Altair – Descending : A Devilish Comedy (Recensione)

VOTA LA RECENSIONE!

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]

altair


Il power metal non è un genere per tutti: o lo si ama o lo si odia. Difficile trovare la via di mezzo, soprattutto a causa delle innumerevoli band che inflazionano il genere tendenti a somigliarsi un po’ tutte tra loro.

Gli Altair, fortunatamente, non fanno parte di questo filone e, assieme ai Kaledon, si presentano come i fiori all’occhiello della Slazy Rider, label greca che, da un po’ di tempo, non fa altro che proporre appetitose proposte musicali a livello europeo.

I ragazzi sono una band nostrana, per la precisione provenienti dal territorio ferrarese, attivi sin dal 2013, anno in cui diedero alla luce il loro debut album (Lost Eden), per poi ritornare con la formazione rimaneggiata quel tanto che basta per proporre un succulento secondo disco, questo ottimo Descending: A Devilish Comedy, dal titolo lungo e dal concept ambizioso, proprio com’è ambiziosa la proposta musicale della band: una miscela power-progressive metal che tributa le band che, nel settore, hanno funto da meduse ispiratrici per il sestetto ferrarese (tra tutte, mostri sacri come Gamma Ray e Helloween, ma anche capisaldi come Symphony X).

Il pregio della band è proprio quello di puntare alla costruzione dei brani, non facendo leva solo ed esclusivamente sulla velocità, su ritornelli ruffiani e cantato da castrato, ma puntando più sul concetto di songwriting a 360°, modellando i brani con maestria, sfoggiando una tecnica davvero invidiabile.

Su tutti, non posso che non menzionare il trascinatore Simone Mala, vocalist dall’ugola possente, calda e ruggente, il quale non si limita a cantare su tonalità elevatissime (come ormai il power metal ci ha abituato), ma riesce a tingere di diverse sfumature la sua voce.

Ancora, i chitarristi (Gianmarco Bambini e Albert Marshall) lasciano di stucco per la loro capacità e padronanza nell’adoperare i rispettivi strumenti (gli assoli sono qualcosa di fantastico e il guitar riffing lascia estasiati); la sezione ritmica, ad opera di Luca Scalabrin e Simone Caparrucci, è precisa e puntuale e le tastiere di Enrico ditta sono il fiore all’occhiello di questo album.

Perché, se Path Of Worms può facilmente far breccia nei cuori dell’ascoltatore grazie a un refrain immediato e assimilabile, brani come la successiva Limbo, più oscura, o la stupefacente Seven, all’interno della quale accade di tutto e sembra essere al cospetto della fiera dell’unisono, sono autentici gioielli.

Insomma, c’è davvero di che sbizzarrirsi e, sicuramente, questo è un album che non solo non stanca, ma che potrebbe essere tranquillamente ascoltato più volte.

Degne di menzione sono Sed Of Violence e la conclusiva A Lesson Before Ascending che conferma il pieno stato di grazia in cui versa la band tutta.

 

 

Un disco che farà la felicità degli amanti del genere power & prog, ma che potrebbe anche attirare l’attenzione di chiunque si affacci al genere solo per curiosità.

Sicuramente un buon lavoro che merita di essere supportato, di ottenere un buon riscontro in termini di vendite e, si spera, di avere un seguito.

 

VOTO: 80/100

RATING RECENSIONI MUSICALI

TRACKLIST

  1. Descending
  2. Path of Worms
  3. Limbo
  4. Seven
  5. Godless
  6. Seed of Violence
  7. Flame of Knowledge
  8. Frozen Graves
  9. A Lesson Before Ascending

 

LINE-UP

Simone Mala – Voice

Luca Scalabrin – Bass/Vocals

Gianmarco Bambini – Guitar

Albert Marshall – Guitar

Enrico Ditta – Keyoboards

Simone Caparrucci – Drums

 

Contatti

Altair Facebook

Altair Twitter

Altair YouTube

Altair Bandcamp Store

 

About Antonio Moliterni

Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Bari. Editore, Proprietario e Direttore Generale della Testata Giornalistica online The Empty Dream, consulente aziendale, scrittore. Musicista nel tempo libero, amante della musica, del metal e hard rock in particolare e dello sport- Segni particolari: Nerd. Se la sfiga fosse un post-it mi sarebbe appiccicata al fondo schiena 356 giorni l'anno.
This entry was posted in MUSICA, RECENSIONI, UNDERGROUND and tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *