finale, quando Colosso fa un clistere elettrificante a Fenomeno, al livello Paladino!

Il tutto, sotto lo sguardo intriso di invidia di Cable che urla: «Il fottuto clistere dovevo farlo io, co***one!!!»

MITI!

Stranamente nessuno ha suggerito a Cable un accidente di lassativo, ma ciò non importa: ciò che importa, è che Deadpool, nel finale, per salvare Russell, prova prima a parlargli indossando il collare che lo priva dei poteri e lo fa ritornare un semplice ammalato di cancro terminale e poi, nell’ultima scena (rigorosamente girata in slow motion, semicit.), si becca una pallottola al posto suo, morendo.

Ok, qui devo dire che, nonostante la drammaticità dell’evento, nessuno di noi ha potuto trattenere le risate, perché Wade, riverso a terra, con la sua faccia di casso, fa credere a tutti di morire per poi tornare in vita, morire e riprendere a parlare, morire e via dicendo. Fino a quando non schiatta definitivamente e può ricongiursi, finalmente, con la sua Vanessa, per il bacio finale che… E no!

Perché quel marpione di Cable utilizza il suo dispositivo per viaggiare nel tempo, (con l’ultima carica per tornare nella sua timeline) per tornare indietro e restituire la moneta che aveva sottratto a Deadpool durante la loro prima scazzottata, mettergliela sul petto e frenare così, nel finale, la pallottola che non lo uccide (nonostante il finale in slow motion, ammetto che ‘sta cosa aumenta intensamente la drammaticità della scena).

Il futuro è salvo, tutto è bene quel che finisce bene, Deadpool-Wade ha salvato Russell usando non la forza bruta, neppure il cervello, ma il cuore (che, da uno come Deadpool, una cosa del genere non te l’aspetti. Mai!), Cable può (finalmente!) andarsene a cacare in santa pace e vissero tutti felici e contenti…?

Anche no. Perché nella scena finale, Testata Mutante Negasonica e Yukio aggiustano il dispositivo temporale di Cable e lo danno a Deadpool che torna nel passato per salvare Vanessa (Yeah! Hashtag fanculo morte!) e Peter (solo lui; del resto della X-Force fottesega prepotentemente) e, soprattutto, per rimediare agli errori del passato (tra cui uccidere il primo Deadpool, quell’aborto comparso nel film Wolverine: Le Origini e uccidere quello stronzo di Ryan Reynolds che tiene soddisfatto tra le mani il copione di quell’oscenità di Lanterna Verde).

End.

Che dire, il mio giudizio per questo Deadpool non varia. Se in decimi il mio voto si è assestato intorno ad un 8 e mezzo, in Nerdesimi il mio voto si assesta attorno ad un giudizio pari a 0,85 (livello Paladino, appunto):


nerd level

Vi ricordate quando vi ho detto che non avrei fatto 
alcuna rappresentazione grafica 
del Nerd Level? Beh, vi ho mentito…

Nel grafico, il Nerd Level (in azzurro) 
e la curva del Nerd Level Mobile (in rosso)

Direi di aver concluso e, anche, di aver scritto davvero troppo.

Direi di aver concluso e, anche, di aver scritto davvero troppo.

Se avete visto il film, quindi, fatemi sapere cosa ne pensate e se siete d’accordo con me. Se non l’avete visto e non avete letto la parte spoiler con il Nerd Level, scrivete i vostri commenti, qui sotto o in pagina e, per finire, se siete masochisti o, più semplicemente, folli da aver letto la parte spoiler con l’analisti del Nerd Level SENZA aver visto il film (ehi! Siamo in un paese libero…) fate la stessa cosa: scrivete amen, condividete se non siete perZone falZe (falZiZZime, oserei dire!!11) e inducete gli altri a leggere questa recensione, soprattutto se non siete d’accordo e se vi ha fatto cagare (cosicché il pacco, oltre che a voi, sarà dato anche agli latri. E ciò, è cosa buona e giusta).

E adesso vi saluto. Come sempre è stato un piacere.

Un abbraccio a tutti (ma soprattutto A TUTTE!!!!),

il Tizio che recessume film marveliani che non vinceranno mai l’Oscar, ma che, alla fine, riescono a intrattenere più di quanto farebbe un fottuto premio Oscar alla regia.


Informazioni su Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 365 giorni l'anno.
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