ANDI AND THE WICKED – FREAK ON FRETS

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Ennesimo appuntamento con la musica che, questa volta, anziché una band, mi porta ad ascoltare un artista solista, un chitarrista per l’esattezza, il cui vero nome è Andreas Dötsch in arte Andi che, per questa sua creazione, ci offre un’ottima miscela di rock e metal che riesce nell’impresa di non annoiare l’ascoltatore.

8 tracce strumentali, quindi, nelle quali il nostro axeman si diletta in una serie di virtuosismi mai fini a sé stessi che manderanno in estasi gli estimatori delle sei corde. Brani dai quali traspare tutto l’amore per la musica e per quelle che sono state le sue muse ispiratrice, Marty Friedman su tutti.

Procedendo in ordine, l’opener fa ben sperare per tutto il disco. Sto parlando di That Rocks che, a dispetto del titolo, è una vera fucilata heavy metal coi controfiocchi.

La seguente The Shark Song, invece, ha un incipit più fedele a un buon rock; brano dal quale emerge la capacità assoluta del nostro axeman di comporre brani in maniera superlativa, poiché in grado di passare da momenti più rock ad altri più metal e veloci, ingarbugliati, intricati e velocissimi in modo a dir poco assurdo. 4 minuti e mezzo di follia assoluta!

Segue Threat, una suite di oltre 10 minuti. Brano che parte a velocità folle e che, a metà del terzo minuto, si dà una calmata, evocando armonie più soavi e armoniose. In questo momento ho l’impressione di ascoltare qualcosa di un vecchio Steve Vai; momento che dura poco, perché poi si riparte con l’heavy metal che ne fa da padrone e che si distenderà in un tappeto di solos che lascerà esterrefatto l’ascoltatore.

Porn è devastante nell’incedere dei suoi assoli che si intrecciano in un vortice di note travolgente, Classic mi ricorda un certo Yngwie J. Malmsteen e Heavy Funk è davvero tutta malata, perché lascia da parte l’heavy metal e il rock che ci ha deliziato sino ad ora, si dimentica completamente del momento più neoclassico di Classic per deliziarci con un funk rock n’ metal che ci spiazza totalmente. E l’esperimento riesce più che bene!

Si ritorna a calcare i suoi del rock con Damn Lick; rock che poi si trasforma nell’ennesima killer song infarcita di note sparate alla velocità della luce, con una precisione unica che lascia di stucco.

Conclude questo lavoro strumentale Bad in Bed, il cui incipit è caratterizzato da un guitar riffing molto hard rock che stacca un po’ il piede dall’acceleratore per concentrarsi più sulla melodia, confezionando una song di “carattere” e degna di porre i sigilli a questo Freak on Frets, un album che non dispiacerà a chi ama i virtuosismi, a chi va matto per le magie chitarristiche e a chi, infine, nutre una simpatia sviscerata per l’originalità e la varietà.

Come vedete, ho infarcito questa recensione con i video delle song estratti dall’album, perché, credo, solo ascoltandole si possa riuscire ad apprezzare a pieno questo artista.

Consigliato vivamente.

RATE: 75/100

RATING RECENSIONI MUSICALI

[clicca sull’immagine per ingradirla]

TRACKLIST:

  1. THAT ROCKS
  2. THE SHARK SONG
  3. THREAT
  4. PORN
  5. CLASSIC
  6. HEAVY FUNK
  7. DAMN LICK
  8. BAD IN BED

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About Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 356 giorni l'anno.
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